giovedì, 26 novembre 2009
Visioni medioevali
Secondo il pensiero di Sant'Agostino la luce è "visibilità dell'inafferrabile" e a questo titolo poteva essere considerata come un'emanazione di Dio. Questa concezione ha trovato la sua prima espressione nei trattati che Suger, il grande abate di Saint-Denis, ha dedicato alla ricostruzione della sua abbazia attorno al 1140.
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mercoledì, 24 gennaio 2007
Il peso della religione nella sinistra italiana
Dalla notte dei tempi la religione cattolica ha goduto di un peso e di influenza pressante nei riguardi della popolazione creando delle linee orientative che coprivano sia la sfera di vita privata dei credenti, che quella della vita pubblica. Ciò che si osserva e che le regole imposte dal clero vedevano coinvolti in maniera di quasi sottomissione anche coloro che non professavano il cattolicismo.
In Italia con l'avvento del fascismo la Chiesa ebbi la preoccupazione di ottenere garanzie per la propria presenza nella vita del paese mediante strumenti giuridici. Le trattative vere e proprie hanno inizio nell'estate del 1926.
Nell'ultimo periodo esse furono condotte dallo stesso Mussolini e dal cardinale Gasparri, che poi firmarono il raggiunto accordo l'11 febbraio 1929 con i Patti Lateranensi. Questi comprendono un Trattato politico, una Convenzione finanziaria ed un Concordato.
Ma nello specifico di cosa constano e Patti Lateranensi?
In sintesi di massima il Trattato, tra altro stabiliva che:
- L'Italia riconosceva la personalità giuridica della Santa Sede (art. 2)
- L'Italia riconosceva la costituzione dello stato della città del Vaticano (art.3)
- L'Italia riconosceva il diritto di legazione, attivo e passivo (art. 12)
La Convenzione stabiliva invece il risarcimento da parte italiana dei danni materiali subiti dalla Santa Sede con la perdita del potere temporale. Tale risarcimento si concretizzò nella somma di 750 milioni di lire più gli utili del 5% del "Consolidato italico" per un valore nominale di un miliardo (da tenere in considerazione che siamo nel 1929!).
Il Concordato, invece, regolava le condizioni della religione della Chiesa in Italia e assicurava, tra le altre cose:
- Il libero esercizio spirituale (art. 1)
- La procedura per la nomina dei vescovi (art. 19 e seg.)
- Gli effetti civili del matrimonio religioso (art. 34)
- L'insegnamento della dottrina cristiana nelle scuole medie oltre alle elementari (art. 36) [notate bene, non si parla dell'insegnamento della religione, ma di quello della dottrina cristiana!]
- La limitazione dei diritti civili dei sacerdoti colpiti da censura ecclesiastica (art. 5).
In questi patti lo stato italiano riconosceva, da parte sua, l'esistenza e la libertà dell'Azione Cattolica purché non svolgesse attività politica (art 43). Proprio sull'Azione Cattolica scoppiò nel 1931 un contrasto tra Pio IX e il governo fascista che mise in pericolo la stessa recente Conciliazione. In ogni modo gli accordi raggiunti nel 1929 furono aggiunti nella Costituzione della Repubblica Italiana del 1947, dove all'articolo 7 è detto che "i rapporti tra Stato e chiesa sono regolati dai Patti Lateranensi".
Negli anni '70, tuttavia, è apparsa evidente l'esigenza di una revisione e di un aggiornamento del Concordato, soprattutto in seguito alla campagna promossa da parte laica ed anticlericale per ottenere l'eliminazione radicale del regime concordatario. Una revisione del Concordato Lateranense giunse comunque a conclusione il 18 febbraio 1984.
Ai giorni nostri
Arrivati ai giorni nostri si verifica, con facilità, che lo Stato Vaticano ha un ruolo sproporzionato nella vita pubblica italiana. E non si sono dubbie in affermare che la colpa è di una classe politica che manca anzitutto di coraggio. E ciò accade soprattutto con i partiti e ripresentanti della sinistra.
Il peso della chiesa cattolica nella vita pubblica è una di quelle anomalie tutte italiane che fanno sudare tutti coloro che vogliano illustrare l’Italia a degli stranieri. Certamente una formula semplice potrebbe essere quella di proporre in visione e recenti dibattiti su fecondazione assistita o l’eutanasia. Dopodiché confrontarla la legislazione italiana con quella più liberale di altri paesi, compreso alcuni del cosiddetto terzo mondo, e questo senza dimenticare di rammentare agli nostri interlocutori l'indirizzo del quartieri generale mondiale del cattolicesimo, il Vaticano, per finire condendo il tutto con un paio di esternazioni del presidente della Udc Rocco Buttiglione e del Cofondatore del Partito Radicale e di Radio Radicale Marco Pannella.
Ma se ancora non siete soddisfatti con questo risultato e se poi vuoi proprio vi va di strafare, provate a spiegarli il paradosso, per cui la "diaspora" dei politici cattolici dopo la scomparsa della Democrazia Cristiana, per capirci la vecchia Dc – e la conseguente gara a far colpo Oltretevere – ha aumentato, invece di ridurla, l'influenza del potere della chiesa cattolica, nonché che del Stato Vaticano, sulla vita politica italiana. Certo tutti questi dettagli sarebbero interessanti, ma si rischia di confondere i poveri stranieri.
In tutto questo immenso puzzle si lascia però fuori un protagonista decisivo. Certamente il primo nome che viene in mente è quello del papa, ma no, non è il papa Benedetto XVI né il cardinal Camillo Ruini (attuale presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) e vicario pontificio per la diocesi di Roma), le cui convinzioni sono limpide quanto quelle di Marco Pannella. Non è neanche quella del ministro per i beni e le attività culturali e Vicepresidente del Consiglio nel governo Prodi II, Francesco Rutelli (che oltre a tutto ciò è inoltre presidente nazionale e leader della Margherita e co-presidente del Partito Democratico Europeo), l'ennesimo leader italiano che per assicurarsi un futuro tenta di conquistare la fiducia e il voto dei cattolici.
Sicuramente non sono nemmeno i politici convinti che la chiesa non si discuta. In tutto questo panorama il vero protagonista è chi non la contrasta. L'anomalia di un'Italia sempre meno cattolica, ma dove la chiesa conta sempre di più, può stare in piedi solo grazie al tacito consenso dell'establishment di sinistra.
Ma esattamente in che modo, gli italiani vedano la religione agire nel campo della politica nazionale? Per quel che riguarda l'appartenenza politica, gli elettori di sinistra (71,1%) e di centrosinistra (50%) ritengono che la Chiesa intervenga più del consentito sulle questioni etiche, mentre fra i sostenitori di centro e centrodestra sono particolarmente numerosi coloro che considerano «nella giusta misura» l'intervento dell'istituzione ecclesiastica su tali problemi (rispettivamente il 66,7% e il 48,6%).
E allora, andando contro corrente ecco che il ministro degli Esteri e Vicepresidente del Consiglio del Governo Prodi II, Massimo D'Alema, vuole disinnescare il dibattito sulle coppie di fatto, seguito da Piero Fassino, che con un tempismo perfetto, fa "outing" sulla sua fede religiosa, perfino il santo regnante della sinistra, Walter Veltroni, si serve abilmente del suo status di sindaco della Città eterna per evitare di contraddire il Vaticano.
Nel frattempo, Rifondazione comunista decide che le uniche priorità sono le questioni economiche e la politica estera. Sandro Curzi dice che il crocifisso è un simbolo culturale e non religioso, e quindi si può tranquillamente appendere nelle scuole pubbliche.
Mentre Fausto Bertinotti, già sindacalista di sinistra, e oggi Presidente della Camera dei Deputati, è felice di metterci a parte delle sue meditazioni spirituali a Otto e mezzo, programma televisivo della emittente La7. Ma quel che conta in politica non è la fede, per chi ce l'ha e per chi non ce l'ha, ma si è la santità dello stato (che tutela il diritto di avere una fede o di non averla).
Infatti, secondo recenti studi per il 76,2% la motivazione principale che spinge gli italiani a recarsi in chiesa è la preghiera. Il 16,4% invece va in chiesa solo per tradizione familiare e un 14% ne avverte la necessità per trovare la «forza» nei momenti più difficili della vita. Tra le donne (77,4%) il bisogno di preghiera risulta più diffuso che fra gli uomini (74,7%).
Dal crollo della prima repubblica, visto che le spinose questioni dei rapporti fra chiesa e stato si sono aggravate, l'Italia è diventata un paradosso e una pantomima allo stesso tempo. Ruini viene definito "il miglior politico italiano". Gli italiani vanno sempre meno in chiesa, ma fanno la fila a milioni per vedere la salma di Giovanni Paolo II.
Il parlamento sproloquia di bioetica senza decidere nulla. Risulta che il 58,7% dei cattolici è favorevole alla fecondazione assistita. Il 38,1% è favorevole all'eutanasia, il 48,1% è contrario, ma gli indecisi sono il 13,8%. In quel testo degno del genio orwelliano che è il "credo" di Forza Italia si legge: "È un partito cattolico ma non confessionale; è un partito laico, ma non laicista".
Il 68,7% dei cattolici italiani risulta favorevole all'introduzione dei pacs, i patti civili di solidarietà. Il 39% considera la convivenza come un modo per provare il rapporto prima del matrimonio e il 26,3% ritiene che la convivenza sia una scelta di vita personale mentre per il 26,8% è una scelta di chi non vuole assumersi responsabilità.
Se potrebbe pensare che questi dati fossero di aiuto ai partiti laici. Ma quanto a Ds e Rifondazione, sono partiti che si definiscono fieramente laici, ma in pratica vivono sempre nel timore di spezzare il fragile equilibrio con gli alleati cattolici che gli garantisce una fetta di potere. Il segno più evidente della latitanza della sinistra sulle questioni chiesa-stato è che l'unico a mettere davvero in discussione lo status quo è Gianfranco Fini.
Ma qui non siamo di fronte alle trite questioni destra-sinistra o cattolici-laici. Il problema è più serio. E allora, è forse l'Italia non può più permettersi il lusso di vivere con le sue anomalie. A cominciare da un sistema politico impotente, che di tutte queste anomalie è la fonte.
Per approfondimento
La Città del Vaticano (Status Civitatis Vaticanæ) è uno stato indipendente europeo posto sotto l'autorità del Pontefice della Chiesa cattolica, che vi esercita i poteri di un monarca assoluto, anche se le principali azioni di governo sono svolte dal Segretario di Stato. Con una superficie di appena 0,44 km quadrati, inserita nel tessuto urbano di Roma, sulla riva destra del Tevere, il Vaticano è il più piccolo stato indipendente del mondo, sia in termini di numero di abitanti che di estensione territoriale. Per Santa Sede si intende l'ente al quale spetta la piena sovranità e proprietà sullo Stato della Città del Vaticano. Con la creazione dello Vaticano ente statale sorto in base al trattato dell'11 febbraio 1929 tra l'Italia e la Santa Sede (conosciuti come Patti Lateranensi), che pose fine alla cosiddetta "questione romana". Questo trattato stabiliva la cessione in sovranità alla Santa Sede di un territorio, ed il riconoscimento, da parte dello stato italiano, del nuovo stato sotto il potere sovrano della Santa Sede.
Patti Lateranensi, firmati l'11 febbraio 1929 dal cardinale Pietro Gasparri e Benito Mussolini, stabilirono il mutuo riconoscimento tra il Regno d'Italia e la Città del Vaticano. Presero il nome del palazzo di San Giovanni in Laterano in cui avvenne la firma degli accordi, furono negoziati tra il Cardinal Segretario di Stato Pietro Gasparri per conto della Santa Sede e Benito Mussolini, capo del Fascismo, come Primo Ministro italiano. Il rapporto tra stato e chiesa era prima disciplinato dalla Legge delle Guarentigie approvata dal Parlamento italiano il 13 maggio 1871 dopo la presa di Roma.
Link
Città Vaticano vista da satellite (Fonte: GoogleMaps)
La nuova legge fondamentale dello Stato della Città del Vaticano
Il governo Prodi (Fonte: Corriere della Sera)
Scritto: da LuisB
sabato, 30 dicembre 2006
Sacro si, ma erotico - Le pagine più audaci della Sacra Scrittura
Amori, eros, tradimenti, scandali e gelosie, dalla Sacra Bibbia le pagine più intense e indimenticabili per riscoprire i mille volti dell'amore. C’è una specie di Kamasutra scritto tra le pagine della sacra Bibbia? Lo è forse diventato nella cultura occidentale, ma per il popolo ebraico, che faceva della fecondità il punto nodale della relazione di alleanza con Dio, la genialità non poteva essere riducibile a una questione di vergogna.
Un piccolo libro dello scrittore Benazzi Natale e appena pubblicato dalla casa editrice Piemme. “La Bibbia Erotica”, nel quale sono raccolti, e religiosamente suddivisi in 101 capitoli, definiti < posizioni > (< La posizione della sera >, Genesi 16, 1-4, < La posizione di Onan > Genesi 38.6 – 10), tutti i passi delle Sacre scritture che trattano il rapporto fra i sessi.
Con la scoperta di una realtà niente affatto edulcorata, dall’incesto delle figlie di Lot all’utero in affitto della serva di Sara, moglie sterile di Abramo, fino all’invincibile attrazione sessuale usata da Giuditta per uccidere Oloferne. Anche i buoni cristiani devono potersi abbandonare alla sensualità e al desiderio del < cammino del maschio nella giovane > come recita la Bibbia (Proverbi 30, 18-19). Ma tutto ciò senza mai dimenticare il rispetto reciproco.
Per approfondimento
La Bibbia, (dal greco biblìa, che significa libri) è il libro sacro della religione ebraica e di quella cristiana. È un testo formato da diversi libri differenti per origine e composizione, scritti in un lungo periodo di tempo. Una datazione precisa dei libri della Bibbia è impossibile. Con una larghissima approssimazione, i libri dell'Antico Testamento (precedenti la nascita di Gesù Cristo) contengono al loro interno testi databili indietro fino al X secolo a.C., e la loro redazione definitiva risale al II secolo a.C..
I libri del Nuovo Testamento (dopo Gesù Cristo), sempre con una larghissima approssimazione, sono stati composti tra il 50 e il 100. Il canone, cioè l'elenco dei libri da considerare ispirati, fu oggetto di discussione nei secoli passati ed ha portato a risultati diversi a seconda delle comunità religiose. L'insieme dei libri che compongono la Bibbia è conosciuto anche con il termine di Sacre Scritture.
Link
La Sacra Bibbia in italiano in Internet - Su questo sito troverai molti strumenti gratuiti per lo studio della Sacra Bibbia online. È possibile visualizzare e ricercare diverse versioni della Bibbia usando le caselle qui sotto. C'è anche un programma gratuito da scaricare che fa molto di più sul proprio computer. Fra gli strumenti, ci sono un dizionario biblico, un vocabolario greco-italiano e un'interlineare del NT e un indice di studi biblici.
La Bibbia ufficiale della Chiesa cattolica in inglese, italiano e latino
Scritto: da LuisB
martedì, 19 dicembre 2006
Referendum sull'aborto nel Portogallo
Il Portogallo è uno dei pochi paesi europei in cui l'aborto non è legale. L'interruzione volontaria di gravidanza (Ivg) è autorizzata solo in casi eccezionali: malformazione del feto, violenza sessuale o pericolo grave per la salute della madre. Queste restrizioni sono all'origine, secondo i servizi sociali, di migliaia di aborti clandestini.
Fortemente restrittiva, la legge del 1984 prevede fino a 3 anni di reclusione per la donna che compie un aborto e da 2 a 8 anni per il medico che lo pratica. Nel 2002 sono state quarantatrè le donne rinviate a giudizio, mentre la principale accusata è stata condannata ad otto anni di reclusione.
Il Presidente della Repubblica Aníbal Cavaco Silva ha quindi indetto un referendum per legalizzare l'Ivg, che dovrà tenersi l'11 febbraio. La data scelta mira a consentire a tutte le forze politiche e alla società civile di avere il tempo necessario per organizzarsi e considerare tutti i risvolti etici e sociali della questione.
Il Presidente portoghese ha ricordato il referendum sulla questione del 1998 e ha posto l’accento che il dibattito è rimasto all’ordine del giorno, “costituendo un tema che è oggetto in modo ricorrente di discussione sul piano politico, nei mezzi di comunicazione sociale e nella società civile”.
Affermando inoltre che “è imprescindibile che il dibattito su una questione di questa portata si svolga in modo sereno e dignitoso”. Il dibattito, ha aggiunto, deve essere “serio, informativo e chiarificatore”.
In questa data, i Portoghesi residenti sul territorio nazionale saranno chiamati a dire se concordano o meno “con la depenalizzazione dell'interruzione volontaria della gravidanza, se realizzata, per scelta della donna, nelle prime 10 settimane, in un istituto di salute legalmente autorizzato”.
Durante un precedente referendum, nel 1998, i portoghesi avevano deciso di mantenere il divieto, ma con una maggioranza risicatissima e con un'affluenza molto bassa (non occorre che si raggiunga il quorum).
Secondo un recente sondaggio invece, il 61 per cento dei portoghesi si dice favorevole alla legalizzazione dell'aborto, mentre solo il 30 per cento si dice contrario. Secondo una stima recente circa 10.000 donne si recano in ospedale ogni anno per curare complicazioni seguite ad aborti illegali. Dall’altro canto si stima che ogni anno si pratichino circa 30.000 aborti clandestini. L’Unione Europea e l’ONU hanno più volte sollecitato il Portogallo ad intervenire sulla normativa.
La chiesa cattolica e i democristiani hanno annunciato che faranno campagna contro la depenalizzazione, mentre i socialdemocratici (centrodestra) e i socialisti sono a favore.
Per l’occasione, ed in sostegno delle loro idee il Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Portoghese ha pubblicato una Nota Pastorale il 19 ottobre scorso in cui offre motivi per votare “no” e scegliere la vita.
La prima ragione è che “l’essere umano è del tutto presente fin dall’inizio della vita, quando questa è appena allo stato embrionale”. In secondo luogo, spiegano i Vescovi portoghesi, “la legalizzazione non è la via adatta per risolvere il dramma dell’‘aborto clandestino’”. In terzo luogo, spiegano che “non si tratta di una mera ‘depenalizzazione’, ma di una ‘liberalizzazione legalizzata’”.
I presuli aggiungono che “l’aborto non è un diritto della donna. Nessuno ha il diritto di decidere se un essere umano vive o non vive, anche se è la madre che l’ha accolto nel proprio grembo”.
È così, è un dogma, che se vuole dimostrare? Se è una questione morale, poi, dovrebbe essere lasciata ai singoli, poichè chi accetta tale morale può sempre scegliere di non abortire anche alla presenza di una legalizzazione.
Le questioni relative all’uguaglianza professionale, alla violenza domestica o nello presente caso all’aborto occupano un posto importante nei dibattiti politici e sociali, beneficiando al contempo di una forte visibilità mediatica. Più del 56% delle donne spagnole tra i sedici e i sessantaquattro anni sono attive, contro il 61% della media dell’Europa dei Venticinque nell’anno 2004.
In Portogallo il tasso di occupazione delle donne sale a un po’ più del 60%. Tuttavia se la Costituzione portoghese del 1976 garantisce l’uguaglianza tra sessi, nei fatti c’è ancora molto da fare. E innegabile che nelle società a forte tradizione cattolica, il diritto delle donne a disporre liberamente del proprio corpo anche ai nostri giorni causa qualche problema.
Per approfondimento
L'aborto è l'interruzione prematura di una gravidanza. Questa può avvenire per cause naturali (aborto spontaneo) o essere provocata artificialmente (aborto provocato o interruzione volontaria della gravidanza). Per convenzione si considera come aborto un'interruzione della gravidanza entro la ventiquattresima settimana dal concepimento, mentre passato tale termine (ed entro le 34 settimane) si parla di nascita prematura.
Link
In Italia – Il testo della legge 194
Scritto: da LuisB
15:00 Scritto in Attualità, Diritti Umani, Opinione, Politica, Religione, Solidarietà | Link permanente | Segnala | Tag: Europa, Portogallo, Legge, Diritti, Donna, Aborto, Società
lunedì, 06 novembre 2006
Il velo islamico tra legge e la ragione della riconoscibilità
L’Islam-civiltà che si confronta con le culture, che elabora mediazioni, e l’Islam-mondo che standardizza un codice universale totalitario. La debolezza di fondo del radicalismo, incapace di trasformare la contestazione in istituzione e di confrontarsi con la complessità di società globalizzate. Nell’Islam la nazione nasce dopo tre secoli di buio intellettuale.
Questo confronto di civiltà religiosa si vede e si sente nella popolazione italiana, in generale anche quella europea, con una questione che in molti si collocano negli ultimi anni: ma si può portare il velo in Italia? Per inquadrare la questione giuridica, la prima cosa da fare è rintracciare i principi che la Costituzione esprime in proposito. L’art. 19 della Costituzione italiana affronta il tema della libertà religiosa.
Da questa prima norma cosa capiamo? Si può portare il velo in Italia? Si, la Costituzione garantisce la libertà religiosa. Dopo aver valutato i limiti costituzionali occorre scoprire se ci sono restrizioni nelle norme che si occupano di libertà di abbigliamento e, infine, come la giurisprudenza si orienta sulla questione.
Nel codice penale troviamo norme che fanno riferimento all’abbigliamento come elemento idoneo ad indurre una falsa individuazione sociale della persona (art. 498 c.p. e 640 c.p.).
Le disposizioni di legge che fanno riferimento a questa questione affermano che: "è vietato comparire mascherato in luogo pubblico" - Art.85 - R.D. 18.6.1931 n. 773.
In merito allo testo unico delle leggi di pubblica sicurezza si legge che: "è vietato l’uso di caschi protettivi o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo". Art.5 - L.152/75, disposizioni a tutela dell’ordine pubblico.
Se deduce, quindi, che non sia lecito utilizzare in luogo pubblico abiti, caschi o maschere che impediscano o rendano difficoltoso il proprio riconoscimento; se, invece, permangono ben visibili i tratti del viso della persona, il limite della riconoscibilità non viene valicato. Risulta pertanto esclusa la possibilità di indossare forme estreme di velatura femminile, come il burka, che non lasciano intravedere il viso. Il Ministero dell’interno, infatti, in una Circolare del 1995 ( Ministero dell’Interno. Direzione generale dell’amministrazione civile. Circolare n.4 (95).
Il rilascio della carta di identità a cittadini professanti culti religiosi diversi da quello cattolico – uso del copricapo, 14.03.1995 in Quaderni di diritto e politica ecclesiastica, 1996, n.2) ha autorizzato l’uso del copricapo nelle fotografie destinate alle carte d’identità di cittadini professanti culti diversi da quello cattolico, purché risultino ben visibili i tratti del viso.
In queste disposizioni l’abito è il mezzo per ingannare gli altri circa la propria identità, addirittura al fine di trarne profitto con altrui danno. La questione che resta in sospeso è se la donna musulmana residente in Italia e che usa l’hijab o il chador vuole ingannare gli altri circa la propria identità?Sembrerebbe proprio di no, ma questa è una riflessione personale. Ciò che deve essere e restare chiaro a tutti è che, per motivi d’ordine e sicurezza pubblica, tutti coloro che desiderano utilizzare il velo in Italia dovranno essere riconoscibili.
Tipi di velo islamico
Esistono diversi tipi di veli in uso tra le musulmane. Le differenze sono di tipo culturale geografico.
Medio oriente
- Abaya (Golfo Persico), nero, lungo dalla testa ai piedi, leggero, sovente indossato su jeans e camice colorate, lascia completamente scoperto il volto, spesso truccato molto bene.- Chador (Iran): generalmente nero, indica sia un fazzoletto sulla testa, sia un mantello su tutto il corpo lasciando scoperti solo gli occhi.
- Niqab (Arabia Saudita): nero, ammanta l'intera figura, con una fessura all'altezza degli occhi.
Oriente
- Burqu (Afganistan):velo per lo più azzurro con due fori per gli occhi, costituito da un tessuto che cade dal centro della fronte e copre il volto. Gli angoli più in basso del burqu sono attaccati ai due lati della benda che copre la testa creando l'effetto di una maschera.
Nord africa
- Haik (soprattutto Marocco ed Algeria): bianco, di cotone, copre dalla testa ai piedi, sovente anche il volto.
altri
- Hidjab: da "hadjaba" che significa nascondere, velare; è il cosiddetto velo islamico che copre i capelli lasciando scoperto il viso.
- Djallabiyya: lungo camice di tela, utilizzato anche dai più antichi coltivatori del Nordafrica, i fellahin dell'Egitto (coltivatori insediati lungo la valle e il delta del Nilo).
- Djilbab: indumento tradizionale arabo simile a un'ampia tunica, generalmente di tela o di cotone.
- Litham: un pezzo di stoffa rettangolare che, nel periodo preislmaico e del primo Islam, copriva il naso e metà della parte bassa del volto.
Nel Corano è previsto un velo, in arabo Higiab: letteralmente "copertura",che viene tradotto con velo e in francese talvolta anche con "foulard" che da una idea più elegante e gioiosa:
“E di' alle credenti di abbassare i loro sguardi ed essere caste e di non mostrare, dei loro ornamenti, se non quello che appare; di lasciar scendere il loro velo fin sul petto e non mostrare i loro ornamenti ad altri che ai loro mariti, ai loro padri, ai padri dei loro mariti, ai loro figli, ai figli dei loro mariti, ai loro fratelli, ai figli dei loro fratelli, ai figli delle loro sorelle, alle loro donne, alle schiave che possiedono, ai servi maschi che non hanno desiderio, ai ragazzi impuberi che non hanno interesse per le parti nascoste delle donne. E non battano i piedi sì da mostrare gli ornamenti che celano. Tornate pentiti ad Allah tutti quanti, o credenti, affinché possiate prosperare”. Tratto da: Sura XXIV An-Nûr (La Luce).
Ma il vero problema è nell’interpretazione del significato del velo, poiché per alcuni la prescrizione coranica viene interpretata come un semplice invito alla modestia del vestire delle donne e non propriamente come una tassativa prescrizione religiosa e il velo viene visto semplicemente come una tradizione ormai da superare. In questa ottica molte mussulmane ormai non lo usano più ,in molti paesi ormai è raro e addirittura Kemal Ataturk in Turchia lo proibì proprio per legge.
Ma per altri invece il velo è una prescrizione fondamentale della loro fede religiosa:
"Poiché il Sublime Corano e l'insegnamento del Profeta, che Allàh lo benedica e l'abbia in gloria, sono vincolanti per la donna che creda nella provenienza divina del Corano e nella Missione apostolico-profetica di Muhàmmad. indossare il velo è, quindi un dovere preciso e inderogabile. La donna musulmana che indossa il velo, esprime per mezzo di esso in forma tacita, la sua identità islamica ed è fuorviante dall'lslàm il pensiero, purtroppo diffuso, che possa chiamarsi musulmana, la donna che non porta il velo, giustificandosi col dire che l'importante è avere fede dentro! Non hanno presente che il Profeta, che Allàh lo benedica e l'abbia in gloria, ha chiaramente disatteso questo pensiero quando ha detto: La fede non è presente dentro se non ci sono i comportamenti islamici, che ne segnalano la presenza interiore". Tratto da: Al Turabi Hasan “Le donne nell'ordinamento islamico della società”.
Per approfondimento
L'Islam, il cui libro sacro è il Corano, condivide con l'Ebraismo e il Cristianesimo gran parte dell'Antico Testamento, legittimando il riferimento storico biblico secondo cui Isacco/Israele (progenitore degli Ebrei) e Ismaele (progenitore degli Arabi) erano entrambi figli di Abramo. Riconosce la vita e le opere di Gesù ritenendolo però un profeta. Le due suddivisioni principali sono costituite dall'Islam sciita e dall'Islam sunnita ma esiste un ampio numero di religioni in maggiore o minor misura ispirate ad esso.
Nell'Islam viene dato un ruolo fondamentale a Muhammad, considerato l'ultimo e il definitivo fra i profeti (il "sigillo dei Profeti"). L'Islam riconosce come profeti alcune figure bibliche, alcune delle quali indicate altrimenti come patriarchi, (tra cui Adamo/Adam, Noè/Nūh, Abramo/Ibrāhīm, Isacco/Ishāq, Ismaele/Ismā‘īl, Giacobbe/Ya‘qūb, Giuseppe/Yūsuf, Mosè/Mūsà, Davide/Dāwūd, Salomone/Sulaymān, Giovanni Battista/Yahyà, Gesù figlio di Maria/‘Īsà ibn Maryam).
Il Corano, (in arabo Qur’ān [القرآن]), che letteralmente significa 'la lettura' o 'la recitazione', è il testo sacro della religione dell'Islam. Per i musulmani il Corano, così come lo si legge oggi, rappresenta il messaggio rivelato quattordici secoli fa da Allāh (Dio) e destinato ad ogni uomo sulla terra a prescindere dalla sua affiliazione religiosa. Il Corano è diviso in 114 capitoli, detti sūre; queste sono, a loro volta, divise in 6236 versetti (āya, āyyāt), il cui numero varia per la redazione sciita che vi aggiunge infatti alcuni versetti e un'intera sura.
I musulmani sciiti, devono il loro nome all'espressione "shīat Alī" (fazione di Alī), sovente abbreviata semplicemente in "Shīa". Si sono divisi dai sunniti in seguito all'assassinio perpetrato dalle forze califfali omayyadi ai danni di al-Ḥusayn b.Alī, figlio di Alī b. Abī Tālib, avvenuto nel 680 a Karbalā’, in Iraq, diventata per questo la seconda città santa sciita, dopo Najaf in cui fu sepolto suo padre, primo Imām sciita e quarto califfo dell'Islam.
Gli sciiti si differenziano dai sunniti sulla questione della guida (imamato) della comunità islamica (Umma), dal momento che considerano unica legittimata a regnare la Famiglia del profeta Muḥammad (Ahl al-Bayt), mentre per i sunniti qualsiasi fedele di media capacità religiosa, non necessariamente discendente del Profeta, può guidare a pieno titolo un governo islamico. Col tempo gli Sciiti si sono differenziati dai sunniti anche su alcuni istituti giuridici (ammettono, ad esempio, la legittimità del matrimonio a tempo prefissato e considerano che dal Corano raccolto all'epoca del califfo Uthmān b.Affān siano stati espunti alcuni passaggi e una sura intera che indicavano la successione di ‘Alī a Muḥammad), ma il fatto che non si siano differenziati dai sunniti negli aspetti dogmatici non consente che si parli per essi di eresia, ma solo di una variante dell'Islam.
Lo sciismo, minoritario in termini assoluti (10% massimo dei fedeli musulmani di tutto il mondo), è maggioritario in Iraq, in Libano e in alcune aree del Golfo Persico e del tutto prevalente in Iran, dove lo sciismo fu forzatamente imposto dalla dinastia dei Safavidi (1501-1722).
Sunnismo, orientamento nettamente maggioritario dell'Islam - circa il 90% dell'intero mondo islamico - che prende il suo nome dal termine arabo "Sunna" (consuetudine), riferita al profeta dell'Islam Muhammad e ai suoi Sahaa (Compagni).
Nato buon ultimo nella discussione teologica islamica, il Sunnismo si differenzia essenzialmente dallo Sciismo (organizzatosi come dottrina prima del Sunnismo) per il suo netto rifiuto di riconoscere la pretesa degli Sciiti che la guida della Comunità islamica ( Umma ) dovesse essere riservata alla discendenza del profeta Muhammad attraverso sua figlia Fātima bt. Muhammad e suo cugino Alī ibn Abī Tālib.
Secondo il Sunnismo invece alla guida politica e spirituale (non strettamente religiosa però) della Comunità poteva accedere qualunque musulmano pubere, di buona moralità, di sufficiente dottrina e sano di corpo e di mente. Il fatto di essere Meccano o, almeno, Arabo, era un elemento preferenziale ma non essenziale. Sotto questo profilo il Sunnismo respingeva quindi recisamente la pretesa dei kharigiti che la guida della società islamica fosse riservata al migliore dei credenti: qualità difficile da individuare e ancor più difficile da mantenere, perché un semplice peccato, anche non grave, avrebbe fatto perdere tale qualità all'Imam ("Guida", ma intesa qui come sinonimo di califfo) e lo avrebbe fatto decadere dal suo supremo ufficio.
Link
Testo del Corano commentato (in lingua italiana)
Scritto: da LuisB
14:59 Scritto in Attualità, Diritti Umani, Geopolitica, Opinione, Religione | Link permanente | Segnala | Tag: Europa, Italia, Religione, Legge, Islam, Corano, Velo
























































