giovedì, 31 luglio 2008
Aumento del prezzo del petrolio: presto la fine?
L’attuale corso del prezzo del petrolio nei mercati globali ha raggiunto il livello più alto della vetta? Tale è la domanda di cui discutono traders ed analisti in seguito alle due giornate di ribasso che totalizzano il 7%. Il 16 luglio scorso, il petrolio greggio West Texas Intermediate quotato sul New York Mercantile Exchange ha terminato la giornata a 134,58 dollari (84,83 euro) il barile, cioè una decrescenza di 10,65 dollari (6,71 euro) su due giorni. Il corso dell'oro nero si è abbassato di circa il 10% dal suo prezzo record di 147,27 dollari (92,83 euro) raggiunti l'11 luglio.Questa flessione si spiega con la presa in considerazione, da parte dei grandi attori del mercato, della riduzione della domanda nel consumo energetico negli Stati Uniti, benché la tendenza resti orientata verso l’aumento a lungo termine. Sembrerebbe che gli operatori specializzati nel segmento della compra/vendita del petrolio abbiano finalmente coscienza della reazione del grande pubblico di fronte all'aumento quasi giornaliero dei prezzi dell'energia. Per un'intero periodo, gli investitori hanno tenuto conto soltanto di ciò che sottendeva l'aumento ed hanno ignorato ogni fattore che poteva motivare un ribasso. Ma ora che i consumatori rinunciano ai loro Hummers ed ai loro pick-up, veicoli che in media sono spinti da motori da 5000cm con consumi spaventosi per un automobilista europeo, iniziano a preoccuparsi delle ripercussioni a medio lungo termine del fenomeno.
Una caduta “stupefacente" della domanda.
Se gli operatori hanno finora scommesso sulla domanda crescente dei paesi in via di sviluppo come la Cina o l'India, il ribasso del consumo americano inizia ad inviare segnali forti che il mercato non può ignorare. Inoltre, le cifre pubblicate il 16 luglio dal ministero dell'energia americano mostrano che gli stock di grezzo raggiungono 296,9 milioni di barili, cioè 3 milioni di più del previsto, mentre gli analisti contavano su un declino delle riserve. D'altra parte, come lo indica una media su quattro settimane pubblicata in modo settimanale dai regolatori federali statunitensi, la domanda di prodotti energetici è caduta del 2% rispetto alla primavera scorsa. Un segno precursore di un ribasso ben più importante. Potrebbe darsi che i momenti più difficili dell'aumento dei prezzi siano dietro noi. La corrente inizia ad invertirsi.
Quanto a Joel Fingerman, consulente e fondatore della Fundamental Analitycs di Chicago, sostiene che si va diretto sulla riduzione del 5% della domanda di benzina registrata negli Stati Uniti rispetto allo stesso periodo l'anno scorso per evocare “un cambiamento strutturale sul mercato automobilistico" ed insiste sulla caduta delle vendite dei grandi veicoli commercializzati da General Motors e Ford e sulla recrudescenza dell'utilizzo dei trasporti pubblici.
Nella misura in cui il consumo quotidiano degli americani rappresenta un quarto di quella del mondo intero, il ribasso della domanda oltre Atlantico influenza tutto il resto del mercato, cosa che inizia a riflettersi sul mercato. Il barile potrebbe ricadere a 80 dollari entro la fine dell'anno. È l'inizio della fine, dice. I dati fondamentali indicano sempre più verso un ribasso. Altri operatori del mercato ritengono che il corso del petrolio dovrebbe stabilizzarsi attorno ai 90 dollari entro il 2009. Poiché secondo loro la decrescenza della domanda è stupefacente, in particolare negli Stati Uniti.
La volontà di regolamentare
Altri analisti spiegano che se gli investitori hanno beneficiato dell'aumento, i consumatori, loro, infine potranno respirare. Ma la legge dell'offerta e della domanda non ha per funzione di arricchire gli speculatori oltre a qualsiasi immaginazione. L'aumento del prezzo è presunto nuocere alla domanda ed incoraggiare nuove offerte. Questo meccanismo inizia infine a funzionare.
L'idea secondo la quale l'aumento in freccia del grezzo è dovuto alla speculazione sulle materie prime inizia ad incontrare l'adesione a Washington. Il congresso ha affrontato la questione varie volte, e più di una decina di proposte di legge hanno evocato una regolamentazione più rigorosa del mercato delle materie prime.
I consumatori considerano anche che il petrolio a costi proibitivi sia la causa dell'inflazione registrata quest'ultimi mesi. Secondo un sondaggio pubblicato il 16 luglio dalla coalizione multisettoriale Stop Oil Speculation Now, l'80% dei 800 americani interrogati ritiene che gli speculatori giochino sui corsi del petrolio e più due terzi di loro si esprimono a favore di un rafforzamento della regolamentazione in questo settore.
Più dura sarà la caduta?
La grande maggioranza degli operatori - fondi speculativi, banche d'investimento, borse delle materie prime ed investitori istituzionali - sostiene che i prezzi sono aumentati non a causa della speculazione, ma semplicemente in funzione del meccanismo dell'offerta e della domanda. Un'opinione condivisa dagli analisti specializzati nelle materie prime ma anche di grandi società come Goldman Sachs o Morgan Stanley, che predicono che i corsi del prezioso liquido continueranno ad aumentare. Secondo loro, lo sviluppo mondiale alimenta la domanda, che è superiore all'offerta.
In una lettera indirizzata al congresso il 14 luglio, l'International Swaps & Derivatives Association, che spera uccidere nell'uovo ogni velleità d'indurimento della regolamentazione, si sostiene su un ragionamento simile: “L'elemento più importante del fenomeno d'aumento dei prezzi del petrolio si riassume con una statistica dell'International Energy Agency: nel 2007, la domanda mondiale di petrolio ammontava a 86 millioni di barili, mentre l'offerta non superava i 85,5 millioni.
Nessuno sa ancora se il congresso statunitense intende effettivamente legiferare per rafforzare il controllo sui mercati. Ma alcuni analisti insistono per dire che, qualsiasi cosa faccia il governo, il corso del prezzo dell’oro nero si abbasserà. Comunque sarebbe opportuno ricordare che Il prezzo del barile è sopravvalutato rispetto ai fondamentali del mercato, e più a lungo resterà elevato, più dura sarà la caduta sia per il mercato, sia per il cittadino comune.
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Scritto: da LuisB


























































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