mercoledì, 21 gennaio 2009
La zona euro verso una recessione storica
La commissione europea ha rivisto drasticamente al ribasso, lunedì, le sue previsioni di crescita, con un calo del PIL dell'1,9% nel 2009 contro una speranza precedente del +0,1%. Anche la Francia si trova oggi di fronte alla sua più forte recessione dalla seconda guerra mondiale.
Perché la bolla non ha smesso di gonfiarsi? La crisi si rivela ogni giorno più profonda: la commissione europea ha elaborato lunedì una cupa proiezione delle prospettive economiche della zona euro nel periodo 2009 e 2010. Rispetto alle ultime previsioni emesse da Bruxelles, in novembre, quelle presentato lunedì scorso sono stato rivisto in forte ribasso. Questo prova che l'aggravarsi e la propagazione della recessione fa saltare tutte le previsioni, anche le più pessimiste. È una cosa ormai certa: il 2009 sarà un “annus horribilis”.
Per la prima volta dalla sua creazione dieci anni fa, la zona euro conoscerà una contrazione effettiva della sua attività economica. E la recessione sarà pesante, in quasi tutti i paesi della zona. La commissione conta ormai su un arretramento del PIL dell'1,9%. In novembre, sperava ancora su una leggera crescita, del 0,1%. Le sue previsioni sono nettamente più pessimistiche sia di quelle del fondo monetario internazionale e della banca centrale europea, che prevedono finora un arretramento del PIL dello 0,5% quest'anno, che dell'OCSE, che anticipa una contrazione dello 0,6%. La Commissione prevede inoltre che “grandi incertezze pesino ancora su queste previsioni: l'economia mondiale sta attraversando la sua crisi più grave dalla prima guerra mondiale”.
Tuttavia lunedì scorso Joaquin Almunia, il commissario europeo all'economia, affermava che “Le misure di stabilizzazione del mercato finanziario, l'elasticità delle politiche monetarie ed i piani di rilancio economico permetteranno di fermare il deterioramento dell'economia quest'anno e creare le condizioni di una ripresa progressiva nel corso del secondo semestre dell'anno”, sottolineando che “L'applicazione efficace di queste misure deve costituire la nostra priorità”.
E per il 2010, nonostante i piani di rilancio adottati in Germania, in Francia e in Italia, Bruxelles non spera per la zona euro più dello 0,4% di crescita, contro lo 0,9% inizialmente atteso. Il resto dell'Unione Europea non è al riparo dalla crisi. La commissione prevede per l'insieme dei 27 una contrazione dell'attività dell'1,8% nel 2009 ed una crescita del 0,5% nel 2010. La principale vittima della crisi, la Gran Bretagna, per ora, è fuori della zona monetaria unica. Subirà nel 2009 una recessione di 2,8%, seguita da una leggera ripresa (+0,2%) nel 2010.
Nel 2010, la crescita dovrebbe culminare all'8,1% in Germania, all'8,7% in Italia, al10,6% in Francia ed anche al 18,7% in Spagna. Sotto l'effetto di questo deterioramento, e delle spese legate ai rispettivi piani di rilancio nazionali,Bruxelles conta anche su un picco del deficit pubblico. Dovrebbero sfondare fin da quest'anno il limite europeo del 3% del PIL, arrivando mediamente al 4% per salire fino al 4,4% l'anno successivo. Il commissario europeo all'economia, Joaqin Almunia ha tuttavia negato il timore “di uno scoppio” possibile della zona euro, nonostante l'intensità della crisi e l'aumento dei deficit nazionali, ulteriormente confermato dall'abbassamento del rating finanziario della Spagna, dopo quello della Grecia.
La Spagna, quarta economia della zona euro, ha visto lunedì il suo rating finanziario ribassato dalla principale agenzia di rating internazionale Standard & Poor's. E Irlanda, Portogallo e Italia potrebbero subire la stessa sorte, segno della preoccupazione attuale: i prestiti di Stato nella zona euro hanno tendenza a fare la grande differenza. Il tasso di riferimento per i prestiti tedeschi (Germania) su 10 anni è arrivato lunedì al 2,98%, molto più basso che quello della Francia (3,50%), della Spagna (4,13%) e soprattutto della Grecia (5,47%). Tali divergenze di valori sono senza precedenti dalla creazione della zona euro nel 1999 e suscitano preoccupazioni per la sua coesione. Unico punto positivo di queste previsioni, l'inflazione dovrebbe rallentare rapidamente nella zona euro e l'aumento dei prezzi passare dal 3,3% verificatosi nel 2008 all'1,0% nel 2009, quindi accelerare nuovamente all'1,8% nel 2010.
In questo contesto, Bruxelles si aspetta un forte aumento della disoccupazione che dovrebbe passare dal 7,8% nel 2008 al 9,8% nel 2009, quindi culminare al 10,6% nel 2010. I deficit dovrebbero superare fin dal 2008 il 3% autorizzato dal patto di Maastricht, al 3,2%. Culminerebbero al 5,4% quest'anno per ritornare al 5% l'anno prossimo.
È in Germania che la situazione è peggiorata più rapidamente. In novembre, Bruxelles prevedeva una crescita pressoché che nulla per il 2009, ormai, la commissione prevede oltre Reno una contrazione del 2,3% dell'attività economica, seguita da una ripresa del 0,7% l'anno prossimo. Da tre mesi, le cattive notizie si susseguono in Germania, a cominciare dal crollo degli ordini industriali e quello delle esportazioni, polmoni della prima economia della zona euro. Di fatto, le previsioni di Bruxelles sono “completamente in linea” con quelle che Berlino pubblicherà questa settimana, ha riconosciuto lunedì il ministro tedesco delle finanze Peer Steinbrück.
Anche in Francia si assiste a una recessione mai vista: la commissione europea ha chiaramente rivisto al ribasso le sue previsioni per la crescita economica francese. Secondo Bruxelles, il PIL dovrebbe contrarsi dell'1,8% quest'anno, dopo lo 0,7% nel 2008. Tenendo conto che la Francia ha conosciuto soltanto due anni di recessione dal 1960, secondo le statistiche disponibili sul sito dell'INSEE: -1% nel 1975 e -0,9% nel 1993. Nel 2010, per l'economia francese, si stima, una leggera ripresa, del 0,4%. E come conseguenza della recessione, la disoccupazione in Francia dovrebbe progredire fortemente: secondo le previsioni di Bruxelles, dovrebbe passare dal 7,5% nel 2008 al 10,2% nel 2010, passando per la prima volta sopra il 10% dal 1998.
Scritto: da LuisB
13:38 Scritto da : LuisB in Attualità, Economia, Opinione, Politica | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: economia, europa, italia, standard & poor's, recessione, pil, luis batista |
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