giovedì, 20 settembre 2007
Virgilio vi sfida…
Da oggi il portale Internet Virgilio è on line con un super divertente quiz di ricerca!
Facendo una ricerca qualsiasi sul tab web nella sidebar destra comparirà un box di gioco con domande di argomenti vari. Testate la vostra cultura (per qualsiasi lacuna c'è il motore a portata di click, fate pure una query perchè la domanda viene mantenuta).
Si consiglia di leggere bene il regolamento… e buon divertimento.
Scritto: da LuisB
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sabato, 21 aprile 2007
Fragole fuori stagione provocano danni ambientali
La coltivazione delle fragole spagnole, già commercializzate abbondantemente in Italia nei primi mesi dell’anno, ha ridotto del 50% il flusso di acqua diretta verso le paludi di Donana, provocando la progressiva aridità di una tra le più importanti zone paludose dell'Unione Europea.
Circa il 95% delle fragole spagnole, infatti, crescono in un'area di 5.000 ettari, patrimonio mondiale dell'Unesco. A denunciarlo è il Wwf, che invita per questo motivo i consumatori a boicottare il prodotto. La produzione di questo frutto ha inoltre un alto potere inquinante, risultante dalle 4.500 tonnellate di spreco di plastica annuale e dall'utilizzo di pesticidi già banditi dall'UE, come il bromometano.
Scritto: da LuisB
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giovedì, 05 aprile 2007
L’inquinamento a impatto zero
L’inquinamento è uno dei temi caldi della nostra epoca, ma pare veramente difficile trovarne una soluzione valida. C’è chi ci sta provando con un progetto originale e funzionale: “Impatto Zero”, il primo progetto italiano che concretizza il protocollo di Kyoto. “Impatto Zero è un progetto di LifeGate nato dalla necessità di compensare le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera”.
In sostanza, ImpattoZero è stato ideato per calcolare le emissioni di anidride carbonica di persone, attività, prodotti e aziende e per compensare queste emissioni contribuendo a riqualificare e tutelare le foreste. Cliccando www.impattozero.it si possono calcolare le emissioni di CO2 della propria famiglia e poi compensare ‘acquistando’ un pezzo di foresta amazzonica.
Il sistema di calcolo tiene conto di variabili come il consumo di gas e elettricità, la quantità di rifiuti, l’uso dell’auto privata e l’uso dei mezzi pubblici. Così una persona che spende sui 100 euro a bimestre per la bolletta dell’elettricità, 50 euro per il gas, 800 euro annui per il riscaldamento, butta 5 sacchi di spazzatura al mese, fa 100 km al mese in macchina e non utilizza trasporti pubblici produce 5.888 Kg di anidride carbonica. Per compensarla può scegliere tra 7.597 mq. di foresta in Costa Rica (304 euro) oppure 11.776 mq di foresta in Italia (911 euro).
La Comunità europea ha firmato il protocollo il 29 aprile 1998. Nel dicembre 2001, il Consiglio europeo di Laeken ha confermato che era volontà dell'Unione che il Protocollo di Kyoto entrasse in vigore prima del vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile di Johannesburg (26 agosto - 4 settembre 2002).
Il protocollo di Kyoto concerne le emissioni di sei gas ad effetto serra:
- biossido di carbonio (CO2);
- metano (CH4);
- protossido di azoto (N2O);
- idrofluorocarburi (HFC);
- perfluorocarburi (PFC);
- esafluoro di zolfo (SF6).
Esso rappresenta un importante passo avanti nella lotta contro il riscaldamento planetario perché contiene obiettivi vincolanti e quantificati di limitazione e riduzione dei gas ad effetto serra.
Tra il 2008 e il 2012 gli Stati membri dell'Unione europea devono ridurre collettivamente le loro emissioni di gas ad effetto serra dell'8%. Per il periodo anteriore al 2008, gli Stati contraenti si impegnano ad ottenere entro il 2005 concreti progressi nell'adempimento degli impegni assunti e a fornirne le prove. Gli Stati contraenti possono utilizzare il 1995 come anno di riferimento per le emissioni di HFC, PFC e SF6.
Per approfondimento
Protocollo di Kyoto, è un trattato internazionale in materia di ambiente sottoscritto nella città giapponese l'11 dicembre 1997 da più di 160 paesi in occasione della Conferenza COP3 della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) ed il riscaldamento globale. Il protocollo è entrato in vigore il 16 febbraio 2005, dopo la ratifica da parte della Russia. Il 16 febbraio 2007 si è celebrato l'anniversario del 2° anno di adesione al protocollo di Kyoto, e lo stesso anno ricorre il decennale dalla sua stesura.
Il trattato prevede l'obbligo in capo ai paesi industrializzati di operare una drastica riduzione delle emissioni di elementi inquinanti (biossido di carbonio e altri cinque gas serra, precisamente metano, ossido di azoto, idrofluorocarburi, perfluorocarburi ed esafluoro di zolfo) in una misura non inferiore al 5,2% rispetto alle emissioni rispettivamente registrate nel 1990 (considerato come anno base), nel periodo 2008-2012.
La parte più controversa prevede lo scambio (acquisto e vendita) di quote di emissione di questi gas.
Perché il trattato potesse entrare nella pienezza di vigore si richiedeva che fosse ratificato da non meno di 55 nazioni firmatarie, e che le nazioni che lo avessero ratificato producessero almeno il 55% delle emissioni inquinanti; quest'ultima condizione è stata raggiunta solo nel novembre del 2004, quando anche la Russia ha perfezionato la sua adesione.
Premesso che l’atmosfera contiene 3 milioni di megatonnellate (Mt) di CO2, il protocollo prevede che i Paesi industrializzati riducano del 5% le proprie emissioni di quel gas. Il mondo immette 6.000 Mt di CO2, 3.000 dai Paesi industrializzati e 3.000 da quelli in via di sviluppo. Per cui con Kyoto dovrebbe immetterne 5.850 anziché 6.000, sul totale di 3 milioni: dato l'elevatissimo costo della riduzione è facile capire perché il protocollo non abbia raggiunto grandi adesioni.
Tra i paesi non aderenti figurano gli Stati Uniti, responsabili del 36,1% del totale delle emissioni (annuncio fatto nel marzo 2001).
In principio, il presidente BIll Clinton aveva firmato il Protocollo durante gli ultimi mesi del suo mandato, ma George W. Bush, poco tempo dopo il suo insediamento alla Casa Bianca, ritirò l'adesione inizialmente sottoscritta dagli USA.
Alcuni stati e grandi municipalità americane, come Chicago e Los Angeles, stanno studiando la possibilità di emettere provvedimenti che permetterebbero a livello locale di applicare il trattato, il che comunque non sarebbe un successo indifferente: basti pensare che gli stati del New England, da soli, producono tanto biossido di carbonio quanto un grande paese industrializzato europeo come la Germania. Anche l'Australia ha annunciato che non intende aderire all'accordo, per non danneggiare il proprio sistema industriale. Non hanno aderito neanche Croazia, Kazakistan e Monaco.
Link
File
Protocollo di Kyoto(Documento formatto Pdf in lingua italiana)
Scritto: da LuisB
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venerdì, 15 dicembre 2006
Marte diverso sotto la superficie
Una scoperta senza precedenti, Marte sta mostrando agli scienziati della missione Mars Express di avere una faccia più vecchia e rugosa sepolta sotto la superficie. I risultati sono stati forniti da MARSIS, l'innovativo radar a bordo della sonda orbitale Mars Express dell'ESA ed offrono nuovi importanti indizi sulla storia geologica ancora misteriosa di Marte.
Le osservazioni compiute dallo strumento MARSIS, il primo radar a sonda utilizzato per l'esplorazione di un pianeta, suggeriscono che sotto le basse e dolci pianure dell'emisfero settentrionale di Marte siano sepolti antichi crateri da impatto.
La tecnologia utilizza gli eco delle onde radio che sono penetrati attraverso gli strati sotto la superficie.
MARSIS ha riscontrato che questi crateri da impatto sepolti, con un diametro da 130 a 470 chilometri circa, sono presenti sotto gran parte delle pianure settentrionali. Con MARSIS è come avere una vista a raggi X, oltre a trovare bacini da impatto precedentemente sconosciuti, se ha avuto la conferma che alcune lievi depressioni topografiche, di forma pressoché circolare, evidenziate nelle pianure sono correlate a caratteristiche geologiche da impatto.
Gli studi sull'evoluzione di Marte aiutano a comprendere gli albori della Terra. Risulta infatti più difficile rilevare sulla Terra i segni lasciati da forze che hanno agito alcuni miliardi di anni fa, poiché molti sono stati cancellati dall'attività tettonica e dall'erosione.
Le nuove scoperte consentono agli scienziati planetari di avvicinarsi alla soluzione di uno dei più impenetrabili misteri sull'evoluzione geologica e sulla storia di Marte. Diversamente dalla Terra, gli emisferi settentrionale e meridionale di Marte sono molto diversi tra loro.
L'emisfero meridionale è quasi interamente coperto di altopiani impervi e ricchi di crateri, mentre l'emisfero settentrionale è caratterizzato da rilievi più dolci e meno elevati.
Poiché gli impatti che causano i crateri possono avvenire in qualsiasi parte di un pianeta, le aree con un numero minore di crateri vengono generalmente interpretate come superfici più recenti, dove i processi geologici hanno cancellato le cicatrici degli impatti.
La superficie delle pianure settentrionali di Marte, giovane e liscia, è ricoperta da grandi quantità di lava e sedimenti vulcanici. I nuovi dati forniti da MARSIS, tuttavia, evidenziano che la crosta sottostante è estremamente vecchia.
Il numero di crateri da impatto sepolti con un diametro superiore a 200 chilometri trovati con MARSIS indica che la crosta sotto le basse pianure del Nord deve essere molto antica e che potrebbe risalire all’alto Noachiano, il periodo di 4 miliardi di anni successivo alla nascita del pianeta.
L’alto Noachiano è stata un'epoca di intensa craterizzazione da impatto in tutto il Sistema Solare.
I risultati inducono a ritenere che la crosta delle pianure dell'emisfero settentrionale sia antica quanto i più vecchi altipiani esposti meridionali, risalenti anch'essi al primo Noachiano, e che la dicotomia tra gli emisferi Nord e Sud si sia formata in tempi molto remoti della storia di Marte.
Per approfondimento
Pianeta del sistema solare, il più vicino alla Terra fra i pianeti esterni e il quarto dal sole. Marte si muove su un'orbita ellittica, di eccentricità.0,093 e inclinata sull'eclittica di 1º,9 a una distanza media dal Sole di 227,8 milioni di km (1,52 unità astronomiche); il periodo di rivoluzione siderale è di 1,88 anni. Rispetto alla Terra, il periodo sinodico è di 2 anni e 50 giorni circa; dopo questo periodo Marte si trova all'opposizione rispetto al Sole ed è nelle condizioni migliori per l'osservazione.
La distanza Terra-Marte, a causa anche dell'eccentricità dell'orbita terrestre, può variare, all'opposizione, tra circa 55 e 101 milioni di km: tale distanza è minima durante le opposizioni (dette anche grandi opposizioni) in quanto in quell'epoca la Terra si trova all'afelio e Marte al perielio. Le grandi opposizioni si verificano ogni 15-17 anni; l'ultima è stata quella del 13 giugno 2001 (Marte e la Terra si trovano in condizioni favorevoli per il lancio di una sonda spaziale ogni 26 mesi).
Il suo diametro è di 6787 km all'equatore, con uno schiacciamento di 0,009; la massa è 0,107 volte quella della Terra, l'accelerazione di gravità superficiale è solo il 38% di quella terrestre e la velocità di fuga 5,0 kmxs-1.
Marte ruota su se stesso con un periodo di 24h37'23", superiore di soli 41" al periodo di rotazione siderale della Terra; l'inclinazione dell'equatore marziano sul piano dell'orbita è di 23°59', il che dà luogo a stagioni simili a quelle della Terra, ma più lunghe a causa del maggior periodo siderale di Marte.
Link
Google Mars - una passeggiata virtuale sul pianeta Marte
Mars Pathfinder - L'esplorazione di Marte (in lingua italiana)
Scritto: da LuisB
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mercoledì, 06 dicembre 2006
Il pianeta Terra in tempo quasi reale
Siete mai stati curiosi di vedere quasi in tempo reale gli sviluppi di eventi naturali come incendi, inondazioni o eruzioni vulcaniche, oppure anche semplicemente di esplorare il pianeta attraverso gli occhi di un satellite?
L'Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha creato un sito web chiamato MIRAVI che consente di accedere alle immagini più recenti acquisite da Envisat, il satellite di osservazione della Terra più grande del mondo.
MIRAVI, abbreviazione di Meris Images RApid VIsualisation, segue Envisat attorno al globo terrestre, genera immagini dai dati grezzi raccolti dallo strumento ottico di Envisat, MERIS, e li pubblica sul Web nell'arco di due ore. MIRAVI è gratis e non richiede registrazione.
L'ESA ha progettato MIRAVI per dare al pubblico la possibilità di accedere ogni giorno alle immagini satellitari della Terra. Naturalmente gli scienziati conoscono già dati come questi, ma alla ESA hanno pensato che immagini così potessero interessare tutti. Le immagini più recenti del pianeta consentiranno di ammirare la magnificenza della Terra e conoscere meglio l'ambiente.
Sebbene queste immagini siano affascinanti e diano la meravigliosa sensazione di trovarsi, per così dire, a bordo del satellite, non sono utilizzabili per fini scientifici. Gli scienziati si servono immagini realizzate sfruttando per esteso le 15 bande spettrali di MERIS e che sono generate con algoritmi sofisticati.
Le immagini di MIRAVI, al contrario, usano solo alcune bande spettrali, elaborate in modo da apparire esattamente come le percepirebbe l'occhio umano.
La missione Envisat è un grande successo per l'Europa e un'enorme fonte di informazioni sul sistema terrestre. Questi dati ci consentono, tra l'altro, di approfondire la nostra conoscenza dei fattori che contribuiscono ai cambiamenti climatici.
Dal suo lancio avvenuto nel 2002 ad oggi, Envisat ha monitorato ininterrottamente le terre emerse, i mari, le calotte polari e l'atmosfera del nostro pianeta, grazie ai dieci sofisticati strumenti di cui dispone.
Envisat è in orbita polare attorno alla Terra a un'altitudine di 800 km, consentendo a MERIS di acquisire le immagini dell'intero pianeta in tre giorni. MERIS misura la radiazione solare riflessa dalla Terra, il che significa che la presenza del Sole è necessaria affinché MERIS possa generare immagini.
Per questo motivo, ad esempio, le immagini della Scandinavia, dove il Sole è basso in inverno, non sono attualmente disponibili se non in archivio. La situazione cambierà tuttavia da marzo in poi quando le immagini dell'area nordica saranno acquisite quotidianamente.
L'Antartide, per contro, sarà visibile per i prossimi due mesi.
Per approfondimento
Per avvalersi di questo servizio, basta visitare il sito web MIRAVI - http://www.esa.int/miravi - e scorrere le immagini più recenti facendo clic sulle foto a sinistra, oppure visualizzare una località specifica selezionando un'area sulla carta del mondo o immettendone le coordinate geografiche. MIRAVI offre anche un archivio di immagini acquisite a partire da maggio 2006, ricercabili in base alla data.
Scritto: da LuisB
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martedì, 05 dicembre 2006
Orologio biologico e la fertilità maschile
Chi l'ha sostenuto che il cosiddetto orologio biologico è una questione prettamente femminile? Le lancette dell'orologio biologico avanzano anche per gli uomini.
La riduzione della concentrazione di testosterone nel sangue, che superati i trent'anni diminuisce dell’un per cento all’anno, sarebbe infatti responsabile quanto quella di estrogeno e progesterone femminile del raddoppio della probabilità di non essere fertili.
Gli effetti?
Prima di tutto sulla fertilità, le coppie in cui l'uomo ha più di 35 anni hanno il 50 per cento in meno di probabilità di ottenere una gravidanza rispetto a quelle più giovani.
Inoltre, si osserva una stretta correlazione tra età paterna e anomalie del feto o incidenza di malattie come autismo, schizofrenia e sindrome di Down. Calo della fertilità e rischio di aborti spontanei non dipendono solo dall'età della donna.
Larry Lipshultz, presidente dell’American Urological Association's Council on Reproductive Health non ritiene che si possa affermare che esista un forte riduzione della fertilità maschile, se non dopo i 50 anni.
Sempre, secondo Lipshultz, quando un uomo supera i 50 anni, il numero degli spermatozoi diminuisce statisticamente, ma la riduzione non è clinicamente significativa. Solo un test potrebbe rilevare il declino nel numero degli spermatozoi, ma la probabilità di diventare padre non ha un calo apprezzabile. A differenza di quanto accade per le donne, con l’interruzione della produzione delle cellule uovo, gli uomini non interrompono la produzione dello sperma, dunque non si tratta dello stesso genere di orologio biologico.
Harry Fisch ha notato, ad esempio, con uno studio pubblicato su The Journal of Urology nel 2003, e condotto su 3.400 casi di sindrome di Down, che c’è un ruolo dell'età del padre sulla probabilità di svilupparla, se l’età di entrambi i genitori supera i 35 anni al concepimento, con un incremento quando la donna supera i 40 anni. Il 50% dei casi deriva dalla qualità dello sperma.
Da un altro studio, pubblicato nel 2001 Archives of General Psychiatry e condotto su 90.000 casi, emerge che il rischio di schizofrenia nei bambini è associabile all’età paterna. I bambini con padri oltre i 50 anni d’età al concepimento avevano quasi tre volte di più la probabilità di avere la schizofrenia, rispetto ai bambini nati da padri più giovani. Sono circa 20 le malattie che, sono state correlate all'età del padre.
Con l’invecchiamento, sostiene Fisch, lo sperma è più a rischio di avere problemi genetici ed è ridotta la capacità di fertilizzare l'ovulo femminile e, se si desidera avere figli, è meglio averli presto.
Inoltre, la diminuzione sotto la media del testosterone (ipogonadismo), abbinata ad altre modificazioni fisiologiche legate al tempo e a uno stile di vita poco sano, è associata a una maggiore incidenza di diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e depressione.
Passati i trent'anni, quindi, le donne non dovrebbero più essere viste come le sole responsabili dell’infertilità. Basti pensare che l’età paterna avanzata, tradizionalmente considerata meno rilevante rispetto a quella materna, influenza negativamente la qualità genetica dello sperma, la motilità degli spermatozoi e le disfunzioni erettili.
L’infertilità maschile in Italia
Per quanto riguarda in particolare l’infertilità maschile in Italia, un dato certo è che, nonostante che negli ultimi anni gli uomini abbiano preso maggior coscienza del loro ruolo primario nelle difficoltà legate al concepimento, la quasi totalità (90%) non fa prevenzione e non consulta l’andrologo preventivamente, dato oltremodo allarmante tenendo conto che la maggior parte dei casi di infertilità maschile hanno origine da patologie uro-genitali, che in diversi casi si possono prevenire o curare.
Un secondo dato preoccupante è che ben il 50% degli uomini italiani non si sottopone a visita andrologica nemmeno a seguito di una diagnosi di infertilità.
Fattori di rischio
Sono numerosi i fattori che possono influenzare negativamente, per tutto l’arco della vita di un uomo, la sua capacità riproduttiva, determinando situazioni di infertilità transitorie o definitive.
Principali fattori di rischio che possono portare ad infertilità maschile. Alcuni di questi fattori possono essere transitori e pertanto non incidere in maniera definitiva sulla capacità riproduttiva dell’uomo:
Febbre - Quando la febbre supera i 38,5 °C può alterare la spermatogenesi per un periodo fra i 2 e 6 mesi.
Terapie (es. antitumorali) - Alcuni tumori e il loro trattamento possono avere un effetto soppressivo sulla fertilità. L’arresto definitivo della spermatogenesi può essere causato dall’irradiazione in zona genitale o da farmaci antitumorali (es. agenti anchilanti).
Trattamenti chirurgici - Una depressione temporanea della spermatogenesi può verificarsi a seguito di un intervento chirurgico (sopratutto se effettuato in anestesia generale) e durare 3-6 mesi. Alcuni interventi sull’apparato genito-urinario possono determinare in alcuni casi una riduzione definitiva della fertilità.
Infezioni urinarie - Episodi ricorrenti e trattamenti inadeguati possono essere associati a danni testicolari e epididimari per reflusso ascendente con conseguente scarsa qualità del liquido seminale.
Malattie trasmesse sessualmente - Alcune malattie a trasmissione sessuale, quali la sifilide, la gonorrea, le infezioni da Chlamydia trachomatis, Lymphogranuloma venereum e il virus HPV, possono rappresentare fattori di rischio per la fertilità. Occorre indagare durante l’anamnesi del paziente il numero di episodi, il trattamento e i mesi trascorsi dall’ultimo episodio.
Epididimite - Anche un’infiammazione dell’epididimo rientra tra i fattori di rischio. L’epididimo è una formazione allungata posta lungo il margine posteriore del testicolo, i cui dotti allungati servono per il deposito, il transito e la maturazione degli spermatozoi. Si deve distinguere tra epididimo-orchite (dolore acuto, grave e generalizzato) e epididimite cronica (dolore subdolo, episodico, solo talora ben localizzato e ricorrente).
Orchite postparotitica - L’orchite è solitamente associata alla parotite (orecchioni), ma può comparire anche in caso di infezioni virali da coxsackie o herpes e più raramente forme batteriche. La parotite prima della pubertà, così come la parotite che non determina orchite, non interferiscono con la fertilità e non sono quindi considerati veri fattori di rischio.
Varicocele - La dilatazione venosa associata al varicocele si associa talora all’infertilità, ma non è ancora noto il rapporto causa/effetto delle due condizioni. Rispetto all’influenza sulla fertilità del varicocele, è necessaria un’anamnesi molto approfondita del paziente.
Criptorchidismo - La ritenzione testicolare monolaterale o bilaterale influenza in modo variabile la fertilità, a seconda del tipo di patologia, della sua durata nel tempo, del momento e del tipo degli interventi effettuati per correggerla. L’intervento precoce prima dei due anni è oggi ritenuto indispensabile.
Traumi e torsioni testicolari - Sono fattori di rischio in particolare i casi accompagnati da danno tissutale, come l’ematoma scrotale, emospermia, ematuria, atrofia testicolare conseguente al trauma. Per quanto riguarda i microtraumi, solitamente più comuni, non è nota la loro azione.
Tra i fattori che incidono sulla difficoltà di un uomo ad avere figli, oltre a quelli fisiologici, ci sono anche lo stress, i fattori ambientali (inquinamento) e gli stili di vita scorretti (abuso di alcool, fumo, uso di droghe, eccesso di caffè).
Alcuni di questi fattori si presentano più frequentemente in età specifiche.
Ad esempio:
Prima del concepimento: Uso di farmaci da parte della madre
Fino ai 10 anni: Criptorchidismo, chirurgia erniaria
Fino ai 20 anni: Torsioni del funicolo (insieme di vasi e legamenti che sostengono il testicolo nella borsa scrotale), traumi, orchite postparotitica, steroidi anabolizzanti
Fino ai 30 anni: Infezioni genitali, varicocele, orchiepididimite
Fino ai 50 anni: Uso di farmaci, patologie professionali, abusi di alcol e fumo
Dopo i 50 anni: Patologie prostatiche, infezioni urinarie
I rimedi?
L’ideale sarebbe condurre una vita tranquilla e sana praticando regolarmente attività fisica e mentale, ma purtroppo si tende a una medicalizzazione eccessiva e si ricorre alla terapia ormonale senza soppesarne gli effetti collaterali.
Negli Stati Uniti, solo nel 2005 sono stati prescritti 2,3 milioni di prodotti contenenti testosterone, il 210 per cento in più rispetto al 1999.
Per approfondimento
Sterilità è l'incapacità di concepire, gestire una gravidanza o partorire naturalmente un bambino sano. Ci sono molte ragioni per le quali una coppia potrebbe non riuscire a concepire, o a concepire senza assistenza medica.
L'International Council on Infertility Information Dissemination (INCIID, Consiglio Internazionale per la Diffusione di Informazioni sull'Infertilità) considera una coppia sterile se:- Non c'è stato concepimento dopo un anno di rapporti non protetti, o dopo sei mesi per donne oltre i 35 anni;
- C’è incapacità di portare a termine la gravidanza.
Una coppia sana di circa 25 anni con rapporti sessuali regolari ha una possibilità su quattro di riscontrare una gravidanza in qualsiasi mese dell'anno.
Esame seminale - o spermiogramma - è l'indagine di laboratorio principale a cui viene sottoposto un uomo in questa fase. Anche se, è bene ricordarlo, nel 50% dei casi di sterilità maschile la causa non è imputabile ad alterazioni del liquido seminale. Lo spermiogramma mette in evidenza la presenza di un problema del quale, tuttavia, occorre comunque identificare la causa.
L'esame seminale fornisce valori quantitativi e qualitativi del liquido (per esempio il numero e la vitalità degli spermatozoi ecc.): deve essere ripetuto a distanza di uno-due mesi, anche se il primo esame ha dato esito negativo e cioè se è normale. L'esame viene fatto ripetere perché il liquido seminale è sensibile a diversi fattori: (dall'uso di particolari farmaci, a scorrette abitudini di vita) che possono aver alterato i risultati.
Il liquido seminale necessario per questi esami deve essere prelevato in modo sterile. Lavarsi molto accuratamente prima della raccolta, sia le mani che i genitali. Il seme va raccolto in contenitori sterili (chiedere in farmacia di contenitori sterili per l'urinocultura) curando di tenerli aperti il meno possibile e di non toccare l'interno. Il campione va portato di laboratorio dove va, generalmente previo appuntamento, esaminato subito e poi nelle ore successive.
Scritto: da LuisB
sabato, 18 novembre 2006
La più seria malattia infettiva nel mondo
In questi giorni esperti di tutto il mondo sono riuniti a Glasgow, Scozia, nel congresso internazionale sulla terapia dell'infezione da HIV, il più importante appuntamento scientifico sull'Aids in Europa organizzato dalla International Aids Society e da istituti europei prestigiosi come l'University College di Londra e l'Istituto Karolinska di Stoccolma.
5 giugno 1981
A pagina 2 del Report settimanale dei Center for Disease Control and Prevention (CDC) di Atlanta, USA, uno dei più importanti organismi sanitari americani, si comunica che tra il mese di ottobre del 1980 e il maggio del 1981 a 5 giovani omosessuali, in 3 ospedali diversi di Los Angeles, sono state diagnosticate una particolare forma di polmonite, la pneumocystis carinii, una precedente infezione da citomegalovirus e un’infezione da candida. Per due di loro non c’era stato nulla da fare.
Nessuno ancora immagina che quei cinque uomini - il più giovane ha 24 anni, il più anziano 36 - diventeranno le prime vittime accertate di una nuova malattia, destinata a mietere milioni di vittime in tutto il mondo nell’ultimo scorcio del secolo e a sconvolgere la storia e l’economia del continente africano: l’Aids, la sindrome da immunodeficienza acquisita.
Da quel instante inizia quella che molti definiscano la malattia senza fine e senza barriere, da allora l'AIDS ha ucciso oltre 25 milioni di persone, diventando una delle epidemie più distruttive che la storia ricordi.
Per quanto in tempi recenti l'accesso alle terapie e ai farmaci antiretrovirali sia migliorato in molte regioni del mondo, l'epidemia di AIDS ha mietuto circa 3,1 milioni di vittime nel corso del 2005 (le stime si situano tra 2,9 e 3,3 milioni), oltre la metà delle quali (570.000) erano bambini.
Dieci anni dopo l'introduzione dei farmaci che hanno cambiato il volto dell'Aids, aumentando la sopravvivenza delle persone colpite dal virus HIV, un altro cambiamento è alle porte e promette di rendere la cura dell'Aids più facile da gestire, con minori effetti collaterali, più efficace e sempre più ritagliata sulle caratteristiche dei pazienti.
Dal 1996 ad oggi si calcola che soltanto negli Stati Uniti sono stati guadagnati tre milioni di anni-vita. Si cominciano a vedere, anche i primi benefici delle cure introdotte a partire dal 2002 in alcuni Paesi in via di sviluppo, come l'Uganda, dove sopravvive il 90% di coloro che prendono i farmaci.
Nel mondo occidentale le terapie sono anche diventate più facili da gestire: basti pensare che dalle 28 pillole al giorno necessarie per curarsi nel 1996, oggi se ne prendono da 1 a un massimo di 6. E si può scegliere fra 22 farmaci antiretrovirali, appartenenti a tre grandi famiglie: 10 sono inibitori della transcrittasi inversa (distinti a loro volta in 7 nucleosidici e 3 non nucleosidici), 10 inibitori della proteasi, 1 inibitore dell'ingresso. Con altri 3 nuovi farmaci prossimi alla commercializzazione il numero dei farmaci disponibili salirà a 25. La scommessa, allora, non è tanto andare in cerca di nuove molecole più sicure ed efficaci, quanto riuscire a utilizzare quelle disponibili nel modo migliore, in una nuova prospettiva.
Nel frattempo il virus HIV evoluì e sviluppa innumerevoli mutazione ma particolarmente "cattiva" del virus HIV, la più pericolosa finora identificata nei pazienti con resistenza ai farmaci, è stata scoperta grazie allo studio italiano condotto presso l'Istituto Spallanzani di Roma, nel quale sono stati considerati i dati relativi a circa 800 pazienti nell'arco di 7 anni.
La nuova mutazione, chiamata V118I, è stata descritta nel congresso internazionale sulla terapia delle infezioni da HIV in corso a Glasgow. Il nuovo dato conferma che, nei pazienti con un virus resistente ai farmaci, la comparsa di un alto numero di mutazioni è direttamente correlata sia al più rapido passaggio verso l'Aids conclamato, sia ad una maggiore probabilità di mortalità a breve, hanno detto i ricercatori, coordinati da Mauro Zaccarelli.
Del gruppo fanno parte Andrea Antinori, il virologo Carlo Federico Perno e inoltre Giuseppina Liuzzi, Valerio Tozzi, Silvia Mosti e Paolo Narciso. La mutazione V118I è stata individuata in 114 pazienti su 792, sulla base delle informazioni contenute nella banca dati dell'istituto Spallanzani e sui dati relativi a pazienti che hanno fallito la terapia e fatto almeno un test sulla resistenza. "I dati - hanno osservato i ricercatori - sono ancora preliminari e hanno bisogno di ulteriori conferme, ma la presenza di questa mutazione sembrerebbe indicare che il virus si è rafforzato molto ed è diventato più aggressivo". In pratica, la presenza di questa sola mutazione potrebbe essere un marcatore della gravità della malattia. L'Aids e' destinato a rimanere la più seria malattia infettiva nel mondo almeno per i prossimi dieci anni.
Per approfondimento
HIV, appartiene a una classe di virus definiti “retrovirus” che presentano geni composti da molecole di acido ribonucleico (RNA). I geni degli esseri umani e della maggior parte degli organismi sono formati da una molecola affine, l’acido desossiribonucleico (DNA).
Come tutti i virus, l’HIV può riprodursi solo all’interno delle cellule, gestendo i meccanismi cellulari di riproduzione. Tuttavia, solo l’HIV e altri retrovirus, una volta all’interno della cellula, utilizzano un enzima chiamato trascrittasi inversa per poter convertire il proprio RNA in DNA, che viene poi incorporato nei geni della cellula ospite.
L’HIV fa parte di un sottogruppo di retrovirus conosciuti come lentivirus. In realtà oggi si sa che anche se dal momento dell’infezione alla malattia conclamata possono passare degli anni, il virus HIV non rallenta mai la sua riproduzione all’interno dell’organismo infettato.
L’HIV si riproduce rapidamente; ogni giorno possono essere prodotti molti miliardi di nuove particelle virali. Inoltre la trascrittasi inversa dell’HIV commette vari errori quando produce copie di DNA da RNA dell’HIV. Per questo motivo, in un individuo si sviluppano molte varianti di HIV, alcune delle quali sfuggono alla distruzione da parte di anticorpi o cellule T killer. Inoltre l’HIV può ricombinarsi con se stesso per produrre un’ampia gamma di ceppi diversi. Sono questi i meccanismi che determinano la comparsa di resistenza ai farmaci.
AIDS, cioè la malattia conclamata, si verifica nelle fasi avanzate dell’infezione da HIV. Sulla base delle classificazione formulate dai Center for Disease Control and Prevention (CDC) di Atlanta si ha una diagnosi di AIDS quando la persona con HIV ha meno di 200 CD4 per millimetro cubico di sangue. Una persona adulta in buono stato di salute ha generalmente 1000 e oltre CD4 mm3 . Inoltre, sempre secondo la classificazione dei CDC esistono 26 condizioni cliniche che definiscono la diagnosi di AIDS. Si tratta di infezioni opportunistiche che sono tali proprio perché l’organismo non è in grado di difendersi dalla loro aggressione e il cui esito può essere fatale.
Da ampi studi epidemiologici condotti nei paesi occidentali risulta che il tempo medio tra l’infezione da HIV e lo sviluppo di sintomi AIDS-correlati è di circa 10-12 anni. Tuttavia i ricercatori hanno osservato numerose variazioni nella progressione della malattia. Circa il 10% degli individui infettati dall’HIV inclusi negli studi sono progrediti in AIDS entro i primi 2-3 anni dopo l’infezione, mentre fino al 5% delle persone presentano conte stabili delle cellule T CD4+ e nessun sintomo anche dopo 12 anni o più dall’insorgenza dell’infezione (Long Term Non-Progressor).
Il tasso di progressione e la gravità della malattia possono essere influenzati da vari fattori: età o differenze genetiche, livello di virulenza di un singolo ceppo virale e infezione concomitante con altri microbi.
Un altro indicatore importante è la carica virale, che è in grado di predire la progressione della malattia. E’ infatti un dato acquisito che la carica virale, ovvero la quantità di virus che è presente nel sangue, è direttamente legata alla progressione della malattia. Persone con elevata carica virale presentano quindi una progressione più rapida di quelli nei quali tale carica è bassa o addirittura non rilevabile.
Link
Per ogni visita al sito Light2Unite.com, Bristol-Myers Squibb donerà 1 US$ alla ricerca contro l' HIV/AIDS. (inglese)
FAQ del Ministero della Salute (italiano)
2006 Report on the global AIDS epidemic (in lingua inglese, francese, russo, spagnolo)
Scritto: da LuisB
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martedì, 14 novembre 2006
Il continente Cina prospettive e internet
Saranno circa 300 milioni, un quarto della popolazione cinese, i nuovi migranti che nei prossimi venti anni si sposteranno dalle campagne per lavorare nelle città. Lo sostiene un recente rapporto sulla situazione dello sviluppo in Cina commissionato dalle Nazioni Unite, che suggerisce al governo di sviluppare nuove politiche, cruciali per sostenere il rapido cammino dell’urbanizzazione. Secondo il rapporto, infatti, molte città presto potrebbero dover affrontare crisi derivate dalle limitate risorse naturali come la terra disponibile e l’acqua.
Ma questa situazione non influisce con l’attuale marcia della Cina che continua a crescere a livelli molto elevati, superiori ad un 10% di PIL annualizzato. Per la terza volta consecutiva, la Banca Centrale ha aumentato la riserva obbligatoria, ovvero la percentuale di depositi che le banche devono detenere e che non possono reimmettere nel sistema. Un maggiore controllo nel medio periodo rallenta la velocità di circolazione della moneta raffreddando la crescita, al momento il principale problema delle autorità.
Inutile sostenere che una simile crescita del PIL impatta positivamente sugli indici azionari. Il mercato, infatti, tende ad essere pragmatico e gli eventuali squilibri a livello macroeconomico che inevitabilmente si stanno creando, per il momento non sembrano preoccupare.
Un discorso analogo nondimeno andrebbe fatto qualora il tentativo di raffreddare la crescita dovesse avere successo. La Cina infatti si sta sviluppando industrialmente a partire dalla fascia costiera, dove sono situate le principali città. Le società estere perciò tenderanno a costruire gli impianti andando verso l’interno, per pagare meno i terreni e la mano d’opera. Nondimeno l’implementazione di nuovi distretti industriali in prossimità di città di dimensioni medie, si traduce in nuove infrastrutture e in un aumento dell’occupazione e del reddito medio nelle aree in questione, con un effetto virtuoso sulla crescita dell’intero paese.
Come dire che le autorità cinesi hanno le leve per mantenere la crescita ai livelli voluti. Tra gli elementi positivi (soprattutto per le componenti spesa pubblica e investimenti) le Olimpiadi nel 2008 e l’Expò nel 2010. A livello macro continuiamo quindi ad essere positivi, ipotizzando perciò un range di crescita sostenibile del PIL tra l’8 e l’11%. A livello micro invece ci sono maggiori incertezze. Il consensus di IBES prevede una crescita long term degli utili del 13,3%, ben al di sotto di quella di altri paesi emergenti come India, Indonesia e Brasile.
In alcuni settori la capacità produttiva è forse già adesso eccessiva sia per l’export che per i consumi interni. In questa ottica quindi la scelta dei settori su cui puntare (consumi interni favoriti sull’export) diventa fondamentale.
Ma allo momento attuale quale è la situazione di internet in Cina?
La diffusione di internet in Cina si configura come una issue di globale importanza: attualmente la Cina detiene il secondo posto nel numero degli utenti Internet, ma nel giro di dieci anni deterrà il primato. L'atteggiamento del governo cinese nei confronti del grande sviluppo digitale è duplice: da un lato una grande opera di incoraggiamento per l'adozione delle nuove tecnologie digitali come simbolo di sviluppo economico; dall'altro lato però il governo controlla, irregimenta e censura i contenuti considerati potenzialmente dannosi per la stabilità del regime.
Il Partito Comunista riesce a censurare Internet in moltissime modalità, che vanno da filtri di tipo tecnico a livello dei backbone statali, alla censura per parole chiave nelle e-mail private fino a censori nelle chatroom.
Nonostante il pressante controllo statale, che configura una sorveglianza di tipo panottico, esiste una società civile cinese, seppur di modeste dimensioni, che riesce a sfruttare le grandi potenzialità offerte dal medium Internet. Gli stessi Google e Yahoo hanno dovuto uniformarsi alle indicazioni date dall’Autorità e ciò tende a frenarne la diffusione. E’ probabile nondimeno che in modo progressivo, gli attuali freni vengano in futuro allentati.
Panoramica delle principali Internet companies cinesi
Tra le principali società internet cinesi quotate al Nasdaq, si segnala:
- Shanda (SNDA-$15,54) leader nell’online gaming.
Per quanto l’online gaming sia in crescita, rimane un settore di nicchia. Shanda sta trasformandosi da distributore a produttore di giochi e tale transizione si sta rivelando più difficile delle attese. Nel senso che sostenuti i costi, non si stanno ancora evidenziando i benefici stimati. L’esperienza di Shanda nel settore dovrebbe nondimeno permettere di anticipare i gusti dei propri abbonati. Shanda ha una capitalizzazione di circa $1,1 miliardi, con un p/e stimato al 2007 di 17,2x. La posizione finanziaria netta per fine anno dovrebbe essere positiva per circa $175 milioni, cui vanno aggiunti altri 99 milioni derivanti dalla cessione di una parte della sua quota in Sina (la quota rimanente vale circa $170 milioni). Facendo la somma delle parti, il core business di Shanda ci sembra decisamente a buon mercato.
- Sina Corp (SINA-$28) media company attiva nei servizi di community, nei prodotti per telefonia mobile e nell’accesso ad internet.
La capitalizzazione è di circa $1,5 miliardi. I p/e attesi per il 2007 sono di circa 30x. La PFN per fine anno è stimata positiva per circa $250 milioni. Nel terzo trimestre Sina ha riportato al di sopra delle stime ($0,25 contro 0,18) e per il secondo trimestre consecutivo la crescita della raccolta pubblicitaria ha superato il 40%. I multipli non sono particolarmente allettanti ma le prospettive ci sembrano in deciso miglioramento.
- 51Job (JOBS-$14,28) leader nella ricerca di personale online.
La capitalizzazione è di circa $394 milioni. I p/e attesi per il 2007 sono di circa 24x.
La PFN per fine anno è stimata positiva per circa $105 milioni (oltre il 25% della market cap). 51job in agosto ha siglato una partnership con CareerBuilder.com, il principale sito di ricerca di lavoro online negli Stati Uniti. I tassi di crescita in passato sono stati molto elevati e per il periodo 2006-2008 il mercato stima ancora un tasso di crescita medio annuo composto del 36%. La concorrenza nel recruiting online sta aumentando, ma riteniamo che il settore possa consolidare in futuro.
- Netease (NTES-$15,4) media company attiva come portale e nell’online gaming.
La capitalizzazione è di circa $2 miliardi, con p/e di attesi nel 2007 di 12,6x. La PFN per fine anno dovrebbe essere positiva per oltre $400 milioni. Dopo diversi trimestri in cui ha battuto le stime, Netease ha rilasciato per i prossimi trimestri una guidance molto prudenziale, segno che il suo business model in questa fase sta riscontrando alcuni problemi. Nonostante le valutazioni assai appetibili e nonostante Netease abbia superato Shanda come quota di mercato nell’online gaming, preferiamo essere cauti sulla società, in quanto sono previsti un calo sia nel numero degli utenti che della raccolta pubblicitaria. Viceversa nel momento in cui questi problemi venissero fissati, le prospettive tornerebbero ad essere molto interessanti.
- SOHU (SOHU-$23.6) portale attivo anche nelle attività di marketing e di consulenza.
La capitalizzazione è di circa $872 milioni, con p/e di attesi nel 2007 di 26x. La PFN per fine anno dovrebbe essere positiva per oltre $75 milioni. Nel terzo trimestre la società ha battuto le stime, sia sul fatturato che sugli utili. In vista delle Olimpiadi la raccolta pubblicitaria potrebbe beneficiarne, grazie anche alla creazione di un canale sportivo e ad un accordo esclusivo con l’NBA e con Yao Ming, il principale giocatore cinese di basket.
Conclusioni
Nonostante prospettive veramente allettanti, nel 2006 il connubio Cina-Internet ha sostanzialmente deluso gli investitori. L’ottima performance degli indici cinesi non è riuscita a compensare il clima negativo che fino ad oggi ha mediamente pervaso il comparto tecnologico. Soprattutto le principali società internet cinesi hanno subito un deciso ridimensionamento delle stime, a causa di una crescita inferiore alle attese e ad una diffusione della base utenti inferiore alle previsioni. Per le principali società internet cinesi quotate sul Nasdaq riteniamo vada sottolineata l’elevata componente di liquidità, che potrebbe renderle un interessante target per i media tradizionali.
Una maggiore diffusione di internet in Cina, nonostante la censura e un probabile processo di aggregazione, potrebbero quindi riportare flussi sul settore, per il momento ancora da considerare molto volatile e rischioso nonostante le opportunità di crescita.
Il mondo cinese è stato per secoli isolato coltivando una lingua ed una cultura dalle grandi tradizioni ma molto svincolato da quello che è stata la storia dell'occidente. Oggi la rete offre una opportunità nuova di conoscenza reciproca e con linese.com la cultura cinese risponde alle pressioni occidentali che la rete (strumento nato a cavallo tra Stati Uniti ed Europa) sta portando in oriente. Milioni di blogger e centinaia di milioni di navigatori hanno ormai gli occhi a mandorla. E la loro lingua non è anglosassone.
Scritto: da LuisB
16:25 Scritto in Attualità, Economia, Opinione, Ricerca, Tecnologia | Link permanente | Segnala | Tag: Asia, Cina, Internet, Economia, Tecnologia, Ricerca, Politica
sabato, 21 ottobre 2006
Satellite meteorologico europeo MetOp
Per 28 anni, l'Europa ha utilizzato con successo i famosi satelliti meteorologici Meteosat in orbita geostazionaria. Oggi, questi satelliti meteorologici sono stati affiancati dal primo membro di una nuovissima generazione. MetOp è progettato per esaminare attentamente l'atmosfera da un'orbita terrestre bassa, fornendo dati che miglioreranno le previsioni meteorologiche di portata globale e consentiranno una maggiore comprensione dei mutamenti climatici.
Il primo di tre satelliti sviluppati in base a un programma congiunto dell'ESA (Agenzia Spaziale Europea) e dell'EUMETSAT (European Meteorological Satellite Organisation), MetOp-A è stato lanciato con successo da Baikonur, Kazakhstan, grazie a un vettore russo Soyuz 2/Fregat gestito dalla società euro-russa Starsem.
Il vettore Soyuz 2, alla sua prima missione operativa, è decollato alle 18:28 CEST (16:28 UT) con il satellite da 4093 kg assicurato al nuovo comparto di carico del diametro di 4,1 m, analogo per forma e dimensioni a quello dell'Ariane 4. Il Soyuz 2 è il membro più recente della famiglia di booster Semyorka, attiva da quasi 50 anni e a partire dal 2008 verrà lanciato dalla base spaziale della Guiana francese.
Circa 69 minuti dopo il lancio, l'ultimo stadio del razzo Fregat ha rilasciato il primo satellite MetOp in un'orbita circolare a una quota di 837 km sull'arcipelago delle Kerguelen nell'Oceano Indiano meridionale.
Con un'inclinazione di 98,7° leggermente retrograda, quest'orbita permette a MetOp-A di orbitare attorno al globo sorvolando entrambi i poli e incrociando l'equatore sempre alla stessa ora locale, ovvero alle 09:30. Nota come ‘eliosincrona’, questo tipo di orbita permette visite grossomodo quotidiane e in condizioni di illuminazione solare analoghe a quasi tutti i punti della superficie terrestre.
Il satellite ora è sotto il controllo dell'ESOC (European Space Operations Centre) dell'ESA a Darmstadt (Germania) e ha già dispiegato con successo i propri pannelli solari. Nei prossimi giorni, verrà sottoposto ai primi check-out tecnici dei sistemi e azionerà le proprie antenne. Il passaggio delle consegne a EUMETSAT è previsto per il 22 ottobre. In questa data il satellite entrerà ufficialmente nella sua fase operativa e inizierà le attività di routine.
MetOp-A formerà il segmento spaziale dell'EPS (EUMETSAT Polar System), un sistema progettato per raccogliere dati atmosferici e ambientali e completare l'analisi emisferica geostazionaria prodotta dal sistema Meteosat. L'EPS verrà gestito in modo coordinato con il sistema US POES (Polar Operational Environmental Satellite) della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration). Mentre i satelliti NOAA sono allineati su un'orbita ‘pomeridiana’ (ovvero, attraversano l'equatore nel pomeriggio, ora locale), il MetOp dell'ESA prenderà servizio in un'orbita ‘mattutina’.
Per compiere la sua ambiziosa missione, MetOp-A ha in dotazione di bordo un carico di sensori davvero completo, che include una serie di strumenti europei di nuova generazione oltre a una serie di strumenti ‘tradizionali’ forniti dagli Stati Uniti e del tutto simili a quelli trasportati dagli attuali satelliti NOAA.
Lo strumento IASI (Infrared Atmospheric Sounding Interferometer) fornito dall'agenzia spaziale francese CNES, effettuerà misurazioni su più di 8000 canali per ottenere profili di temperatura e vapore acqueo con una precisione senza precedenti. Questi dati saranno particolarmente preziosi per i modelli di previsione meteorologica. Le analisi dello IASI verranno affiancate da misurazioni di strumenti statunitensi già in uso e dal nuovo MHS (Microwave Humidity Sounder), un radiometro a cinque canali sviluppato dall'EUMETSAT che nel prossimo futuro farà parte del carico strumentale dei satelliti NOAA.
Sviluppata congiuntamente da ESA ed EUMETSAT, la seconda generazione del GOME (Global Ozone Monitoring Experiment) è una versione perfezionata di uno spettrometro di scansione già a bordo di ERS-2, progettato per analizzare l'atmosfera e individuare i profili di concentrazione di ozono e di altre tracce gassose.
Un altro strumento di ESA/EUMETSAT che ha un forte legame con il programma ERS è l'ASCAT (Advanced Scatterometer). Questo radar in banda C perfezionato misura la velocità e la direzione dei venti sulla superficie degli oceani. Una analisi, questa, che consente di ricavare non soltanto dati fondamentali per i modelli di previsione meteorologica, ma anche informazioni preziose su ghiaccio, neve e umidità del terreno.
Un nuovo strumento sviluppato dall'ESA e dall'EUMETSAT è il GNSS GRAS (Receiver for Atmospheric Sounding), che utilizza l'occultazione dei segnali di navigazione del satellite nel lembo atmosferico per ricavare profili di temperatura e di umidità della troposfera.
Gli strumenti forniti dalla NOAA includono: la terza generazione dell'AVHRR (Advanced Very High Resolution Radiometer), uno strumento prezioso per l'acquisizione di immagini globali della copertura di nubi oltre che delle superfici oceaniche e terrestri, due AMSU/A (Advanced Microwave Sounding Units) da 15 canali per la scansione dei profili di temperatura atmosferica, nonché la quarta generazione dell'HIRS (High Resolution Infrared Radiation Sounder), uno strumento a 20 canali equivalente all'interferometro IASI che convalida i dati raccolti dallo strumento europeo e funge poi da back-up.
Oltre a ciò, MetOp-A trasporta un sistema avanzato di raccolta dei dati Argos, fornito dal CNES, per individuare e comunicare con stazioni automatizzate, sia fisse che mobili; due carichi di ricerca e soccorso forniti rispettivamente dalla Agenzia spaziale Canadese e dal CNES per supportare la rete internazionale Cospas-Sarsat di ricetrasmissione dei segnali di richiesta di soccorso e, infine, uno spettrometro SEM-2 (Space Environment Monitor) fornito dagli USA per analizzare il flusso di particelle cariche nello spazio.
Approvato sin dal 1992, il MetOp è un programma di satelliti meteorologici che presenta forti analogie con il Meteosat. Sin dall'inizio del programma il contributo dell'ESA è stato gestito tramite l'agenzia Earth Watch del programma Living Planet. L'ESA è responsabile dello sviluppo e della realizzazione del satellite. In questo ruolo, l'ESA è stata la maggiore finanziatrice del primo esemplare. L'EUMETSAT è responsabile dei sistemi operativi e sta finanziando lo sviluppo del segmento di terra e dei satelliti successivi, nonché dei razzi vettori e delle attività operative.
Tre esemplari del satellite sono stati ordinati da un consorzio di imprese guidato da EADS Astrium. La navicella spaziale, assemblata a Tolosa, Francia, si basa su un bus derivato dall'Envisat dell'ESA e dai satelliti francesi Spot 5 e incorpora attrezzature avanzate per garantire la massima flessibilità delle attività operative, con più di 36 ore di autonomia e una capacità di archiviazione dei dati di 24 Gbit.
I satelliti MetOp orbitano attorno al pianeta circa 14 volte al giorno, raccogliendo dati che spediscono poi alla stazione di terra CDA (Command & Data Acquisition) dell'EPS, ubicata nell'arcipelago delle Svalbard, a nord della Norvegia. A causa della sua elevata latitudine (78°N), la stazione CDA è visibile durante ogni singola orbita del MetOp, quando il satellite sorvola l'Artide.
Una volta raccolti, i dati inviati dal MetOp verranno ritrasmessi alle strutture dell'EUMETSAT di Darmstadt per l'elaborazione e la distribuzione. Oltre a ciò, alcuni dati in tempo reale del Polar System verranno trasmessi direttamente alle organizzazioni meteorologiche regionali ogni volta che il satellite entrerà nel campo di visibilità delle loro stazioni riceventi.
Grazie alle sue eccezionali caratteristiche di carico utile e capacità di trasmissione, il MetOp sarà in grado di rilevare i prodromi di condizioni climatiche severe, quali violente tempeste, che non possono essere osservate da un'orbita geostazionaria. Il satellite renderà quindi possibile l'invio di allarmi meteorologici con un anticipo decisamente superiore rispetto alle capacità dei sistemi attuali.
I dati che verranno raccolti dal MetOp-A e dagli altri satelliti dello stesso programma forniranno una nuova dimensione alle nostre conoscenze sull'atmosfera e sul clima terrestre. Questi dati non consentiranno soltanto un nettissimo miglioramento della precisione delle previsioni meteorologiche europee e mondiali, ma permetteranno alla comunità scientifica di sviluppare modelli climatici globali più sofisticati, in grado di favorire una maggiore comprensione del mutamento climatico globale e una più attenta focalizzazione delle politiche ambientali internazionali.
Per approfondimento
Video – Lancio del satellite MetOp
Credits: ESA
Scritto: da LuisB
00:25 Scritto in Ricerca, Scienza, Tecnologia | Link permanente | Segnala | Tag: Scienza, Tecnologia, Ricerca, Spazio, Meteo, Satellite, ESA
lunedì, 25 settembre 2006
La strada dei biocarburanti
Il biodiesel ricavato dalla soia e l’etanolo dal mais possono dare un contributo al nostro fabbisogno energetico, ma il loro apporto sarà tutt’altro che decisivo. Il recente studio realizzato da Jason Hill dell’ Università del Minnesota, questa analisi la più completa mai realizzata sui cicli vitali dei due carburanti, considerando sia il dispendio energetico sia il rilascio di inquinanti, quali pesticidi e fertilizzanti, per ogni fase del processo che conduce dalla piantagione al prodotto finito.
L’analisi è in parte confortante perché smentisce il timore che i due carburanti fornissero meno energia di quella necessaria a produrli, il biodiesel restituisce, infatti, il 93% di energia in più e l’etanolo il 25%. Con questi numeri, tuttavia, le due colture sono ben lontane dall’assicurare un contributo importante ai fabbisogni energetici di un paese moderno.
Negli Stati Uniti, se anche si dirottasse a fini energetici l’intera produzione di soia e mais, si coprirebbe solo il 12% dei consumi di benzina e il 6% di quelli di diesel. Sul piano ambientale i due carburanti sono abbastanza diversi, perché il biodiesel riduce del 41% i gas serra rispetto al diesel ordinario, mentre per l’etanolo il vantaggio sulla benzina è solo del 12%, la soia richiede inoltre molti meno pesticidi e fertilizzanti azotati.
Etanolo e biodiesel hanno un brillante futuro come additivi, per migliorare le prestazioni dei carburanti ordinari, ma non per sostituirli. Lo sviluppo delle loro filiere è in ogni modo importante per preparare il terreno alle prossime generazioni di biocarburanti, dal bilancio energetico migliore e coltivabile su terreni marginali, non in competizione con le colture alimentari.
Scritto: da LuisB
14:58 Scritto in Attualità, Energia, Motori, Ricerca, Scienza, Tecnologia | Link permanente | Segnala | Tag: Energia, Bioenergia, Biocarburanti, Biodiesel, Etanolo, Carburanti, Ambiente


































































