venerdì, 06 marzo 2009

Se pensi di avere un’idea rivoluzionaria per il Web 2.0

Picture1TI.jpgSi chiama Working Capital il progetto di venture capital con cui il gruppo Telecom Italia intende sostenere le migliori iniziative imprenditoriali nell’ambito delle nuove frontiere di web 2.0. Working Capital ha un visual che si rifà graficamente al logo di Google, per evocare la storia del brand come emblema di un successo editoriale sul web.

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lunedì, 09 giugno 2008

Viva la concorrenza energetica!

b3479869a30dac6737d13649e6c50054.jpgIl consiglio dei ministri europei si è riunito, lo scorso venerdì 6 giugno, per definire un nuovo orientamento generale sul mercato interno dell'energia. Due attori di primo piano di questo mercato, ognuno a suo modo, indiscutibilmente la Francia e l’Italia. Per molto tempo reticente, ormai anche la Francia non può tirarsi indietro davanti alla creazione di questo mercato. Ad oggi si potrebbe che ne può persino diventare il motore. Certamente, i cittadini italiani e francesi osservano increduli l'apertura del settore dell'elettricità alla concorrenza.

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venerdì, 30 maggio 2008

3800 fotografie per chilometro

b4f25fa9dcf5dba7a5c26f201eff0050.jpgPer il suo nuovo servizio di mappe e geolocation "Street View", Google ha già cominciato a fotografare tutte le strade delle città europee. Le prime apparecchiature di registrazione sono state utilizzate proprio in Italia. Questo photo-mobile scatta 19 fotografie in cinque metri di strada – ciò significa 3800 fotografie per chilometro corrente di strada.

 

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venerdì, 12 ottobre 2007

Ma quanto costa un caccia militare?

157e382edbd8d4df09305915f21c3b1d.jpgAlle quattro forze aeree europee che l'hanno ordinato, mantenerlo in linea costerà il 50 per cento di quanto avranno già speso per acquistarlo, vuole dire 15-18 miliardi di Euro, al posto di circa 36 miliardi di ricavato. Da uno studio sui benefici economici e industriali del programma del caccia europeo Typhoon, redatto l'anno scorso da un'università Americana su "ispirazione" del Consorzio Eurofighter. Questo dato la dice lunga sul considerevole impegno economico richiesto nella gestione delle flotte di aerei di combattimento dell'ultima generazione.

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martedì, 09 ottobre 2007

Silicio il grano di sabbia porta fortuna

aa6a900c3c6df964f2405fecb4d3bc0e.jpgDallo sconfinato deserto del Sahara e della Namibia alle spiagge di Rio de Janeiro o i vari laghi di cava in Italia luoghi che possono già da oggi svolgere un ruolo importante – e per di più molto lucrativo – per fronteggiare i crescenti problemi energetici del pianeta. Ciò che li accomuna è la presenza di silicio nella loro sabbia. Con una quota del 25,8 per cento, questo elemento chimico di simbolo Si della tavola periodica è secondo soltanto all’ossigeno per presenza e reperibilità sulla crosta terrestre. Ma ad oggi prima di poterlo vendere con profitto bisogna sottoporlo a complessi, e soprattutto costosi nonché distabile impatto ecologico, processi di raffi nazione.

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giovedì, 21 giugno 2007

Il boom dei biocarburanti e la fame nella Corea del Nord

medium_08ethanol.600.gifL’attuale corsa ai nuovi carburanti ecologici e a basso costo stano cambiando radicalmente abitudine e alterando equilibri geoeconomici e sociali in mezzo pianeta. Ma in speciale nei paesi più deboli economicamente e socialmente. Gli alti prezzi attuali del petrolio hanno ridestato grande interesse in tutto il mondo per gli impieghi a fini energetici delle colture agrarie, creando nuove promettenti prospettive per l’agricoltura. Inoltre, il positivo impatto ambientale che ha la sostituzione dei prodotti petroliferi con i biocarburanti e la possibilità di ridurre le emissioni di anidride carbonica per rispettare il protocollo di Kyoto, hanno spinto molti Paesi nel mondo a emanare leggi che prevedono un crescente utilizzo di bioenergie.

Attualmente la corsa è concentrata maggiormente sui  biocarburanti. Esistono molte possibilità di produrre energia a partire dalle colture agrarie, come il bioetanolo da mais e barbabietola, il biodiesel dalle colture oleaginose (colza, girasole, soia), il biogas da mais trinciato, reflui zootecnici e biomasse.

Ma questo boom negli Stati Uniti dei biocarburanti derivati dal mais avrà gravi ripercussioni sulla già disastrata economia della Corea del Nord, che importa grandi quantità del cereale il cui prezzo negli ultimi tempi risulta in costante ascesa. La corsa al bioetanolo in atto negli Usa e le condizioni climatiche sfavorevoli in Australia assesteranno un duro colpo alla situazione alimentare in Nord Corea, che già versa in stato di crisi e necessita di urgenti aiuti dalla comunità internazionale. Il contraccolpo in realtà ha da tempo iniziato a concretizzarsi: nei primi quattro mesi dell'anno, il regime di Pyongyang ha dovuto sborsare circa 180 dollari Usa per ogni tonnellata di mais importato dalla Cina, un prezzo maggiorato del 28,6% rispetto allo stesso periodo del 2006.

medium_2007061505_big.jpgLo scorso anno il mais aveva ricoperto il 49,8% del totale di 78.692 tonnellate di cereali che Pyongyang aveva importato dal gigante cinese. Un recente rapporto della Fao, l'agenzia per l'alimentazione e agricoltura delle Nazioni Unite, ha prospettato il rischio di una grave carestia in Corea del Nord nel 2007 qualora non si trovino subito donazioni umanitarie per almeno 500.000 tonnellate di cibo.

Questa evoluzione presente nella Corea del Nord ci deve metterci in allerta per un futuro non tanto roseo per milioni di persone che non potranno acquistare materia prima che da sempre sono la base della loro alimentazione e tra poco tempo potranno essere il carburante delle nostre auto.

Per approfondimento

medium_nord_korea.2.gifLa Repubblica Democratica Popolare di Corea conosciuta più comunemente come Corea del Nord, occupa la metà settentrionale della penisola coreana, con a nordest la Russia, a nordovest la Cina, a sud la Corea del Sud, ad ovest il Mar Giallo (e poi la Cina) e ad est il mar del Giappone (e poi il Giappone). Le due coree sono ancora (dall'armistizio del 1953) tecnicamente in stato di guerra, e le relazioni fra i due paesi tendono a variare repentinamente da un'estremità all'altra.

Ufficialmente il governo nordcoreano si presenta come uno stato multipartitico guidato dai comunisti secondo l'ideologia politica della Juche, ma sostanzialmente il paese è sottoposto ad un duro regime dittatoriale. La Corea del Nord è uno stato segnato da una politica stalinista, isolazionista e autoritaria. Viene utilizzata la pianificazione centrale per organizzare le proprie politiche economiche e sociali. Le sue prese di posizioni ideologiche su questioni come il ruolo delle masse, quello degli intellettuali e il fervore rivoluzionario segnano la differenza fondamentale tra il regime nordcoreano, l'Unione Sovietica di Stalin o la Cina maoista.

Secondo Amnesty International è uno dei paesi con la peggiore situazione riguardo i diritti umani e le libertà fondamentali. Le condizioni di vita nella repubblica popolare sono fortemente segnate da una politica economica basata sull'industria pesante che ha causato un costante impoverimento del paese a partire dagli anni '70. Non sono disponibili dati ufficiali circa il reddito pro capite medio e il livello di povertà. La Corea del Nord comprende 120.540 km2, ed ha circa 22.7 milioni di abitanti (luglio 2004).

E per il futuro quali le prospettive nel mercato globale dei biocarburanti? Con la riforma delle norme Rfs (Renewable Fules Standard) in atto, gli Stati Uniti restano i principali protagonisti dei grandi cambiamenti in questo settore, ma la crescita del comparto dei biocarburanti (e dell’etanolo in particolare) è prevista anche per altri Paesi. Il dipartimento americano di energia stima che entro il 2020 a livello mondiale saranno prodotti circa 330 miliardi di litri di biocarburanti (oggi si viaggia intorno a 40 miliardi), con l’Unione europea e la regione Eurasiatica che contribuiranno per il 23%, il Sud-Est Asiatico-Oceania e il Nord America ognuno per il 34,5% e il Sud America per il restante 8 per cento. Proprio l’aumento nella produzione di bio-etanolo sarà uno degli elementi chiave del settore cerealicolo e una determinante fondamentale dei futuri assetti di mercato.

medium_P-010297-00-2.jpgL’Unione europea e l’utilizzo dei biocarburanti, in particolare, attraverso la direttiva 2003/30/Ue e la Comunicazione della Commissione europea (Sec n.142 del 08/02/2006), ha cercato di:

-          Porre degli obiettivi di consumo dei biocarburanti per autotrazione, che avrebbero dovuto rappresentare il 2% del totale entro il 2005 e il 5,75% entro il 2010;

-          Promuovere maggiormente la loro produzione e il loro utilizzo nell’Ue

-          Avviare i preparativi per un loro impiego su vasta scala, migliorandone la competitività in termini di costi, con coltivazioni di materie prime dedicate. Inoltre, con la riforma del 2003 della Politica agricola comunitaria è stato introdotto un premio speciale a sostegno delle colture energetiche, pari a 45 euro all'ettaro per una superficie massima garantita di 1,5 milioni di ettari (la Commissione ha proposto di aumentare la superficie massima garantita che può beneficiare degli aiuti dagli attuali 1,5 milioni a 2 milioni di ettari).

La risposta dei vari Paesi per incrementare la diffusione dei biocarburanti in base al piano europeo è stata assai diversificata. Alcuni Stati molto “virtuosi” hanno puntato decisamente su questa opportunità ed hanno creato delle vere e proprie filiere energetiche, come il caso della Francia, mentre altri stanno ancora pensando come raggiungere gli obiettivi prefissati dalla UE, e stiamo parlando dell’Italia.

medium_croppower_zapfhahn1_166x198.jpgIl bioetanolo negli Usa, la politica degli incentivi dell’amministrazione Bush e la grande disponibilità di mais per trasformazioni non mangimistiche ha dato un forte impulso all’industria dell’etanolo negli Usa. Se nel 2005 si contavano 95 raffinerie di etanolo in 19 stati, con una produzione di quasi 15 miliardi di litri, nel 2006 sono già attivi oltre 100 impianti, ed altri 49 sono in costruzione. L’utilizzo della granella di mais per etanolo ha superato quest’anno il 15% della produzione statunitense (una cifra record di 37,5 milioni di tonnellate di granella), fornendo più di 17 milioni di litri di bioetanolo.

Alcuni studi indicano la possibilità che nei prossimi 5 anni vi siano importanti cambiamenti nella ripartizione d’uso della granella di mais. Infatti è previsto che la superficie a mais salga di oltre il 10%, con aumenti di produzione del 18,3%. Le maggiori rese verranno indirizzate per le enormi richieste dell’industria del bioetanolo (che potrebbe aumentare del 77,8%), registrando al contempo un calo del 1,9% nell’impiego diretto della granella nel settore mangimistico e del 18% nelle esportazioni.

Questa impressionante corsa al rialzo (la produzione di etanolo è praticamente raddoppiata in soli 4 anni e si prevede raddoppierà ancora nei prossimi 5 anni) sembra senza fine e sta spingendo verso l’alto i prezzi internazionali della granella di mais. Per dare un’idea dei livelli raggiunti, basta osservare i futures di fine anno per la granella alla borsa di Chicago, ossia i contratti per consegna dicembre 2006, che nelle ultime sedute hanno superato i 3$/bushel, rispetto a valori dell’anno scorso intorno a 2,4-2,5$/bushel.

medium_627614_86031096.jpgIl mais (Zea mays) è una pianta erbacea annuale della famiglia delle Graminacee (tribù delle Maydeae). La pianta proviene dall'America centro-meridionale ed il suo nome ha origine arauca (maiz).

Per riferirsi al mais si utilizzano numerosi sinonimi, tra i quali granturco o granoturco, granone, formentone, formentazzo, frumentone, grano siciliano, melica o melega, melgone, melgotto, biava, ecc.

Scritto: da LuisB

lunedì, 15 gennaio 2007

Terra SOS – Pianeta nel caos

medium_new-orleans-katrina.jpgSecondo l’Organizzazione Mondiale della Meteorologia il 2006 è stato il sesto anno più caldo del secolo e nelle “classifiche meteorologiche” potrà vantare l’Autunno più caldo degli ultimi 500 anni in Europa. Secondo i dati, le temperature medie di settembre e ottobre sono state di circa 11°, ovvero 1,8° sopra la media del periodo, mentre novembre ha segnato un’anomalia di oltre 2,5° oltre la media del periodo.
Con questi numeri l’autunno 2006 si attesta come più caldo di oltre un grado delle tre precedenti annate da record, il 1771, il 1938 e il 2000. Queste variazioni segnano un trend. Le temperature autunnali in Europa sono aumentate di circa 0,45° per decennio negli ultimi trenta anni; i dati mostrano che l’ultimo trentennio è stato in assoluto il più caldo e gli ultimi dieci anni la decade più calda.
medium_city_Europa.JPGIn Europa il riscaldamento più significativo si è registrato su Scandinavia e isole britanniche. Questo progressivo innalzamento delle temperature fa sì che il ghiaccio dell’oceano Artico continui a scendere con una diminuzione media dell’8,59% ogni decennio ovvero 60 mila Km2 in meno l’anno, una superficie superiore a quella della Svizzera. Ma anche senza ricorrere ai dati, basta guardare ai boccioli di rosa nei giardini o i prati verdi delle Alpi per capire che qualcosa non quadra in questo strano paesaggio quasi “invernale”.
La Commissione Europea in queste settimane ha lanciato un pacchetto integrato per ridurre le emissioni nel corso del XXI secolo. Obiettivo finale quello di una gestione intelligente dell'energia disponibile e mantenere sotto controllo il cambiamento climatico.
Il documento della Commissione appare concreto e le misure che indica sembrano realistiche. In particolare l’Unione Europea indica l’obiettivo di una riduzione del 20% del valore del 1990 delle emissioni di biossido di carbonio (anidride carbonica) e di altri gas serra entro il 2020. Questa percentuale dovrebbe essere incrementata al 30% nel contesto di un protocollo internazionale più ampio. Entro il 2050, poi, l’obiettivo è di dimezzare le emissioni, sempre rispetto a quelle del 1990.
medium_pollution_global_hires.jpgUn piano di così ampio respiro è ormai vitale per la salute del nostro pianeta, il 2012 è l’anno in cui termina il protocollo di Kyoto, che è stato un primo passo significativo, perché a livello internazionale ha permesso di mobilitare governi e popoli per un obiettivo comune. Si tratta quindi di proseguire nel processo e di aumentarne significativamente la portata, anche con azioni unilaterali.
Secondo le stime, queste misure a livello planetario dovrebbero essere in grado di limitare l’aumento di temperatura a livello globale sotto i 2°.
Ma è una previsione significativa?
medium_20060708-26-EUR-L4UHFnd-MED-v01.jpgRispetto agli anni in cui è stato siglato, certamente abbiamo capito di più il funzionamento dei meccanismi climatici e queste previsioni a medio-lungo termine sono di conseguenze piuttosto credibili. Però, tuttavia, al di là delle soluzioni fisico-matematiche, lo stato attuale dell’inquinamento del nostro pianeta è oggettivamente preoccupante, per questo ci basti pensare alle mappe di ossido di azoto ricavate da ENVISAT, il satellite ambientale dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), o alle misure satellitari di biossido di carbonio.
Oggi si può sperare in un’azione condivisa anche alla luce del recente Rapporto Stern che ha avuto una notevole eco e che quantizza le conseguenze economiche del cambiamento climatico. La conclusione e che i costi che oggi dobbiamo pagare per limitare il cambiamento climatico sono di gran lunga inferiori rispetto a quelli che dovrebbero pagare le generazioni future se non facessimo niente. Anche perché l’inquinamento, al di là del cambiamento climatico, è responsabile di un numero sempre maggiore di decessi in ambienti per complicazioni alle vie respiratorie o che indicano una diffusione sempre maggiore di irritazione delle vie aeree e di altre reazioni allergiche, come l’asma.
medium_0_1020_405135_00.jpgE con l’industrializzazione sempre maggiore dei paesi emergenti è difficile pensare che la situazione possa migliorare se non interveniamo alla tutela della biodiversità. Da più parti, infatti, ci sono indizi che sia in corso una vera e propria estinzione di massa. Si stima che ogni giorno scompaiano circa 100 specie animali. Non se ne accorge nessuno perché si tratta soprattutto di insetti, ma sono stati recentemente lanciati anche allarmi anche per la diminuzione della popolazione di orsi bianchi, messi in difficoltà dall’arretramento dei ghiacciai.
L’inquinamento e il cambiamento climatico sono stati identificati come alcune delle cause di questa apparente estinzione di massa. Per ridurne il tasso, l’ONU ha varato la Convenzione sulla diversità biologica. Dal canto suo l’ESA ha ideato il progetto DIVERSITY, che si prefigge il controllo satellitare delle attività di implementazione del progetto, in particolare del Centro America, una delle maggiori riserve di biodiversità del mondo. Saranno realizzate mappe delle barriere coralline, mappe della distribuzione delle mangrovie, saranno implementati servizi per il controllo della qualità dell’acqua, verranno studiati i flussi migratori tra Isole Galapagos e Isole Cocos e così via.
medium_800px-Regnbyge.jpgUn recente risultato di alcuni ricercatori dell’Università di Miano e di Cagliari evidenzia addirittura una relazione tra il cambiamento climatico e disagio psichico. Secondo la ricerca, che sarà pubblicata sul Journal of affective disorders e che ha preso in esame i dati dal 1974 al 2003, c’è un evidente legame tra incremento della temperatura e incremento della probabilità di occorrenza di suicidi. La relazione vale soprattutto per i maschi ed è evidente per il periodo che va dalla tarda primavera alla fine dell’estate.
La relazione tra temperatura e tendenza all’omicidio era già nota, naturalmente, ma è la prima volta che in Italia si dimostra che lo stesso disagio vale anche per i suicidi. Esiste anche un altro periodo “a rischio”: sono i mesi di novembre e dicembre, quando un maggior calore in atmosfera comporta una più ampia copertura nuvolosa e, dunque, una minore esposizione diretta al Sole. Per le donne non sono state trovate correlazioni analoghe: la spiegazione che viene data, dal punto di vista psicologico, è che, in media, una donna dispone di una migliore rete sociale: più amici e più capacità di esprimere sentimenti.
Per approfondimento
medium_599px-The_Earth_seen_from_Apollo_17.jpgIl Protocollo di Kyoto è un trattato internazionale in materia di ambiente sottoscritto nella città giapponese l'11 dicembre 1997 da più di 160 paesi in occasione della Conferenza COP3 della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) ed il riscaldamento globale. È entrato in vigore il 16 febbraio 2005, dopo la ratifica da parte della Russia.
Il trattato prevede l'obbligo in capo ai paesi industrializzati di operare una drastica riduzione delle emissioni di elementi inquinanti (biossido di carbonio e altri cinque gas serra, precisamente metano, ossido di azoto, idrofluorocarburi, perfluorocarburi ed esafluoro di zolfo) in una misura non inferiore al 5,2% rispetto alle emissioni rispettivamente registrate nel 1990 (considerato come anno base), nel periodo 2008-2012.
È anche previsto lo scambio (acquisto e vendita) di quote di emissione di questi gas. Perché il trattato potesse entrare nella pienezza di vigore si richiedeva che fosse ratificato da non meno di 55 nazioni firmatarie, e che le nazioni che lo avessero ratificato producessero almeno il 55% delle emissioni inquinanti; quest'ultima condizione è stata raggiunta solo nel novembre del 2004, quando anche la Russia ha perfezionato la sua adesione.
medium_737.jpgTra i paesi non aderenti figurano gli Stati Uniti, responsabili del 36,1% del totale delle emissioni (annuncio fatto nel marzo 2001). In principio, il presidente Clinton aveva firmato il Protocollo durante gli ultimi mesi del suo mandato, ma George W. Bush, poco tempo dopo il suo insediamento alla Casa Bianca, ritirò l'adesione inizialmente sottoscritta dagli USA. Alcuni stati e grandi municipalità americane, come Chicago e Los Angeles, stanno studiando la possibilità di emettere provvedimenti che permettano a livello locale di applicare il trattato, il che comunque non sarebbe un successo indifferente: basti pensare che gli stati del New England, da soli, producono tanto biossido di carbonio quanto un grande paese industrializzato europeo come la Germania. Anche l'Australia ha annunciato che non intende aderire all'accordo, per non danneggiare il proprio sistema industriale. Non hanno aderito neanche Croazia, Kazakistan e Monaco.
Riscaldamento globale (global warming nella letteratura scientifica in inglese) è un termine popolarmente usato per descrivere l'aumento nel tempo della temperatura media dell'atmosfera terrestre e degli oceani. Il termine scientifico corretto è invece surriscaldamento globale.
Documenti
Protocollo di Kyoto (Documento in formato Pdf in lingua italiana)
Video

SOS Terra - Earth SOS
Video inviato da LuisB
Scritto: da LuisB

 

giovedì, 09 novembre 2006

Italia alla ricerca del vero vantaggio competitivo

medium_D0001396.jpgIn questa epoca di globalizzazione totale dove costantemente aumentano gli scambi internazionali e, quindi, aumenta la concorrenza ed il confronto tra le economie dei singoli paesi, e concetti chiave del successo aziendale sono basicamente due:

-         Innovazione

-         Formazione

La prima sicuramente spaventa i piccoli imprenditori e manager perchè viene associata automaticamente alla grande impresa. E invece l’Italia è piena di piccole media industrie (PMI) innovative, che presidiano le loro nicchie a livello globale proprio perchè sviluppano quella innovazione "invisibile " che è dedicata innanzitutto ai processi:

-         Razionalizzazione degli sprechi di tempo e di materiali

-         Miglioramento della catena logistica

-         Procedure amministrative

-         Reti commerciali

-         Formule di vendita

-         Campagne di comunicazione

medium_KS119902.jpgPoi c'è l'innovazione nel senso più comune del termine, quella di prodotto, e anche in questo caso non c'è nessuna legge economica che la faccia coincidere con le aziende di grandi dimensioni. Basti pensare a tanti prodotti innovativi nei settori del fashion, nelle calzature, nell'arredamento, nella meccanica, nell'agroalimentare ecc. realizzati da aziende piccole e medie che sono con il passare degli anni diventate riconosciute e come leader all’estero, proprio grazie a questi successi.

Non è necessario avere un guro in azienda. Il più delle volte sono il puro ingegno dell'imprenditore, del direttore di stabilimento, di un uomo del marketing, di uno di quei quadri tecnici che rappresentano la spina dorsale del sistema produttivo italiano, a far scattare la scintilla dell'innovazione.

medium_GS209003.jpgPoi, e arriviamo alla seconda parola chiave, bisogna lavorare sulla formazione. Anche su questo versante non ci dobbiamo spaventarci: non è necessariamente obbligatorio un master alla London Business School, e non automaticamente chi consegue un master presso istituti universitari rinomati internazionalmente sarà la persona chiave del successo aziendale. Formazione è un concetto insieme più semplice e più diffuso: riguarda l'attenzione continua allo sviluppo del potenziale - manageriale e tecnico - di quelle che oggi si chiamano "risorse umane" (un tempo erano semplicemente "il personale"), con l'obiettivo di mettere le persone al posto giusto e di motivarle adeguatamente.

Gli obiettivi possono essere raggiunti anche con adeguati investimenti in R&S, si rileva però che l’Italia è l’ultimo, tra i maggiori paesi industrializzati, per percentuale di PIL investita in R&S e che la maggior parte degli investimenti in R&S proviene dal settore pubblico. La scarsa propensione del settore privato ad investire in ricerca riduce ulteriormente la quantità della stessa che si “trasforma” in nuovi prodotti e, quindi, in vantaggio competitivo.

medium_KS112453.jpgLa tentazione è tagliare questi investimenti nei periodi difficili. Non c'è errore più grande. Perchè il futuro è di quelle aziende che lavorano senza interruzione per migliorare le competenze dei propri collaboratori. Ma anche di quelle aziende i cui quadri investono di continuo su se stessi tenendosi sempre aggiornati sulle evoluzioni dei mercati e sugli strumenti manageriali, tenendo costantemente viva la curiosità intellettuale sui fondamentali del proprio lavoro. I paesi a tecnologia intermedia, come l’Italia, e le sue PMI, rischiano di sentire maggiormente la concorrenza dei paesi emergenti, che siano la Cina, India ma anche paesi europei come la Romania, soprattutto per le produzioni tradizionali per le quali la competitività si gioca principalmente sul prezzo e, quindi, dove incide maggiormente il costo del lavoro. Di conseguenza occorre operare investimenti al fine di migliorare le produzioni tradizionali per far emergere il fattore “qualità” quale elemento su cui giocare la competitività dei prodotti, e aumentare la presenza industriale in settori high-tech che assicurano maggiore valore aggiunto, crescita e stabilità occupazionale. È questo il vero vantaggio competitivo che trainerà l’Italia nel futuro.

Per approfondimento

medium_PR86831.jpgCon la nozione di vantaggio competitivo si intende il risultato di una strategia che permette all’impresa di occupare e mantenere un posizionamento favorevole nei mercati in cui essa opera e che tendenzialmente si traduce in una redditività superiore a quella media dei concorrenti effettivi e potenziali.

Scritto: da LuisB

martedì, 31 ottobre 2006

Il nanouniverso delle nanotecnologie

medium_smallbearing_ne1_animation.gifIl 29 dicembre 1959 il celebre fisico Richard Feynman tenne un discorso, intitolato "Thre’s Plenty of room at the bottom", al Californian Institute of Technology, nell’ambito del convegno annuale dell’American Phisical Society. "Voglio parlare della manipolazione e del controllo delle cose su piccola scala - spiegava alla platea Feynman, che nel ’65 avrebbe vinto il premio Nobel- spesso si parla di motori elettrici grandi quanto un’unghia, ma questo è nulla… per quanto ne so i principi della fisica non impediscono di manipolare le cose atomo per atomo. Non è un tentativo di violare alcuna legge; è qualcosa che in principio può essere fatto, ma in pratica non è successo perché siamo troppo grandi". In seguito Feynman spiegò, numeri alla mano, come fosse possibile trascrivere i 24 volumi dell’Enciclopedia Britannica sulla punta di uno spillo.

medium_kawalab2.jpgDunque, manipolare gli atomi per costruire oggetti infinitamente piccoli, questa intuizione fa di Feynman il precursore delle nanotecnologie. A coniare questo termine fu molti anni dopo, nel 1975, Eric Drexler, il quale definì così la "sua" scienza: "una tecnologia a livello molecolare che ci potrà permettere di porre ogni atomo dove vogliamo che esso stia. Chiamiamo questa capacità nanotecnologia, perché funziona sulla scala del nanometro, 1 milionesimo di metro".

Per non perderci troppo nei tecnicismi possiamo dire che la nanotecnologia è la tecnica che consente di costruire oggetti, dispositivi, materiali che hanno le dimensioni del miliardesimo di metro. Le nanostrutture offrono molteplici vantaggi (in primis il risparmio di spazio e la possibilità di controllare le proprietà dei materiali senza alterarne la composizione chimica), permettendo al tempo stesso di migliorare la potenza e la capacità di memoria dei dispositivi informatizzati. Gli strumenti di questa tecnologia consistono in macchine microscopiche in grado di agire su singoli atomi.

Queste intuizioni furono accolte con grande entusiasmo dall’opinione pubblica, in quanto aprivano la strada a prodotti che trascendevano la capacità immaginativa, per confluire nella fantascienza.

Nel frattempo in ambito scientifico cominciarono a moltiplicarsi gli studi sulle nanotecnologie, con un progressivo ampliamento del campo d’indagine, dalla medicina alla meccanica, dall’informatica all’ambiente. Oggi parte di quegli studi si stanno concretizzando in realtà: l’era delle nanotecnologie è entrata nella sua fase attuativa.

Le nanotecnologie nella medicina

medium_scott03_sm.jpgIl DNA può essere replicato con la PCR, ma si può sfruttare anche un'altra proprietà intrinseca: quando la doppia elica della sua molecola viene aperta, tende a richiudersi non appena trova una catena complementare. Questo fenomeno è detto ibridazione e viene sfruttato con l'ausilio delle cosiddette sonde genetiche, frammenti di DNA appositamente preparati per andare a chiudersi su un preciso frammento.

E' un po' come avere un'esca alla quale può abboccare solo quel particolare pesce. Quindi disponendo di un campione in cui si presume la presenza del DNA o dell'RNA di un certo batterio o virus e mettendolo a contatto con le sonde, la cattura è certa e una volta che è avvenuta l'ibridazione si ha la produzione di un colore come nel caso dell'ELISA. E' però dall'incontro con l'elettronica e la miniaturizzazione più spinta (nanotecnologia) che questa metodica ha avuto un impulso risolutivo. Si tratta della nascita dei nanochip, veri e propri circuiti integrati elettronici sulla cui superficie sono distribuiti fino a 100 microscopici punti di test. Grazie alla proprietà elettriche delle molecole organiche, le sonde genetiche possono essere distribuite su questi "nanolaboratori" per mezzo di piccole correnti generate e controllate da un computer, dopodiché nel nanochip può essere immesso il campione da analizzare. Se nel campione è presente il materiale genetico di un virus o di un batterio si dirigerà inevitabilmente verso il punto di test in cui è presente la sonda genetica giusta (è un'attrazione fatale).

medium_zoom5.jpgI vantaggi di questa metodica sono moltissimi. Per esempio, si possono non soltanto individuare quali germi sono presenti, ma anche se sono di tipo resistente a questo o quell'antibiotico. Allo stesso modo si può determinare se un virus è o meno sensibile agli antivirali. Il pioniere di questa metodica, la statunitense Nanogen, ha già condotto esperienze sugli Stafilococchi meticillino-resistenti, un ceppo di batteri che più causa preoccupazioni in fatto di infezioni ospedaliere. Inoltre, potendo controllare contemporaneamente un così elevato numero di ipotesi, il lavoro di individuare il "nemico" diventa questione di ore. Tempo prezioso, se è in gioco la vita.

Campi di applicazione delle nanotecnologie

medium_pic8.JPGCampi di applicazione delle nanotecnologie sono pressoché illimitati e praticamente tutti i settori produttivi più importanti ne possono essere influenzati in maniera drammatica.

Le ricerche in corso hanno uno spettro molto ampio e riguardano:

-         Lo sviluppo e l’applicazione di materiali nuovi o migliorati (per i trasporti, tecnologie dell’informazione, le telecomunicazioni);

-         Prodotti chimici nuovi o migliorati (per es. nuovi catalizzatori);

-         Lo sviluppo di nuovi farmaci e di nuovi sistemi/dispositivi di cura;

-         Applicazioni per l’ambiente (stoccaggio e produzione) e l’energia;

-         La messa a punto di nuovi prodotti cosmetici e per l’industria alimentare;

-         Lo sviluppo di prodotti per il settore della difesa e quello aerospaziale.

Alcuni prodotti derivanti dalle nanotecnologie sono già disponibili sul mercato quali, ad esempio, nanopolveri con proprietà anti UV per creme solari e polveri nanostrutturate per coatings o vernici ma anche “hard disks” con superfici nanostrutturate per registrazione dati ad altissima densità. Altri prodotti sono attesi in tempi piuttosto ravvicinati come certi dispositivi fotonici per telecomunicazioni, superfici autopulenti, sistemi diagnostici basati sul principio “lab-on-chip”, nanocompositi. Infine, con un orizzonte temporale un po’ più lungo, ma comunque entro i prossimi 6-7 anni, sono attesi sistemi avanzati per la somministrazione di farmaci, protesi mediche più resistenti e con migliorata biocompatibilità, polimeri conduttori, migliori sistemi di produzione e stoccaggio dell’energia.

Il mercato globale delle nanotecnologie

medium_NAN031B.JPGLe nanotecnologie rientrano negli obiettivi di sviluppo di tutti i maggiori Paesi industrializzati. Le spese per l’attività di R&S in questo campo hanno superato nel 2005 i 9 miliardi di $ suddivisi in parti sostanzialmente uguali tra pubblici e privati. Per rendere più efficace il loro impegno, molti Paesi hanno attivato programmi specifici pluriennali per lo sviluppo delle nanotecnologie.

Una delle iniziative più importanti è la National Nanotechnology Iniziative (NNI), avviata nel 2001 negli USA con ingenti fondi federali. Il budget 2006 di 1,3 miliardi di $ ed analoga cifra è prevista per il 2007.

Iniziative simili sono attive in Paesi come Cina (dal 2001, quinquennale), Corea del Sud (decennale, dal 2001), Taiwan (su 6 anni, dal 2005 ), Israele dal 2001, in Irlanda. In altri Paesi quali Giappone, Germania, Francia, UK, Olanda sono state create agenzie nazionali ad hoc, spesso con la partecipazione di privati, con le necessarie risorse tecniche ed economiche. Si valuta il mercato mondiale attuale dei prodotti realizzati con le nanotecnologie a 32 miliardi di dollari, che dovrebbero diventare 1000 miliardi nel 2015. Le imprese attive nel settore sono già 1.600 nel mondo; i prodotti sul mercato sono già più di 200 nei settori dei cosmetici, degli articoli sportivi, dell’abbigliamento, dell’elettronica, dei rivestimenti superficiali, dell’edilizia.

Il mercato italiano delle nanotecnologie

medium_hands.JPGIn Italia le nanotecnologie sono una delle priorità dell’ultimo PNR, ma non sono indicati obiettivi precisi né dedicati fondi ad hoc. Il “Secondo Censimento italiano delle nanotecnologie”, realizzato da AIRI/Nanotec IT, ha evidenziato che l’impegno in questo campo è piuttosto intenso: vi sono infatti molti gruppi di ricerca impegnati nelle nanotecnologie, in parte di dimensioni ridotte, negli istituti universitari e negli Enti di ricerca, l’attività dei quali pero’ risulta talvolta frammentaria e non inserita in un disegno organico nazionale. Accanto a questi vi è anche una rilevante attività in campo industriale che coinvolge sia grandi che piccole e medie imprese, di cui alcune all’avanguardia nel loro settore.

La strumentazione medicale ed il settore farmaceutico subiranno un impatto importantissimo. Infatti, l’integrazione di tecnologie micromeccaniche, microelettroniche, dei materiali nanostrutturati e delle biotecnologie, consente di realizzare sistemi complessi – micromotori, microsensori, micropompe, veicolatori di farmaci, microottiche, ecc. - e di offrire funzionalità del tutto nuove alle esigenze mediche e terapeutiche. Si aprono quindi grandi opportunità se si sapranno trasformare le competenze scientifiche in nuovi prodotti e servizi che rispondano a precisi bisogni medici. La sfida ad oggi vede l’Italia non svantaggiata in termini di conoscenze mediche e nanotecnologiche, ma è necessario assicurare il lavoro interdisciplinare – e coinvolgere da subito imprenditori, investitori, esperti di mercato ed istituzioni di supporto.

Per approfondimento

medium_onion.jpgNanotecnologia, campo della scienza che si propone di manipolare singoli atomi e molecole per creare componenti elettronici e chip migliaia di volte più piccoli di quelli attuali. Il termine fu coniato da K. Eric Drexler nel 1986, anche se l'inzio delle ricerche in questo ambito si può far risalire agli studi di Richard P. Feynman nel 1959.

Due sono le strade seguite per operare a livello nanometrico. Una fa riferimento all’approccio cosiddetto “top down”, che significa ridurre con metodi fisici le dimensioni delle strutture più piccole verso livelli nano. La nanoelettronica e la nanoingegneria sono le aree di elezione per questo approccio nel quale possono essere sfruttate tecniche, quali per esempio la litografia a raggio elettronico, proprie della microelettronica e che proprio per questo tale approccio è sicuramente la strada di più immediato utilizzo per entrare nel mondo “nano”.

L’altra strada è invece quella cosiddetta “bottom up” che sta ad indicare l’approccio nel quale, partendo da piccoli componenti, normalmente molecole, si cerca di controllarne/indirizzarne l’assemblaggio utilizzandoli come “building blocks” per realizzare nanostrutture, sia di tipo inorganico che organico/biologico.

medium_270px-DNA_Overview.JPGDNA, L'acido desossiribonucleico o deossiribonucleico (DNA) è, dal punto di vista della biochimica, una macromolecola. È presente in tutti gli organismi viventi. È una molecola molto importante perché trasporta l' informazione genetica necessaria alla trasmissione dei caratteri ereditari. Ogni proteina presente negli organismi viventi deriva da un processo di sintesi che trae origine dall'informazione immagazzinata nel DNA. Di solito il DNA è a doppio filamento: è formato da due catene orientate in verso opposto, unite da legami idrogeno tra le basi azotate.

Ogni sequenza è determinata dall'altra, in quanto la regola di appaiamento A-T, G-C è imposta dalla dimensione delle basi e dal numero e dalla disposizione dei legami idrogeno che esse possono formare. Si dice anche che i due filamenti sono complementari. I due filamenti sono avvolti l'uno attorno all'altro in una doppia elica, struttura che corrisponde ad un minimo di energia. Quelle di DNA sono molecole molto lunghe: un cromosoma umano medio contiene un doppio filamento di DNA lungo 8 centimetri! Le cellule devono quindi utilizzare meccanismi molto sofisticati per riuscire a comprimere tutto il loro DNA nell'esiguo spazio del volume nucleare.

Link

La National Nanotechnology Initiative della Nsf, che regola l'impegno del governo americano nel settore, sta svolgendo una serie di approfondite ricerche sui possibili vantaggi per l'ambiente che deriverebbero dalla nanotecnologia. (In lingua inglese)

Istituto Nazionale per la Fisica della Materia (INFM) - The National Institute for the Physics of Matter (INFM) carries out fundamental and applied research on the physical properties of atomic, molecular and condensed matter systems. INFM operates through a wide Network of Research Units, Laboratories and R&D Centres, and involves over 3500 scientists. (In lingua inglese)

Istituto per lo Studio dei Materiali Nanostrutturati (ISMN) - L’Istituto ISMN nasce nel 2002 dall'unione di 5 ex-Organi dell’Ente con esperienza nell’area della dei Materiali Innovativi, con particolare riferimento allo sviluppo di semiconduttori per i settori dell’optoelettronica e della fotonica; ai sistemi catalitici orientati all'abbattimento dell’impatto ambientale di alcuni processi di interesse industriale; alle metodologie di funzionalizzazione delle superfici e di manipolazione della materia; allo sviluppo di molecole organiche adatte alla realizzazione di biosensori e/o dispositivi di tipo bioelettronico. (In lingua italiana)

Nanoforum.org - European Nanotechnology Gateway. (In lingua inglese)

Video

Le nanotecnologie in medicina: in arrivo una rivoluzione (Fonte: EuroNews)

Scritto: da LuisB

lunedì, 30 ottobre 2006

Investire nell’agricoltura per la sicurezza alimentare

medium_01W.jpgL’agricoltura, che forse ora svolge un ruolo minore in molte economie industrializzate, deve ricoprire un ruolo di primo piano sulla scena mondiale se vogliamo che sul problema della fame cali finalmente il sipario.

Eppure, gli aiuti esteri a favore di agricoltura e sviluppo rurale continuano a diminuire. Si è passati dagli oltre 9 miliardi di USD l’anno, all’inizio degli anni ’80, a meno di 5 miliardi di USD alla fine degli anni '90. Nel frattempo si calcola che circa 854 milioni di persone al mondo restano sottonutrite.

Solo gli investimenti in agricoltura, accompagnati da un'adeguata assistenza scolastica e sanitaria, potranno risolvere questa situazione.

A livello mondiale, la maggior parte degli agricoltori è costituita da agricoltori di piccola scala. Come gruppo, essi sono i maggiori investitori in agricoltura, ma tendono ad avere un accesso inadeguato o precario al cibo. Se questi agricoltori riuscissero ad avere un margine di guadagno dal loro lavoro, essi potrebbero nutrire meglio le loro famiglie per tutto l’anno e reinvestire nella loro attività acquistando fertilizzanti, sementi di migliore qualità e attrezzature di base.

medium_02W.jpgI piccoli produttori si trovano ad affrontare numerosi ostacoli insormontabili: mancanza di credito, insicurezza nel possesso dei terreni, trasporti insufficienti, prezzi bassi, relazioni commerciali scarsamente sviluppate con l’industria agro-alimentare, per non parlare di eventi naturali come siccità, inondazioni, parassiti e malattie.

Nel termine industria agro-alimentare rientrano tutte le aziende locali, nazionali o internazionali che gestiscono o trasformano la produzione agricola nel suo scorrere lungo la catena degli approvvigionamenti al consumatore. Si tratta in genere di aziende che investono il loro capitale nelle infrastrutture di trasporto, trasformazione, vendita all'ingrosso e al dettaglio, e che vendono prodotti di base come riso e grano, prodotti di alto valore come verdure e ortaggi e prodotti di nicchia, ad esempio i fiori recisi. All’interno delle catene di approvvigionamento alimentare regionali e nazionali, i supermercati stanno diventando gli attori principali, in grado di definire qualità e standard nonché di far funzionare catene di approvvigionamento transnazionali.

Se la catena degli approvvigionamenti funziona bene, con ritorni sugli investimenti equi per tutti, l’agricoltore, ossia il primo anello della catena, guadagna abbastanza per nutrire la propria famiglia e reinvestire. L’occupazione creata dalle molte aziende nella catena degli approvvigionamenti permette ad un maggior numero di persone di vivere una vita decente. La fame diminuisce e la qualità della vita migliora.

medium_11W.jpgTuttavia sono molti i problemi per le industrie agro-alimentari nei paesi in via di sviluppo: mancanza di strade decenti, di ferrovie e di infrastrutture di mercato, mancanza di criteri di qualità e di standard riconosciuti, strutture legali inadeguate per far rispettare i contratti, difficoltà pratiche nello sviluppare accordi commerciali con numerosissimi agricoltori di piccola scala.

Sta intanto prendendo forma un nuovo modello di collaborazione fra settore pubblico e privato in materia di sviluppo rurale. Il modello include nuovi metodi per;

(1) riunire produttori e industria agro-alimentare,

(2) definire e far rispettare criteri di qualità e standard,

(3) rendere più favorevole il clima per gli investimenti in agricoltura

(4) fornire beni pubblici essenziali, come le infrastrutture rurali.

medium_13W.jpgUno dei maggiori problemi per chi trasforma e chi commercia è spesso quello di ottenere, in primo luogo, una quantità sufficiente di prodotti agricoli di qualità. In questo contesto, il settore pubblico può contribuire promuovendo cooperative e sistemi di piantagioni satellite; entrambi possono occuparsi di coltivazioni o allevamenti su ordinazione.

Le cooperative sono già attori importanti in agricoltura. Il settore pubblico può sostenere questi gruppi di produttori con tutele legali, con l’adeguata formazione in campo manageriale e commerciale, ed anche incoraggiando il settore privato ad assistere le cooperative in settori come le informazioni di mercato e le tecnologie di produzione. I sistemi di piantagioni satellite – accordi di subappalto nell’industria agro-alimentare - stanno conoscendo un ritorno. Le aziende offrono spesso assistenza tecnica, materiali e/o finanziamenti per aiutare gli agricoltori locali a coltivare un particolare prodotto che l’azienda acquisterà successivamente.

medium_09W.jpgI sistemi di piantagioni satellite possono rappresentare uno strumento efficace, a livello locale, per creare posti di lavoro e migliorare il reddito degli agricoltori.

I governi devono stabilire e far rispettare regolamenti e normative in grado di dar vita ad un ambiente sicuro e prevedibile per gli investitori privati. Prendiamo l’esempio di standard e criteri di qualità. Acquirenti e consumatori (sia dei paesi sviluppati che in via di sviluppo) chiedono, con sempre maggiore insistenza, alimenti di alta qualità prodotti secondo standard rigorosi per dimensioni, colore e forma. Più gli standard sono dettagliati e diffusi ampiamente, più facile è conformarsi per tutte le parti in causa.

Chiunque abbia denaro da investire, sia un singolo che un’azienda, compreso un piccolo proprietario terriero, deve decidere dove investire questo denaro. Se i ritorni sugli investimenti sono migliori in un altro settore (come la speculazione terriera o le piccole aziende in città), l’investitore, logicamente, investe in quel settore.

medium_08W.jpgLa politica pubblica e gli investimenti pubblici possono creare un clima favorevole agli investimenti in agricoltura; ad esempio, un ambiente contraddistinto da un buon sistema di governo e da un’amministrazione pubblica trasparente, in cui esiste stabilità e disciplina macroeconomica e, ovviamente, stabilità politica. D’altro lato, i maggiori ostacoli agli investimenti e all’imprenditoria sono invece i sistemi impositivi macchinosi associati alle amministrazioni inefficienti o corrotte. Mancanza di sostegno alla finanza rurale, capitale di rischio e microfinanza priveranno le industrie agro-alimentari del nutrimento di cui hanno bisogno per prosperare.

Mercati del lavoro, sicurezza della proprietà terriera, sicurezza alimentare: sono tutte responsabilità dei governi e aree critiche analizzate attentamente dai potenziali investitori, sia nazionali che esteri. Se questi elementi di base non appaiono solidi, o non risultano chiari né adeguati, gli investitori andranno altrove o investiranno in settori giudicati meno a rischio dell’agricoltura.

medium_17W.jpgGli investimenti infrastrutturali nelle zone rurali, specialmente per quanto riguarda acqua, strade, energia e comunicazioni, hanno un ruolo fondamentale nel promuovere la crescita in agricoltura.

Se i paesi riescono a creare le giuste condizioni, è facile immaginare grandi benefici sia per l’agricoltura in genere che per le famiglie degli agricoltori che vivono in povertà. In molti parti del mondo in via di sviluppo, il settore pubblico ha reagito con lentezza ai cambiamenti imposti dalla globalizzazione sui mercati. Il denaro investito per dare ai governi la capacità di aiutare i loro piccoli agricoltori e di incoraggiare gli investitori privati, è denaro ben speso.

Scritto: da LuisB

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