lunedì, 09 giugno 2008
Viva la concorrenza energetica!
Il consiglio dei ministri europei si è riunito, lo scorso venerdì 6 giugno, per definire un nuovo orientamento generale sul mercato interno dell'energia. Due attori di primo piano di questo mercato, ognuno a suo modo, indiscutibilmente la Francia e l’Italia. Per molto tempo reticente, ormai anche la Francia non può tirarsi indietro davanti alla creazione di questo mercato. Ad oggi si potrebbe che ne può persino diventare il motore. Certamente, i cittadini italiani e francesi osservano increduli l'apertura del settore dell'elettricità alla concorrenza.
Ma senza dubbie sono e francesi quelli più incuriositi e sorpresi. Quest'evoluzione gli appare a dire poco assurda: da sempre, ai loro occhi, l'elettricità è una questione di monopolio pubblico e la geste eroiche dei "gloriosi trenta" è viene associata ai tecnici dedicati al servizio pubblico, agli ingegneri che orchestrano gli investimenti necessari per equipaggiare il paese al lancio visionario del programma nucleare negli anni 70. Ancora oggi infatti per la maggioranza della popolazione, e degli eletti, elettricità rima con gestione centralizzata e pianificazione a lungo termine. E perciò arrivato il tempo di ricordare a tutti, francese ed italiani cercando di contare con il loro appoggio, perché l'apertura del mercato dell'elettricità è augurabile.
Partenza della base dell’economia. La concorrenza incoraggia l'investimento, e noi in Europa ne abbiamo bisogno disperatamente. Una parte non trascurabile della nostra capacità di produzione sta invecchiando. Sostituirla con installazioni meno inquinanti rappresenta un sforzo di investimento enorme, dell'ordine di 700 a 1.000 miliardi di euro nei prossimi vent'anni. Gli operatori pubblici non potranno in nessun caso farcela da soli. L'esperienza internazionale l'ha dimostrato: l'apertura del mercato di elettricità spinge gli operatori ad investire quando la capacità è meno importante. E stato per esempio il caso nel Regno Unito, dove la sregolamentazione diede luogo, in meno di dieci anni, ad un aumento del 20% della capacità di produzione. Già ad oggi questa logica è operata in Francia, dove, su 14 gigawatt di investimenti progettati all'estate 2007, 9 furono portati da nuovi arrivati. La concorrenza nel settore dell'elettricità sarà dunque il garante della nostra sicurezza di provvedimento.
Rivoluzioni tecnologiche
La concorrenza favoreggia l'innovazione, perché i nuovi arrivati vogliono superare l'operatore storico, e quase sempre ex-monopolista statale, sul proprio terreno, partendo da zero. Per loro, introdurre e commercializare un prodotto innovativo è più semplice che per le grandi strutture già esistenti: non ci sono vecchie abitudini da cambiare, nessuna squadra da riorganizzare, nessuna costrizione di salario per assumere collaboratori talentuosi.
E l'elettricità è un settore in attesa di numerose rivoluzioni tecnologiche: le reti ed i contatori intelligenti, il carbone "pulito", il nucleare di quarta generazione, la gestione del CO2 ecc. Queste innovazioni si svilupperanno alquanto più rapidamente che la concorrenza sarà importante e faranno dell'elettricità un settore di futuro nel quale il paese dispone, col nucleare, di un'importante vantaggio comparativo.
Infine, la concorrenza è il migliore modo di garantire, a medio tempo, dei prezzi moderati. L'affermazione è abbastanza controversa affinchè uno ci si attardi: ricordiamo che la concorrenza non fa bassare il prezzo di vendita, ma ben si la differenza tra il prezzo di vendita ed il costo di produzione. Se il costo del petrolio o dell'uranio venisse ad aumentare di più, la fattura elettrica ne potrebbe soltanto crescere, concorrenza o meno.
Ma la concorrenza garantisce che l'aumento sarà più debole che nella situazione di monopolio pubblico. Non è un atto di fede, ma di un fatto confermato: nel Regno Unito, fare giocare la concorrenza ha permesso di ridurre di +/- 15% la fattura elettrica. Nello stesso modo, il mercato Scandinavo, è uno dei più competitivi al mondo (nessun operatore serve più 30% della richiesta). I prezzi sono bassi... anche se sono (o piuttosto proprio perché sono) fissati dal libero gioco della concorrenza!
Oggi, perché i poteri pubblici non si fidano, la concorrenza in Francia si strozza. I prezzi del dettaglio, imposti da Bercy, sono lontano da riflettere il rapporto tra l'offerta e la richiesta.
In Italia con la recente pseudo liberalizzazione del settore energetico i vantaggi per le famiglie che hanno scelto il mercato libero sono stati stimati mediamente in 10 euro all’anno. Il fatto che ad oggi pochissime famiglie abbiano fatto questa scelta deve farci riflettere tutti. Alla base di questo flop non c’è solo la scarsa informazione, ma soprattutto la consapevolezza delle famiglie che, per un risparmio così effimero, non ritengono, giustamente, valga la pena abbandonare il mercato tutelato dai prezzi di riferimento dell’Autorità per l’energia. Solo se le imprese elettriche proporranno offerte con risparmi ben più consistenti (come avviene in Gran Bretagna), le famiglie saranno indotte a passare al mercato libero. La difesa del statu quo dipende in realtà dalle manovre d’interesse più del fornitore che verso il cliente: le famiglie traggono poco beneficio dei prezzi regolamentati.
L'essenziale del "regalo" dell'elettricità poco costosa è fatta alle grandi e medie imprese, che consumano molto a tariffe molto preferenziali, mentre la concorrenza punta a riorientare questi prezzi vantaggiosi verso le famiglie. È necessario rompere perciò con la permanenza attuale, questa politica di breve visione che limita l'innovazione e l'investimento ed incoraggia la concorrenza. La sicurezza di provvedimento, la lotta contro il cambio climatico ed il potere di acquisto delle famiglie sono a questo prezzo.
Scritto: da LuisB
12:00 Scritto da : LuisB in Attualità, Economia, Energia, Opinione, Ricerca & Sviluppo | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: Adverbum, Europa, Energia, Mercato, Italia, Elettricità, Liberalizzazione |
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