giovedì, 31 luglio 2008

Aumento del prezzo del petrolio: presto la fine?

610x.jpgL’attuale corso del prezzo del petrolio nei mercati globali ha raggiunto il livello più alto della vetta? Tale è la domanda di cui discutono traders ed analisti in seguito alle due giornate di ribasso che totalizzano il 7%. Il 16 luglio scorso, il petrolio greggio West Texas Intermediate quotato sul New York Mercantile Exchange ha terminato la giornata a 134,58 dollari (84,83 euro) il barile, cioè una decrescenza di 10,65 dollari (6,71 euro) su due giorni. Il corso dell'oro nero si è abbassato di circa il 10% dal suo prezzo record di 147,27 dollari (92,83 euro) raggiunti l'11 luglio.

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lunedì, 09 giugno 2008

Viva la concorrenza energetica!

b3479869a30dac6737d13649e6c50054.jpgIl consiglio dei ministri europei si è riunito, lo scorso venerdì 6 giugno, per definire un nuovo orientamento generale sul mercato interno dell'energia. Due attori di primo piano di questo mercato, ognuno a suo modo, indiscutibilmente la Francia e l’Italia. Per molto tempo reticente, ormai anche la Francia non può tirarsi indietro davanti alla creazione di questo mercato. Ad oggi si potrebbe che ne può persino diventare il motore. Certamente, i cittadini italiani e francesi osservano increduli l'apertura del settore dell'elettricità alla concorrenza.

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martedì, 20 maggio 2008

La crociata del Brasile per l'etanolo

af5cc41912ee27be5d49b2f3d1de6fd4.jpgIl Brasile è partito in crociata. Con, in prima linea, il suo presidente, Luiz Inácio Lula da Silva. E, sventolando orgogliosamente la bandiera di una nuova grande causa nazionale: l'etanolo. Ogni giorno o quasi, Lula da Silva sale e si batte al fronte. Difende con ardore il suo biocarburante preferito, del quale la produzione, in aumento spettacolare, rappresenta da trent'anni un asso notevole della politica, energetica del Brasile. Nonché negli ultimi anni rappresenta un asso nella manica del governo brasiliano in termini di geopolitica energetica in America Latina.

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martedì, 09 ottobre 2007

Silicio il grano di sabbia porta fortuna

aa6a900c3c6df964f2405fecb4d3bc0e.jpgDallo sconfinato deserto del Sahara e della Namibia alle spiagge di Rio de Janeiro o i vari laghi di cava in Italia luoghi che possono già da oggi svolgere un ruolo importante – e per di più molto lucrativo – per fronteggiare i crescenti problemi energetici del pianeta. Ciò che li accomuna è la presenza di silicio nella loro sabbia. Con una quota del 25,8 per cento, questo elemento chimico di simbolo Si della tavola periodica è secondo soltanto all’ossigeno per presenza e reperibilità sulla crosta terrestre. Ma ad oggi prima di poterlo vendere con profitto bisogna sottoporlo a complessi, e soprattutto costosi nonché distabile impatto ecologico, processi di raffi nazione.

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mercoledì, 08 novembre 2006

Il costo proibitivo dell’energia

medium_KS113777.jpgIl continuo incremento del prezzo del petrolio al consumatore, le temperature invernali sempre più rigide degli ultimi anni, o il conflitto per il gas tra Russia e Ucraina. Questi solo alcuni dei molteplici motivi, che portano ad un solo risultato, bollette energetiche sempre continua scalata.

Non è certo una sorpresa, però le cifre non possono lasciare indifferenti, basta tenere conto degli ultimi in 6 anni, dal 2000 al 2006 una famiglia media italiana ha speso per luce, gas e benzina 530 in più, pari a un aumento del 22% di soli costi diretti.

Andando ad approfondire nel dettaglio si vede come i costi siano passati da 310 euro per la luce nel 2000 a 410 euro, da 830 nel 2000 a 1.030 euro nel 2006 per il gas, mentre per la benzina il balzo è stato da da 1.260 euro nel 2000 a 1.500 nel 2006 per una percorrenza media di 12 mila km l'anno. I costi complessivi sono così passati da 2.400 euro l'anno a famiglia a 2.930 con un +22% in 6 anni e solo di costi diretti.

E sulle famiglie graverà anche il rispetto del Protocollo di Kyoto, che peserà con aumento minimo di 2 centesimi ogni chilowattora.

medium_bxp142580.jpgTuttavia una maggiore attenzione alla tutela dell’ambiente è inderogabile, altrimenti le conseguenze potrebbero essere devastanti. Il nesso tra energia e cambiamenti climatici non è più messo in discussione ormai. Anzi, è proprio la comunità scientifica che si rivolge ai governi per sottolineare l'urgenza di azioni concrete.

Nell'ultimo appello al G8 di San Pietroburgo nel luglio scorso gli scienziati hanno proposto il risparmio energetico come obiettivo prioritario per ottenere risultati rilevanti nel breve e medio termine esortando gli stati a forti investimenti pubblici per l'uso efficiente dell' energia.

Per approfondire

medium_portugal.girassole.7567569.luisb.2.jpgIl Protocollo di Kyoto, è un documento redatto e approvato nel corso della Convenzione Quadro sui Cambiamenti climatici tenutasi in Giappone nel 1997. Nel Protocollo sono indicati per i Paesi dell’Annesso I** gli impegni di riduzione e di limitazione quantificata delle emissioni di gas serra (anidride carbonica, gas metano, protossido di azoto, esafloruro di zolfo, idrofluorocarburi e perfluorocarburi).

Con più precisione le Parti dovranno, individualmente o congiuntamente, assicurare che le emissioni antropogeniche globali siano ridotte di almeno il 5% rispetto ai livelli del 1990 nel periodo di adempimento 2008-2012. Per il raggiungimento di questi obiettivi, i Paesi possono servirsi di diversi strumenti che intervengono sui livelli di emissioni di gas a livello locale-nazionale oppure transnazionale. Nell’ampio ventaglio di strumenti, ne vengono espressamente indicati tre, tutti appartenenti alle cosiddette misure di flessibilità. Queste misure sono l’Emissions trading, il Clean Development e la Joint Implementation.

L’Emission trading è una misura ammessa tra i Paesi appartenenti all’Annesso I e si sostanzia nella creazione di un mercato dei permessi di emissione.

La Joint Implementation (implementazione congiunta) è una misura che prevede la collaborazione tra Paesi sviluppati e che consente a un Paese dell’Annesso I di ottenere dei crediti di emissione grazie a dei progetti di riduzione delle emissioni oppure di assorbimento delle emissioni di gas a effetto serra sviluppati in un altro Paese dell’Annesso I. Il Clean Development Mechanism (meccanismo di sviluppo pulito) è uno strumento analogo alla JI e si differenzia da quest’ultima in quanto coinvolge attori diversi ovvero Paesi appartenenti all’Annesso I e Paesi che non vi appartengono. Le misure di flessibilità vengono considerate supplementari rispetto alle azioni domestiche. Le regole che permetteranno di rendere operativi i meccanismi di flessibilità devono essere ancora precisate.

Il Protocollo di Kyoto entrerà in vigore solo nel momento in cui " venga ratificato, accettato, approvato o che vi abbiano aderito non meno di 55 Parti responsabili per almeno il 55% delle emissioni di biossido di carbonio (emissioni quantificate in base ai dati relativi al 1990)."

In questo momento solo 14 Paesi hanno ratificato il Protocollo e rappresentano, complessivamente, una percentuale irrisoria delle emissioni quantificate di gas a effetto serra.

Link

Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio - Meccanismi flessibili del Protocollo di Kyoto

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Scritto: da LuisB

lunedì, 25 settembre 2006

La strada dei biocarburanti

medium_portugal.girassole.7567569.luisb.jpgIl biodiesel ricavato dalla soia e l’etanolo dal mais possono dare un contributo al nostro fabbisogno energetico, ma il loro apporto sarà tutt’altro che decisivo. Il recente studio realizzato da Jason Hill dell’ Università del Minnesota, questa analisi la più completa mai realizzata sui cicli vitali dei due carburanti, considerando sia il dispendio energetico sia il rilascio di inquinanti, quali pesticidi e fertilizzanti, per ogni fase del processo che conduce dalla piantagione al prodotto finito.

 

L’analisi è in parte confortante perché smentisce il timore che i due carburanti fornissero meno energia di quella necessaria a produrli, il biodiesel restituisce, infatti, il 93% di energia in più e l’etanolo il 25%. Con questi numeri, tuttavia, le due colture sono ben lontane dall’assicurare un contributo importante ai fabbisogni energetici di un paese moderno.

 

medium_biocarburant2.jpgNegli Stati Uniti, se anche si dirottasse a fini energetici l’intera produzione di soia e mais, si coprirebbe solo il 12% dei consumi di benzina e il 6% di quelli di diesel. Sul piano ambientale i due carburanti sono abbastanza diversi, perché il biodiesel riduce del 41% i gas serra rispetto al diesel ordinario, mentre per l’etanolo il vantaggio sulla benzina è solo del 12%, la soia richiede inoltre molti meno pesticidi e fertilizzanti azotati.

 

Etanolo e biodiesel hanno un brillante futuro come additivi, per migliorare le prestazioni dei carburanti ordinari, ma non per sostituirli. Lo sviluppo delle loro filiere è in ogni modo importante per preparare il terreno alle prossime generazioni di biocarburanti, dal bilancio energetico migliore e coltivabile su terreni marginali, non in competizione con le colture alimentari.

Scritto: da LuisB

giovedì, 24 agosto 2006

Il ritorno del nucleare

medium_nuclear.JPGIl riscaldamento globale e le crisi petrolifere hanno rilanciato l’energia nucleare. Gli impianti del futuro saranno più costosi e, forse, più sicuri.

Nel mondo si è riacceso l’interesse politico per l’energia nucleare, anche a causa dei problemi del riscaldamento globale e della sicurezza energetica. Secondo il dipartimento statunitense dell’energia, sono attualmente in funzione 441 reattori in 31 paesi del mondo, che forniscono il 17 per cento dell’elettricità del pianeta. Fino a poco tempo fa si discuteva di come smantellarli: ora, invece, di come prolungarne la vita. È inoltre in corso la costruzione di altri 32 impianti, soprattutto in India in Cina e nei paesi vicini. Queste nuove centrali nucleari sono dotate di reattori di terza generazione, considerati molto avanzati. Ma sono davvero più sicuri dei precedenti?

Ovviamente i nuovi impianti devono essere meno soggetti a incidenti, ma la cosa più importante è che si “guastino in modo sicuro”. In altre parole, se3 il sistema di controllo smette di funzionare, il reattore si ferma automaticamente, disperde in modo innocuo il calore prodotto dalle reazioni al suo interno e impedisce al combustibile e alle scorie radioattive di uscire, conservandoli in un contenitore sicuro. I reattori che rispettano queste regole sono più costosi e si chiamano “passivi”. Solo alcuni dei modelli nuovi lo sono a tutti gli effetti.

Reazione a catena

medium_89683_54176368.jpgL’energia nucleare è prodotta dalla fusione atomica. Un atomo grande (di solito uranio o plutonio) si divide in due più piccoli, liberando energia e neutroni. A loro volta i neutroni scatenano ulteriori fissioni e cosi via. Se questa “reazione a catena” è controllata, l’energia rilasciata può essere usata per bollire l’acqua, produrre vapore e azionare una turbina che genera elettricità. Si invece è fuori controllo, si può verificare una fusione, un incidente o, in casi estremi, un’esplosione nucleare (ma nei reattori non accade mai perché il combustibile è meno fissile del materiale di una bomba).

In molti modelli nuovi i neutroni, e quindi la reazione a catena, sono tenuti sotto controllo grazie a un rallentamento che si ottiene facendoli passare nell’acqua ( i neutroni lenti innescano più fissioni di quelli veloci). L’acqua è sottoposta a una pressione di circa 150 atmosfere, che le permette di restare liquida anche ad alte temperature. Quando le reazioni nucleari riscaldano l’acqua la densità diminuisce e i neutroni non sono più rallentati a sufficienza da innescare ulteriori reazioni. Questo permette di stabilizzare la reazione.

La maggiore parte dei reattori nucleari statunitensi è di questo tipo , ad acqua pressurizzata. Lo è anche il reattore in costruzione a Olkiluoto, in Finlandia, il più grande mai progettato. Nel 2009, quando sarà attivo produrrà 1.600 megawatt, sufficienti a soddisfare le esigenze di 1,8 milioni di famiglie.

medium_Grangemouth-Pano-tl.jpgAnche il Canada, che da sempre cerca di distinguersi dagli Stati Uniti, ha un suo modello nucleare. I reattori pressurizzati ad acqua pesante, noti come Candu sono simili ad quelli ad acqua pressurizzata (o ad acqua leggera, come ha volte sono chiamati), ma contengono un’acqua i cui atomi di idrogeno sono stati sostituiti dai cugini più pesanti, quelli di deuterio, l’acqua pesante è costosa, ma il combustibile usato dai Candu, l’uranio naturale, è economico. I reattori ad acqua leggera dipendono invece dall’uranio arricchito, un isotopo altamente fissile ma raro e molto costoso.

Il modello sudafricano è completamente passivo. Per regolare il flusso di neutroni usa la grafite al posto dell’acqua e, invece di produrre vapore, riscalda gas inerti o semi-inerti come l’elio, l’azoto o l’anidride carbonica,che servono per azionare le turbine.

Per il futuro più lontano gli ingegneri stanno mettendo a punto impianti di quarta generazione che potrebbero essere costruiti tra il 2030 e il 2040. Dieci paesi – tra cui Stati Uniti, Gran Bretagna, Cina, Francia, Giappone, Sudafrica e Corea del Sud – lavorano al progetto. Tre di questi modelli sono per reattori veloci (che funzionano senza dovere rallentare i neutroni) e sono in grado di produrre autonomamente il combustibile necessario, perché i neutroni veloci possono convertire gli isotopi non fissili di uranio in un plutonio altamente fissile.

Che i reattori veloci saranno anche sicuri è un’altra questione, il 2030 è lontano gli inventori di slogan hanno tutto il tempo per prepararsi.

Glossario

medium_image1183581g.jpg- Le centrali nucleari, sono sostanzialmente delle centrali termoelettriche che utilizzano uno o più reattori nucleari a fissione; la differenza sostanziale sta nel tipo di combustibile e di processo tecnologico che viene utilizzato per fornire calore e formare il vapore da inviare alle turbine. Inoltre il termine potrebbe riferirsi anche a un centrale a fusione nucleare, tuttavia la ricerca in questo campo è ancora molto incompleta e sono stati ottenuti solo degli abbozzi di fusione controllata. L'opinione degli esperti del settore è che non non ci verranno costruite centrali a fusione prima del 2050. Al 2005 vi erano 443 centrali nucleari nel mondo, e di queste 443 erano operative in 31 diversi stati. La potenza degli impianti varia da un minimo di 40MW fino a più di un Gigawatt (1000MW), le centrali costruite nel ventunesimo secolo hanno tipicamente potenza compresa tra i 600MW e i 1200MW. Attualmente queste producono il 17% dell'energia elettrica mondiale.

medium_gdxtac_turbine.jpg- I Reattori nucleari di IV generazione, (Gen IV) sono un vasto gruppo di progetti teorici per nuovi modelli di reattore nucleare a fissione attualmente allo studio. Generalmente non si pensa che questi prototipi possano essere disponibili per la costruzione da impiego commerciale prima dell'anno. Attualmente i reattori funzionanti nel mondo sono generalmente considerati sistemi di seconda o di terza generazione, dal momento che i sistemi di prima generazione sono stati ritirati più di un decennio fa.

La ricerca in queste tipologie di reattore venne ufficialmente cominciata dal Forum Internzionale GIF (Generation IV International Forum) basato su otto diversi obiettivi tecnologici. Gli obiettivi primari erano quelli di migliorare la sicurezza nucleare, aumentare la capacità del combustibile esaurito, di sottrarsi alla proliferazione nucleare (uso militare), minimizzare gli sprechi e l'utilizzo di risorse naturali, e di diminuire i costi di costruzione e di esercizio di tali impianti.

Un Modello Integrato di Energia Nucleare viene considerato centrale per rendere standardizzata e credibile la valutazione economica dei sistemi di reattori nucleari di IV generazione. I sistemi nucleari innovativi allo studio per l'utilizzo nella IV generazione richiedono nuovi strumenti per la valutazione del loro impatto economico, dal momento che le loro caratteristiche divergono significativamente da quelli presenti negli impianti di II generazione e di III generazione. I modelli econometrici attuali non sono fatti per valutare i costi di tecnologie nucleari alternative o dei loro sistemi integrati ma piuttosto per confrontare i costi dell'energia nucleare con quella dei combustibili fossili.

- Un reattore nucleare a fissione, è un sistema complesso in grado di gestire una reazione a catena in modo controllato e utilizzato come componente base nelle centrali nucleari che possono contenere più reattori nucleari nella stessa struttura. Esistono reattori nucleari per la ricerca, nei quali l'energia prodotta è trascurabile e reattori di potenza, utilizzati dalle centrali nucleari nei quali l'energia termica prodotta sotto forma di vapore acqueo viene convertita in energia elettrica attraverso turbine. Allo stato attuale tutti i reattori nucleari si basano sul processo di fissione nucleare, sebbene vi siano importanti studi su reattori a fusione nucleare che in futuro dovrebbero sostituire o affiancare gli attuali reattori a fissione.

- Il petrolio, anche detto oro nero, è un liquido infiammabile, denso di colore marrone scuro o verdognolo, che si trova in alcuni punti negli strati superiori della crosta terrestre. È composto da una mistura di vari idrocarburi, in prevalenza alcani, ma possono esserci variazioni nell'aspetto nella composizione e nelle proprietà del petrolio.

- Il plutonio è l'elemento chimico di numero atomico 94. Il suo simbolo è Pu. È l'elemento oggi più usato nelle bombe nucleari a fissione. Il suo isotopo più importante è 239Pu, che ha un'emivita di 24200 anni. Tutti gli isotopi e i composti del plutonio sono tossici e radioattivi.

- Gli isotopi sono atomi dello stesso elemento chimico, e quindi con lo stesso numero atomico, ma con differente numero di massa, e quindi massa atomica. La differenza delle masse è dovuta a un diverso numero di neutroni presenti nel nucleo dell'atomo.

- Riscaldamento globale, è un termine usato per descrivere l'aumento nel tempo della temperatura media dell'atmosfera terrestre e degli oceani. L'opinione scientifica sul cambiamento del clima, come espresso nel Pannello Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (IPCC) delle Nazioni Unite, e firmato dagli accademici di scienza delle nazioni del G8, è che la temperatura globale media è aumentata di 0,6 ± 0,2 °C dalla fine del XIX secolo e che "la maggior parte del riscaldamento osservato durante gli ultimi 50 anni è attribuibile alle attività umane".

medium_17751_32363093.jpg- L'abbandono dell'energia nucleare, è la sospensione dell'uso di energia derivante da centrali termonucleari; in pratica consiste nella chiusura delle centrali nucleari. Esso è stato deciso in Svezia nel 1980, in Italia nel 1987, nel Belgio nel 1999 ed in Germania nel 2000. In altri paesi europei si sono aperte discussioni in tal senso: l'Austria, i Paesi Bassi, la Polonia e la Spagna, per esempio, hanno promulgato alcune leggi volte a evitare la nascita e lo sviluppo di nuove centrali nucleari. L'energia nucleare ha continuato e continua però a contribuire alla produzione di energia elettrica in molte altre nazioni. Le preoccupazioni sull'uso dell'energia nucleare nascono da considerazioni di carattere sociale, politico e, soprattutto, ambientale: molti appartenenti al movimento ambientalista propongono l'uso di energie rinnovabili, ad esempio di quella eolica, al posto di quelle nucleari.

- L'Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio, (OPEC - Organization of the Petroleum Exporting Countries) comprende paesi che si sono associati per negoziare con le compagnie petrolifere aspetti relativi alla produzione di petrolio, prezzi e concessioni.

Per approfondimento

Link

- I siti nucleari italiani

- Storia sull'effetto serra e sul riscaldamento globale. Fonte: Lenntech

- Lo stato del nucleare nel mondo. Fonte: Greenpeace

- La campagna del WWF per salvare il clima (in italiano)

- Sito web dell'OPEC (in inglese)

Scritto: da LuisB

lunedì, 14 novembre 2005

L'insostenibile fabbisogno di petrolio

medium_portugal_estoril_sunset_7657568_luisb.2002.jpgLe emissioni di gas a effetto serra saliranno del 52 per cento entro il 2030, se non si prenderanno misure adeguate per ridurre il consumo globale di energia. A lanciare l'allarme è il rapporto World Energy Outlook presentato dall'International Energy Agency (Iea).

Le maggiori preoccupazioni, per quanto riguarda le ripercussioni ambientali, sono rivolte alla mancata attuazione degli obiettivi fissati dal protocollo di Kyoto, che stabilisce per ciascun paese la riduzione delle emissioni di gas inquinanti entro il 2008-2012. Dal punto di vista energetico, l'attenzione si concentra sulle risorse di petrolio e gas naturale in Medio Oriente e Nord Africa.

L'Iea sottolinea l'importanza di massicci investimenti nella esplorazione e nella produzione, necessari per far fronte alla crescente domanda di energia, evitare l'impennata del prezzo del petrolio, il combustibile principale, e prevenire una crisi economica globale.

Secondo le stime dell'Agenzia, senza questi investimenti, il prezzo del petrolio si dovrebbe aggirare mediamente intorno ai 35 dollari al barile nel 2010, ai 37 dollari nel 2020 e ai 39 dollari nel 2030: 10 dollari in più rispetto alle previsioni contenute nel rapporto del 2004.

Il rapporto conclude raccomandando la necessità di azioni politiche e innovazioni tecnologiche per invertire questa tendenza e avviare il pianeta in un cammino di energia sostenibile. Altrimenti il futuro si prospetta tutt'altro che roseo, sia dal punto di vista della sicurezza energetica sia dello scenario ambientale.