giovedì, 27 novembre 2008
Dall'animale all'uomo: l’evoluzione della catena tossica
Sono le uova che hanno fatto individuare la frode. Durante settimane, lo scandalo della melammina, questa sostanza fraudolentemente aggiunta al latte e che ufficialmente ha ucciso 4 bambini cinesi e ne ha reso malati più di 54.000, erano restati circoscritti ai prodotti lattici. Quindi, un giorno d'ottobre, un dispositivo di controllo ha individuato questo prodotto tossico in uova venute da Cina continentale in vendita in un supermercato di Hong Kong. Immediato panico della popolazione sul pollame: se il consumo del latte di mucca è relativamente recente in Cina, quello delle uova, dei polli e delle anatre, in compenso, è da sempre molto diffuso.
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martedì, 16 ottobre 2007
Il diritto all’alimentazione
Anche quest’anno, il 16 ottobre, oltre 150 Paesi, in tutto il mondo, celebreranno la giornata mondiale dell’alimentazione, ma la fame seguita a crescere nel pianeta. Il numero di persone che soffrono la fame ha continuato a crescere dopo il 1996, ed ha raggiunto attualmente cifre record. Oggi, nonostante le numerose dichiarazioni d’intenti sottoscritti negli anni scorsi dai governi di tutto il mondo, il numero dei malnutriti e dei sottonutriti nei paesi in via di sviluppo non accenna a diminuire. L’alimentazione è un fattore chiave nello sviluppo psico-fisico: troppo poco di tutto o troppo di tanto sono comunque condizioni dannose che impediscono a qualunque bambino, ricco o povero di sviluppare il suo potenziale.
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mercoledì, 26 settembre 2007
I 10 luoghi più inquinati del pianeta
Recentemente l’organizzazione ambientalista statunitense Blacksmith Institute, in cooperazione con Green Cross Svizzera, ha stilato l’elenco dei dieci luoghi più inquinati del mondo per il presente anno 2007. La maggior parte delle località inserite nella lista Dirty 30 si trova in Asia: Cina, India e Russia sono i Paesi più rappresentati.
I criteri alla base di questa selezione sono stati elaborati da un team di esperti internazionali che inglobano ricercatori della Johns Hopkins University, del Hunter College, della Harvard University, dell’IIT Delhi, della University of Idaho, del Mt. Sinai Hospital di New York e primari collaboratori di aziende internazionali per la tutela dell’ambiente. Per quanto riguarda la metodologia, quest’anno è stato dato maggior peso all’entità e alla tossicità della contaminazione e al numero delle persone esposte al rischio.
Nella lista quest'anno figurano Sumgait, in Azerbaijan; Linfen e Tianjin, in Cina; Sukinda e Vapi, in India; La Oroya, in Perù; Dzerzinsk e Norilsk, in Russia; Cernobyl in Ucraina e Kabwe, in Zambia. Sono in parte riconferme, in parte nuovi arrivi. Escono dai top ten, ma restano tra i primi trenta, Haina (Repubblica Dominicana), Ranipet (India), Mailuu Suu (Kirghizstan) e Rudnaya Pristan (Russia). Vi entra in cambio a pieno titolo il complesso industriale per la produzione del piombo di Tianjin, in Cina, considerato da solo responsabile della metà dell’inquinamento totale della regione.
Tra gli agenti tossici rilasciati in abbondanza nell'ambiente si trova in quantità massicce il micidiale piombo, una sostanza additata fra le più pericolose per lo sviluppo intellettuale dei bambini. Preso in considerazione per la prima volta anche il centro di Vapi, in India, un esempio di sfruttamento industriale «selvaggio»: in questa località sono presenti più di 50 fabbriche che contaminano il suolo e la falda freatica locale con pesticidi, PCB, cromo, mercurio, piombo e cadmio. La quantità di mercurio presente nella falda freatica di Vapi è 96 volte più alta di quella raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
C'è poi il centro minerario di Sukida, anch'esso presente in India, dove si concentrano oltre il 97% degli scarichi di cromo del Paese, rilasciati nelle riserve di acqua potabile da dodici miniere sfruttate senza il minimo controllo ambientale. Sumgait, in Azerbaijan, è un lascito dell’ex Unione Sovietica: un complesso industriale che inquina la regione con prodotti chimici industriali e metalli pesanti. Il risultato è un tasso di tumori tra la popolazione locale dal 22% al 51% più elevato della media del Paese. Particolare allarme desta l'alto numero di mutazioni genetiche registrato specialmente fra i neonati.
Nella Repubblica popolare cinese a detenere lo scettro della città più malsana è Linfen, nella provincia Shanxi, centro minerario importantissimo la cui attività estrattiva è legata al carbone. L'industria di Linfen, per dire, produce i due terzi del fabbisogno cinese di energia. Qui, l'emergenza è legata soprattutto all'inquinamento dell'aria che mette a rischio 200 mila persone, a causa della presenza di monossido di carbonio, arsenico, piombo e soprattutto delle terribili Pm-10, le particelle sottili che si insinuano ovunque.
Nella Federazione Russa a Dzerzinsk sono ben oltre 300 mila le persone potenzialmente a rischio, a causa della presenza di scarti chimici e tossici provenienti da una fabbrica che produceva armi nel periodo della guerra fredda. Dallo stabilimento uscivano anche gas nervino e altri gas letali i cui effetti tossici sono legati al triossido di arsenico, all'acido prussico, al fosgene, alla diossina e ad altri componenti chimici. Dzerzinsk - per i russi - è una città di morte e distruzione come dimostra anche l'aspettativa di vita degli abitanti: 42 anni per gli uomini e 47 per le donne.
In Sud America, nell’Perù più precisamente nella cittadina mineraria andina de La Oroya - dove ha anche sede un polo di industria pesante - che dagli anni Venti mette in pericolo la vita dei suoi abitanti, costantemente esposti a emissioni tossiche. Anche in questo caso si parla di altissimi livelli di piombo nel sangue, soprattutto dei bambini, il cui sviluppo mentale, spiegano i ricercatori, è compromesso. Secondo gli studi condotti dal Dipartimento generale della salute ambientale del Perù nel 1999, il 19 per cento dei più piccoli ha livelli di metallo pesante nel sangue che eccedono le soglie consentite.
Nel continente africano lo Zambia, e in particolare, la città di Zabwe, che dista circa 150 chilometri dalla capitale Lusaka, qui il problema è soprattutto provocato dal letale piombo. Che si infiltra ovunque, anche nel sangue dei abitanti più piccoli. Zabwe è una delle sei città ubicate nella zona del Copperbelt, un tempo fiorente area industriale dello Zambia proprio a causa dei giacimenti minerari. Fino al 1964 si è continuato a estrarre (centralizzato soprattutto sull’piombo) senza che il governo centrale – uno dei più corrotti all’mondo - prendesse alcuna misura di sicurezza. Oggi industrie e miniere non sono più attive, ma è rimasto l'inquinamento in maniera constante nello territorio. Il livello di contaminazione del suolo da piombo, zinco, cadmio e rame in un'area di oltre 20 chilometri quadrati è molto più alto rispetto alle soglie indicate dall'Organizzazione mondiale della sanità. Abitanti a rischio ad oggi superano e 250 mila individui.
Per approfondimento
Blacksmith Institutel’organizzazione opera in tutto il mondo per identificare e bonificare i luoghi più inquinati del pianeta, utilizzando una metodologia da loro definita “Pollited Place” che mira a concentrare gli sforzi sugli interventi più efficaci.
Sulle aree inquinate più estese l’organizzazione lavora assieme a partner locali, comprese le autorità governative ambientali, per identificare interventi su larga scala e per recuperare i fondi necessari dalle diverse agenzie internazionali. Dal 1999 ad oggi il Blacksmith Institute ha completato 22 progetti in 6 paesi e attualmente é impegnato in 42 progetti in 12 nazioni.
Il termine inquinamento si riferisce ad un'alterazione di una caratteristica ambientale causata, in particolare, da attività antropica. Il termine è quanto mai generico e comprende molti tipi di inquinamento, il suo uso inoltre non è legato al solo inquinamento ambientale.
Generalmente si parla di inquinamento quando l'alterazione ambientale compromette l'ecosistema danneggiando una o più forme di vita. Allo stesso modo si considerano atti di inquinamento quelli commessi dall'uomo ma non quelli naturali (emissioni gassose naturali, ceneri vulcaniche, aumento della salinità).
Quando si parla di sostanze inquinanti solitamente ci si riferisce a prodotti della lavorazione industriale (o dell'agricoltura industriale) tuttavia è bene ricordare che anche sostanze apparentemente innocue possono compromettere seriamente un ecosistema: per esempio del latte o del sale versati in uno stagno. Inoltre gli inquinanti possono essere sostanze presenti in natura e non frutto dell'azione umana. Infine ciò che è velenoso per una specie può essere vitale per un'altra: le prime forme di vita immisero nell'atmosfera grandi quantità di ossigeno come prodotto di scarto per esse velenoso. (Fonte; Wikipedia)
I dieci luoghi più inquinati del mondo 2007.pdf
Rapporto Blacksmith 2007 (lingua inglese) (Documento in formato PDF 1 MB)
Link
I dieci luoghi più inquinati del mondo 2007 (Mappa interactiva)
Album fotografico - I 10 luoghi più inquinati del pianeta
Scritto: da LuisB
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venerdì, 15 giugno 2007
La mela frutto più inquinato
È la frutta la regina dei fitofarmaci, più "inquinata" rispetto alle verdure. Solo la metà dei campioni di frutta (54 per cento) è, infatti, esente da residui di pesticidi, mentre i campioni decisamente irregolari si attestano sull'1,7%. Eclatante è il caso delle mele, frutto associato tradizionalmente alla salute, di cui solo il 39% è esente da pesticidi; il 30% dei campioni analizzati presenta più di un principio attivo e addirittura il 3,6% risulta irregolare.
Anche il 20% dei prodotti derivati risulta contaminato da uno o più principi attivi: un dato particolarmente significativo se si pensa che tra questi compaiono proprio quei prodotti tipici del Made in Italy (come l'olio e il vino) e alcuni tra gli alimenti preferiti dai bambini come succhi di frutta e omogeneizzati. Oltre l'84% delle verdure analizzate risulta, invece, regolare e privo di residui chimici, il 15% presenta uno o più residui e l'1% è proprio irregolare.
Sono questi i risultati di Pesticidi nel piatto 2007 di Legambiente, dossier sulla presenza di residui chimici sull'ortofrutta realizzato sulla base dei dati forniti dai laboratori pubblici provinciali e regionali relativi alle analisi condotte nel corso del 2006. Da segnalare una fragola analizzata in Sicilia, che detiene il record di sostanze ritrovate con ben 8 principi attivi. Ancora la Sicilia registra un campione di pere con 7 sostanze presenti.
Scritto: da LuisB
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sabato, 21 aprile 2007
Fragole fuori stagione provocano danni ambientali
La coltivazione delle fragole spagnole, già commercializzate abbondantemente in Italia nei primi mesi dell’anno, ha ridotto del 50% il flusso di acqua diretta verso le paludi di Donana, provocando la progressiva aridità di una tra le più importanti zone paludose dell'Unione Europea.
Circa il 95% delle fragole spagnole, infatti, crescono in un'area di 5.000 ettari, patrimonio mondiale dell'Unesco. A denunciarlo è il Wwf, che invita per questo motivo i consumatori a boicottare il prodotto. La produzione di questo frutto ha inoltre un alto potere inquinante, risultante dalle 4.500 tonnellate di spreco di plastica annuale e dall'utilizzo di pesticidi già banditi dall'UE, come il bromometano.
Scritto: da LuisB
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giovedì, 19 aprile 2007
Comuni italiani la spesa sociale e' di 92 euro pro capite
Le risorse finanziarie impegnate per l'assistenza sociale erogata a livello locale nel territorio italiano nel 2004 ammontavano a 5 miliardi 377 milioni di euro. La spesa pro-capite nazionale è di 92 euro, circa, ed è in media più alta nelle regioni settentrionali. Questi sono alcuni dei dati contenuti in un'indagine dell'Istituto Nazionale di Statistiche sugli interventi e servizi sociali dei Comuni nel periodo 2004.
Risulta che I comuni del Centro e del Mezzogiorno gestiscono singolarmente la maggior parte delle attività socio-assistenziali; infatti, le quote di spesa impegnate direttamente dai comuni sono superiori all'85% e prossime al 100% in alcune regioni del Mezzogiorno. Per ciò che riguarda i comuni del Nord, per adempiere alle loro funzioni socio assistenziali si avvalgono di varie forme associative intercomunali e la quota di spesa impegnata dai singoli comuni e' inferiore al 70%.
L'assistenza fornita dai comuni riguarda principalmente le famiglie con minori, anziani e disabili. Su tali aree di utenza si concentra più dell'80% delle risorse impegnate, mentre i servizi destinati alle altre tipologie di beneficiari assorbono quote di spesa molto più contenute:
- il 7% per le politiche di contrasto alla povertà e all'esclusione sociale
- il 2% per gli immigrati
- l'1% per i tossicodipendenti.
Tra tutti i servizi sociali rilevati si e' focalizzata l'attenzione in particolare su alcuni: il servizio sociale professionale, l'assistenza domiciliare, gli asili nido e le strutture residenziali. Il servizio sociale professionale e l'assistenza domiciliare sono servizi molto diffusi sul territorio e assorbono più del 52% della spesa complessiva. Il servizio sociale professionale offre a singole persone o a nuclei familiari interventi di consulenza e di informazione sui servizi; prende in carico gli utenti e li aiuta a individuare i propri bisogni e ad attivare percorsi atti a risolvere le situazioni di difficoltà.
Si caratterizza per l'elevato numero di utenti presi in carico, in particolare nelle aree ''famiglia e minori'' (circa 712mila utenti) e ''anziani'' (circa 523mila utenti). L'assistenza domiciliare e' il servizio più diffuso in Italia e comprende tutte le prestazioni socio-assistenziali che possono essere fornite a domicilio: i servizi per la cura della persona e dell'abitazione, la distribuzione dei pasti, il telesoccorso e la teleassistenza e altri ancora.
Gli utenti sono principalmente anziani e disabili, la cui assistenza assorbe circa il 90% delle uscite complessive del servizio. Gli asili nido fanno parte delle strutture semiresidenziali di aiuto alle famiglie con figli e assorbono da soli quasi il 16% della spesa rilevata. E' l'unico servizio tra quelli considerati che serve una sola area di utenza.
Scritto: da LuisB
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martedì, 17 aprile 2007
Il servizio meteo degli allergici
Ufficialmente in questi giorni è arrivata la primavera, ma questa data non è per tutti l’arrivo della bella stagione sinonimo di quotidiana felicità. Ormai ai nostri giorni sono sempre più le persone che soffrono di allergie, specialmente quelli residenti nelle aree densamente urbanizzate ho ad altro traffico automobilistico, e per le quali questi mesi del primo caldo e della fioritura spesso comportano sofferenze di svariate tipologia.
Se fate parte di questa categoria allora cliccate Re-actine.it, un sito dedicato interamente alle varie forme di allergie con tante notizie e informazioni utili.
Tra i servizi offerti da Re-actine.it spicca il Meteo Polline, con le previsioni dei pollini in arrivo per tutta l’Italia. Iscrivendosi al servizio si ricevono gratuitamente ogni giorno le previsioni allergologiche nella propria casella di e-mail. Le altre aree del sito sono dedicate alle “novità” riguardanti le allergie, con articoli e notizie di attualità, ai ‘consigli per l’allergico’, la “descrizione” delle piante che possono provocare allergie e le modalità di rilevazione polline.
Per coloro che cercano la risposa personalizzata ho bisogno di assistenza può rivolgersi a un esperto nella sezione “l’Esperto risponde”. Se invece non siete sicuri di essere allergici potete sempre fare il test online e scoprire se il vostro è un semplice raffreddore o meno.
Per approfondimento
L'Allergia è una malattia del sistema immunitario caratterizzata da reazioni eccessive portate da particolari anticorpi (reagine o IgE) nei confronti di sostanze abitualmente innocue come ad esempio pollini.
Caratteristiche principali sono la specificità e la velocità.
- Specificità: essendo dovuta a reazione di un tipo di anticorpi la malattia si manifesta esclusivamente in presenza della sostanza verso la quale è diretto l'anticorpo. Sostanze dello stesso genere (esempio pollini) ma di diversa struttura molecolare (es pollini di 2 famiglie diverse) generano allergie diverse. In sintesi un paziente con una allergia verso un certo polline non ha sintomi se a contatto con pollini di altre famiglie e strutturalmente diversi.
- Velocità: la reazione allergica è per definizione immediata. Dal momento del contatto con la sostanza allergizzante al momento della manifestazione dei sintomi intercorrono da 5 a 30 minuti (mediamente 15 minuti).
I fattori che determinano la risposta allergica
La reazione allergica è una risposta complessa determinata dall’interazione di diversi fattori, genetici, immunitari e ambientali. L’esposizione a un certo tipo di polline, nel soggetto allergico, induce l'organismo a produrre anticorpi specifici, le immunogluline E (IgE). Diversi tipi di polline inducono diverse IgE. Le IgE prodotte si legano alla superficie di un certo tipo di cellule presenti nelle mucose e nei tessuti epidermici dei tratti del sistema respiratorio, inducendo a loro volta il rilascio di sostanze irritanti, come le istamine, che infiammano i tessuti dermici e delle mucose.
Esiste un certo grado di familiarità nella propensione di un individuo a diventare allergico, anche se questa familiarità non è stata provata in relazione al tipo di allergene. La permanenza in ambienti ricchi di pollini o l’abbassamento delle difese immunitarie, in seguito a una malattia o a un periodo di debilitazione, possono però contribuire allo sviluppo di allergie anche in individui non predisposti.
Diagnosi
Per identificare quale polline causa una certa allergia, è possibile effettuare diversi tipi di test. Un’attenta analisi delle abitudini e degli stili di vita del paziente, e di conseguenza delle probabili esposizioni in determinati periodi dell’anno, aiuta a limitare la ricerca. Tra i test veri e propri, quelli cutanei, eseguiti ‘graffiando’ o iniettando in un lembo di pelle estratti di diversi tipi di allergeni, consentono di verificare visivamente la risposta infiammatoria. Una ricerca più accurata può essere eseguita individuando le IgE nel sangue.
Prevenzione e trattamento
La migliore lotta contro l’allergia è cercare di evitare il contatto con la sostanza allergenica. Se questo è più facile nel caso di altri fattori allergenici, per quanto riguarda i pollini è assai più complicato perché significa non rimanere all’aperto nel periodo di migrazione, chiudere le finestre e utilizzare filtri dell’aria e sistemi di condizionamento. I sintomi possono essere mitigati con l’assunzione di farmaci da banco, decongestionanti, antistaminici e corticosteroidi nasali. In caso di allergie più gravi, i cui sintomi perdurano per periodi di tempo più lunghi e con maggiori effetti, è possibile effettuare una immunoterapia con molteplici iniezioni di allergene diluito a concentrazioni crescenti, in modo che l’organismo si abitui alla sua presenza e riduca la risposta immunitaria che scatena l’allergia.
Link
Re-actine, meteo allergici
Scritto: da LuisB
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martedì, 10 aprile 2007
Una miniaspirina al giorno o angioplastica?
Lungo gli ultimi anni ci hanno detto e ripetuto che una baby aspirina di 81 milligrammi presa ogni giorno è il modo migliore per prevenire un attacco cardiaco o uno stroke. Oggi l’US Preventive Services Task Force ha pubblicato una raccomandazione secondo cui chi ha precedenti familiari di cancro al colon o al retto e chi soffre di perdite di sangue intestinali, anche se limitate, è meglio che si astenga dal prendere l’aspirina perché i rischi sono maggiori dei benefici. Questo allarme arriva perché ogni anno negli Stati Uniti muoiono 56 mila persone per cancro al colon e al retto e ogni anno sono 150 mila i nuovi casi.
Questa forma tumorale è la seconda causa per numero di morti in America e colpisce soprattutto persone al disopra dei 50 anni che hanno avuto episodi familiari anche lontani. Tra la popolazione statunitense l’etnia afro americana sono la componente della società americana più esposta al cancro al colon ed al retto. Studi precedenti avevano messo in evidenza che una baby aspirina assunta ogni giorno poteva evitare che alcuni polipi potessero trasformarsi in tumore.
Ma il rapporto della Preventive Task Force smentisce questa affermazione. Qualcuno sostiene che la causa della diffusione della malattia è l’alimentazione a base di fritti e cibo spazzatura. Ma lo dice a bassa voce perché è meglio non andare contro gli interessi della potente industria alimentare.
Non occorre sottoporsi ad angioplastica se il malato non è in condizioni di emergenza. Questa la conclusione di uno studio condotto dalla School of Medicine dell’Università di Buffalo e pubblicato dall’autorevole New England Journal of Medicine. Il rapporto condotto per più di cinque anni su un campione di oltre 2000 persone mette in evidenza che la mania tutta americana di praticare l’angioplastica anche a persone che hanno solo problemi di dolore al petto, ovvero di angina, non riduce il pericolo di attacco di cuore che si manifesta nella stessa identica proporzione sia tra persone che hanno subito l’operazione che tra quelle che sono state sottoposte al tradizionale trattamento farmacologico a base di aspirina e anticoagulanti.
Praticare l’angioplastica (che consiste nell’inserire in una arteria un manicotto che ne allarga il condotto) è diventata negli Stati Uniti una operazione di routine che coinvolge ogni anno più di un milione di pazienti ad un costo medio di 50 mila dollari. Questo rapporto ha messo in subbuglio il mondo medico e milioni di americani. L’infarto è la causa di morte più diffusa in America. Una situazione farà incrementare, ancora una volta, il ritorno all’uso del bypass nei casi più gravi ed al trattamento con farmaci per la maggior parte dei pazienti.
Per approfondimento
Angioplastica, il suo nome per esteso è Angioplastica Coronarica Transluminale Percutanea o PTCA e consiste nella dilatazione meccanica, senza un vero e proprio intervento chirurgico, delle arterie coronarie. Queste sono i vasi che portano ossigeno e nutrimento al miocardio, cioè al tessuto muscolare di cui è fatto il cuore.
E’ comunemente detta angioplastica con palloncino, perché un palloncino gonfiabile è lo strumento che viene usato per riaprire i vasi parzialmente o totalmente ostruiti dalle placche aterosclerotiche.
A cosa serve
L’angioplastica ha lo scopo di ripristinare il flusso di sangue nelle arterie che irrorano il cuore. Le coronarie, infatti, come altri vasi arteriosi dell’organismo, possono ammalarsi di aterosclerosi, ossia possono essere ostruite da colesterolo e altre sostanze che si depositano sulla parete formando accumuli sempre più voluminosi, che a un certo punto impediscono il passaggio del sangue nel vaso stesso.
Questo processo richiede un po’ di tempo per verificarsi e in tale periodo il soggetto non avverte sintomi, ma quando è raggiunta un’ostruzione "critica", il flusso di sangue al cuore diventa insufficiente e si ha l’ischemia (sofferenza) del miocardio, che si manifesta con l’insorgenza di angina o di un infarto.
Più frequentemente ciò accade dopo una certa età e in soggetti che hanno una storia familiare di malattie cardiache, fumano, hanno pressione alta, elevati livelli di colesterolo nel sangue e diabete o sono sovrappeso.
Eseguita in corso di infarto acuto, l’angioplastica (detta in tal caso "primaria") riapre il vaso occluso e limita l’estensione del danno, salvando tanto più tessuto cardiaco quanto più precocemente viene effettuata e diminuendo il rischio di complicanze come lo scompenso cardiaco.
Link
Angioplastica - Cos'è l'angioplastica?
Scritto: da LuisB
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giovedì, 04 gennaio 2007
Il mercato degli organi umani
Quante volte nell’arco della nostra vita ci siamo chiesti cosa farei se per sopravvivere avrei la necessità di fare un trapianto d’organi? E quante volte abbiamo sentito parlare, ho ne conosciamo casi in prima persona, di individui che ci sono visti nella necessità di vendere, comprare, un organo umano?
Negli ultimi anni, specialmente dopo la caduta dell’ex repubbliche sovietiche e suoi alleati, nelle rubriche di quotidiani e portali web dei paesi della area dei Balcani, ed in particolare della Bosnia Erzegovina, compaiono annunci di persone agli estremi della disperazione che sono pronte a vendere i propri organi interni in cambio di denaro. Sui quotidiani oppure su siti Internet, si trovano spesso gli annunci “compro - vendo”.
Un esempio fra tutti questi l’annuncio pubblicato su un quotidiano, che offre esplicitamente: “Rene in vendita a metà prezzo, 25.000 euro, possibilità di pagamento in tre rate”.
Ma se pensate sia una rarità, siete sbagliati, sulle pagine online di Bosnia, Serbia e Croazia si trovano tranquillamente annunci di questo tipo, corredati da un lungo elenco di gente pronta a vendere il proprio rene. Si tratta di solito di individui del sesso maschile. Con una nota in comune sono sempre disperati, sono degli ex combattenti, disoccupati, padri e mariti che cercano di mantenere la famiglia.
Anche in Bosnia se ne trovano di vario tipo. Per mesi sul giornale “Prezent” di Cazin (vicino a Bihać) è comparso l’annuncio di un giovane uomo che vendeva il suo rene per 40.000 euro. Il veterano di guerra Dzemo Avdić, nel tentativo di pagare bollette per 3.000 euro, offriva in vendita il proprio rene. Poi si potevano trovare altri annunci simili come: “Cedo rene dietro compenso, gruppo sanguigno AB, passaparola. Che Dio mi perdoni”. Oppure: “Dietro compenso, pronto a cedere un rene a malati in gravi condizioni. Zero positivo, passaparola. Salute”.
Secondo gli esperti, in Bosnia ed Erzegovina non esiste il furto di organi perché sono pochissime le squadre di medici in grado di eseguire un trapianto e quindi esiste una rara possibilità di farlo in incognito. Ma esistono sempre le reti internazionali che promettono: “Scegliete il corpo di un ragazzo o di una ragazza dell’Europa dell’est e noi vi regaleremo la vita. Per 499.000 sterline siamo in grado di spostare il vostro cervello in un altro corpo scelto da voi”.
Il commercio degli organi in Bosnia ed Erzegovina è una cosa illegale, un crimine. Secondo la legge è possibile donare gli organi solo ai parenti. E poi capita spesso che l’attesa per un rene sia lunghissima, sicché la gente vorrebbe trovare una scorciatoia. La cosa più semplice, in questo caso, è un trapianto illegale in India.
Nel 2005 è stata avviata in Bosnia un’indagine da parte dell’Interpol BiH in collaborazione con la polizia europea. Un’indagine condotta appositamente sul commercio illegale degli organi. Gli ispettori della SIPA (agenzia statale di intelligence) hanno avviato l’indagine su un caso verificatosi all’ospedale di Bihač, dove nel 2004 una ragazza di Velika Kladusa rimase senza un rene sanissimo. Di recente si è ritornato a parlare di una storia quasi dimenticata. Nella zona tra Modrica e Doboj in Republika Srspka nel periodo compreso tra il 1994 e il 1998 sono sparite 13 ragazze, delle quali una è poi tornata a casa ma senza rene, milza e un altro organo. Insomma c’è chi è in attesa di un rene che gli salverà la vita, c’è chi è in attesa di vendere il rene per poter mangiare. E infine c’è chi ha paura persino di andare dal medico.
E se si potessero vendere gli organi?
Se in altre parole quello che adesso esiste come commercio illegale venisse adeguatamente regolamentato? La provocazione non è nuova visto che in maniera ricorrente il tema è continuamente riproposto, in ambienti anglosassoni in particolare. In Italia è più difficile che un simile argomento salga agli onori della cronaca, infatti molti dicano, tra medici e scienziati, no alla possibilità di introdurre compensi per la donazione degli organi. Il punto è che, secondo loro, rendere legale la donazione retribuita di organi la renderebbe pari a un commercio. E sarebbe discriminate per i più poveri. La pratica, però, si va diffondendo, complice la maggiore richiesta di trapianti, la minor disponibilità di organi prelevati da cadavere e l’allungamento delle liste d’attesa. E ci sono paesi, come Israele, dove il trapianto mercenario è consentito e regolato da apposite leggi e disposizioni.
Illegale vs legale
Il problema della vendita/acquisto di parte di organi umani, del resto, esiste e non può essere sottovalutato. La attuale carenza di donazioni ha portato alcuni pazienti disperati ad accordarsi con dei “broker” di organi, in grado di procurare reni da donatori viventi. L’illegalità del processo porta i richiedenti a recarsi direttamente nel luogo di residenza del donatore, cosa che spesso peggiora le prospettive di riuscita, visto che se si tratta di paesi in via di sviluppo non è detto che l’intervento sia condotto secondo gli standard ottimali.
Ma volendo ragionare a freddo si può chiedere chi ripaga i donatori? Prendiamo il caso degli Stati Uniti dove è legale pagare per la donazione di altre parti del corpo. Dai capelli al sangue, al seme maschile, esiste un commercio legalizzato che comporta, in realtà, rischi minimi per i donatori. E la cessione, in questo caso, è deliberatamente fatta in vista di un guadagno economico. Allo stesso modo anche gli ovuli, per la riproduzione assistita, sono in vendita a prezzi da capogiro senza che sia del tutto chiaro a quali rischi si va incontro sottoponendosi a una simile pratica. Le principali differenze identificate tra i due tipi di commerci, ovuli e rene, stanno nel grado di rischio di morbidità e mortalità associate ai due trapianti, ma anche nell’entità della menomazione che il donatore subisce: i reni sono due, le uova migliaia. Ma il parallelo più rilevante è quello dei partecipanti ai trial che vengono retribuiti. Ce ne sarebbero altrettanti se non venissero pagati? Probabilmente no, ma nessuno si scandalizza.
Grazie ai progressi fatti, alcune reti illegali sono state sgominate. In Brasile è stata formata una commissione parlamentare che affronta questo problema e in Sud Africa esistono programmi destinati ad innalzare il livello di consapevolezza delle forze di polizia e del personale sanitario che lavora nel campo dei trapianti. Ma rimane ancora molto da fare, anche se il coinvolgimento delle istituzioni è basso. Perché questa riluttanza ad affrontare il problema a livello politico? il problema riguarda la percezione sociale della chirurgia dei trapianti, I chirurghi che si occupano di trapianti sono tenuti in grande considerazione. Negli Stati Uniti, ad esempio, dove lo status dei medici è stato in un certo senso ridimensionato dalla elevata tendenza a intraprendere cause legali, i chirurghi dei trapianti sono visti come i ‘dottori dei miracoli“ e possono essere considerati l'ultimo esempio del medico come sciamano, santone o addirittura Dio. Nessuno si sogna di mettere in dubbio il loro operato.
Ma allo stesso tempo la chirurgia dei trapianti suscita da sempre spinose questioni etiche, sin dai suoi esordi la chirurgia dei trapianti ha operato in ambiti al di sopra della legge, perché per progredire ha dovuto per forza di cose trasgredirla. Lo stesso Christian Barnard per il suo primo trapianto cardiaco ha dovuto asportare il cuore di un paziente sull'orlo della morte clinica, niente di gridare allo scandalo, poiché all'epoca non esisteva il concetto di “morte clinica”, quindi dovette necessariamente infrangere la legge per eseguire il trapianto. La risposta dell'opinione pubblica mondiale fu che se la chirurgia aveva bisogno di organi di persone clinicamente morte e non di quelli di coloro il cui cuore aveva cessato di battere, allora bisognava ridefinire il concetto di morte ed asservirlo alle esigenze della chirurgia dei trapianti. La procedura fu stabilita dal “Protocollo di Harvard”, composto da esperti di bioetica, chirurghi e religiosi.
Nel sistema illegale, la maggior parte degli studi di follow-up e delle preoccupazioni sono rivolti ai trapiantati. Chi vende un organo invece, una volta conclusa la trattativa, perde importanza. Queste persone vengono considerate cadaveri ambulanti non persone, si pensa che non abbiano bisogno di assistenza. Se il governo decide per la legalizzazione allora le leggi dovrebbero assicurare un'assistenza medica adeguata e una copertura assicurativa per chi ha venduto un rene. Ma la maggior parte di Paesi non sarà disposta a farlo. Per chi vende i propri reni i rischi sono molti e ovvi, in quanto le cure post-operatorie sono praticamente inesistenti.
Ma volendo ragionare a freddo si può chiedere chi ripaga i donatori?
Il standard USA
Negli Stati Uniti dove è legale pagare per la donazione di altre parti del corpo. Dai capelli al sangue, al seme maschile, esiste un commercio legalizzato che comporta, in realtà, rischi minimi per i donatori. E la cessione, in questo caso, è deliberatamente fatta in vista di un guadagno economico. Allo stesso modo anche gli ovuli, per la riproduzione assistita, sono in vendita a prezzi da capogiro senza che sia del tutto chiaro a quali rischi si va incontro sottoponendosi a una simile pratica. Le principali differenze identificate tra i due tipi di commerci, ovuli e rene, stanno nel grado di rischio di morbidità e mortalità associate ai due trapianti, ma anche nell’entità della menomazione che il donatore subisce: i reni sono due, le uova migliaia. Ma il parallelo più rilevante è quello dei partecipanti ai trial che vengono retribuiti. Ce ne sarebbero altrettanti se non venissero pagati? Probabilmente no, ma nessuno si scandalizza.
Il modello iraniano
L'Iran è l'unico paese che ha introdotto un sistema legale di compravendita e di trapianto degli organi. Non è però definitivamente certo che tramite la legalizzazione si possano eliminare tutti gli squilibri e i problemi etici. In Iran la compravendita di reni è legale da 10 anni, ma rimane ancora il problema di chi vende. Usano gli stessi metodi dei “cacciatori di reni, anche se li chiamano “assistenti sociali”.
Vanno negli uffici di collocamento, nelle carceri, ai margini della società e cercano di convincere le persone che quello è un modo per sfuggire alla miseria. Il governo iraniano promette circa 1.000 dollari a chi dona un rene e di sicuro hanno cancellato tutte le liste d'attesa. In Iran chi ha bisogno di un rene lo ottiene e questo è un traguardo. Peccato però che sia ottenuto a spese delle classi più povere della società.
Le vie di Kabul
Nel tempo che nell’Afghanistan a dare e gestire le leggi erano i taliban un cuore umano poteva fruttare dai 25 ai 30 milioni, la metà era pagata per un rene o una cornea. E come conseguenza centinaia di bambini afgani, di età compresa fra i 4 e i 10 anni, sono stati usati come "pezzi di ricambio" e poi gettati morti per strada o nei fossati. Un maxitraffico di organi umani che veniva orchestrato e gestito via Pakistan che ha prosperato per anni all'ombra dei Taliban così fiscali in fatto di barbe, donne e preghiere, ma che non hanno mai mosso un dito per reprimere questo orrore e che hanno addirittura mandato libero un reo confesso che solo lui di ragazzini ne aveva uccisi 60.
Ancora oggi non ci sono cifre ufficiali in materia, non c'è alcuna autorità nel nuovo governo afgano a cui chiedere conto di questa barbarie, ma c'è la memoria della gente di Kabul, della gente di strada che hanno contato i cadaveri, e che hanno visto in faccia gli aguzzini dei loro figli, arabi e pachistani per lo più, tutti ricchi e protetti dal regime. E che di fronte a questo orrore ha potuto solo sperare che la stessa sorte non toccasse ai propri figli. Esempio eclatante era quello del più grande ospedale cittadino, Sha Faknà, dove c'era un reparto off limits per i locali con personale medico straniero. Così attrezzato e pulito rispetto alla sporcizia e alla precarietà di tutto il resto da sembrare quasi una clinica svizzera. Gli espianti se non addirittura i trapianti, è questa l’opinione diffusa, si effettuavano proprio lì.
La materia prima era reperibile per le vie di Kabul, pullulanti di bambini nonostante i divieti degli studenti col mitra. Nel libro delle nefandezze commesse dai seguaci del mullah Omar, quello del traffico di organi umani occupa purtroppo un capitolo di molte pagine, tante quante sono le storie di chi ha perso un figlio o una figlia. Si può solo aspettare che questo traffico di carne umana sia finito con l’arrivo della “democrazia” in terre afgane, e che un giorno, chissà, e responsabili di tanti orrori passati vengano portati a fare i conti con la giustizia degli uomini.
Alla fine…
Non basta affermare che le indagini sono difficili, che le mafie internazionali "coprono" i loro traffici con astuzia, veleggiando ora in un "paradiso fiscale" e domani in un sito Internet: c'è sicuramente dell'altro. Il traffico d'organi è il più turpe mercato che si può immaginare, ma è un mercato che segue anch'esso le regole del liberismo, di puro mercato, in altre parole si compra dove le materie prime costano poco, e si opera sapientemente affinché le condizioni di povertà mantengano quelle aree come serbatoi di materie prime a basso costo.
Ma alla fine dei conti quanto vale la vita di un africano che vive con gli aiuti internazionali? E quella di un bambino de strada abbandonato in una metropoli brasiliana o della Moldavia? Chi protegge questi esseri umani? Chi s'accorge se spariscono? Ecco da dove inizia il cammino della nuova schiavitù, che siano loro interi od a pezzi, il pensiero di questi mercanti di schiavi moderni e basilare, oggi sei utile per raccogliere pomodori, domani potresti fornire un cuore a chi ne ha bisogno.
E' questa una novità? Ma, assolutamente no dal punto di vista giuridico, abbiamo soltanto restaurato il diritto di vita e di morte sugli schiavi, come già avveniva una volta nel prima e dopo il medioevo. Se pensiamo che le leggi vadano bene, e che non sia giusto che la medicina o la società permetta che i poveri si mutilino, allora le leggi devono essere osservate e nel momento in cui sono violate, la punizione deve agire da deterrente: se è un crimine, almeno che venga trattato come tale.
Per approfondimento
Reni, sono organi escretori dei vertebrati. Insieme alle vie urinarie costituiscono l'apparato urinario, che filtra dal sangue i prodotti di scarto del metabolismo e li espelle tramite l'urea. Il settore della medicina che studia i reni e le loro malattie è chiamato nefrologia.
Negli esseri umani i reni sono situati nella regione posteriore superiore dell'addome, ai lati della colonna vertebrale, nelle fosse lombari, esternamente al peritoneo che tappezza la cavità addominale. Nell'uomo adulto ciascun rene pesa in media 150 g, nella donna adulta 135 g. La lunghezza media è 12 cm, la larghezza 6,5 cm e lo spessore 3 cm. Nel rene si distinguono una faccia anteriore convessa, una faccia posteriore pianeggiante, un polo superiore arrotondato, un polo inferiore più appuntito, un margine laterale convesso e un margine mediale. Quest'ultimo presenta una profonda fessura verticale lunga 3-4 cm, detta ilo renale, che immette in una cavità scavata all'interno del rene, seno renale, in cui sono accolti i calici minori e maggiori della pelvi renale, le diramazioni dell'arteria renale, le radici della vena renale, vasi linfatici e nervi.
Le pareti del seno renale sono irregolari per la presenza di sporgenze, le papille renali, corrispondenti all'apice delle piramidi renali, le cui basi sono rivolte verso la zona più periferica; fra le papille renali esistono altre sporgenze meno accentuate, le colonne renali. All'esame di una sezione frontale del rene si distinguono perciò due zone: una profonda, zona midollare, disposta intorno al seno renale, ed una superficiale, zona corticale, che avvolge la precedente.
I due reni, ciascuno dei quali è avvolto dalla capsula adiposa, sono contenuti in una loggia costituita dallo sdoppiamento di una fascia connettivale (fascia renale). Fra la capsula adiposa e la superficie del rene si trova una sottile membrana connettivale che riveste l'organo (capsula fibrosa). Il polo superiore di ciascun rene è sormontato dalla rispettiva ghiandola surrenale, che si spinge anche sulla faccia anteriore e sul margine mediale.
Christian Barnard, chirurgo, nato a Beafort West (Sudafrica) nel 1922, morto a Pathos (Cipro) il 2 settembre 2001. E' sicuramente il chirurgo più famoso del mondo. L'unico ad essere diventato addirittura una star. Nasce in uno dei sobborghi più poveri di Johannesburg. Secondo di quattro figli di un pastore protestante, da bambino guadagna i primi soldi come "cacciatore di topi" per il comune. Lui stesso ammetterà di aver scelto gli studi di medicina non per vocazione ma perché attratto dalla prospettiva di un professione ben retribuita. Con parecchi sacrifici si laurea presso l’Università di Città del Capo nel 1953. Per alcuni anni lavora come praticante e come medico condotto. Poi vola negli Usa, dove consegue il dottorato di ricerca in chirurgia cardiaca all'Università del Minnesota nel 1958. Ritorna all'Università di Città del Capo in qualità di professore di chirurgia e di cardiochirurgo presso l’ospedale Groote Schuur.
Si specializza nelle operazioni a cuore aperto e nella progettazione di valvole cardiache artificiali, lavorando in team con suo fratello Marius e con Lowtije. Per anni è un chirurgo come tanti altri.
Il 3 dicembre 1967 la grande svolta. Barnard esegue il primo trapianto cardiaco umano, trasferendo il cuore di una donna di 25 anni nel corpo di un uomo di 55 anni. L'uomo morirà diciotto giorni dopo, a causa di problemi immunologici, ma si tratta comunque di un'impresa rivoluzionaria. Va meglio la seconda operazione di trapianto, eseguita il 2 gennaio 1968 su un uomo che sopravvive per 563 giorni dopo l'intervento e muore per una grave forma di arteriosclerosi delle arterie coronarie.
Barnard è un personaggio famosissimo, quasi per caso. In molti lo accusano di aver saccheggiato gli studi del suo maestro Norman Shumway, ad altri non va giù la sua passione per la bella vita.
Nel 1975 Barnard sottopone un suo paziente a un trapianto eseguito con una tecnica assolutamente innovativa, in cui il cuore del malato non veniva asportato ma affiancato da un cuore aggiuntivo. Alla fine degli anni Settanta, con il perfezionamento delle tecniche, il tempo di sopravvivenza di molti trapiantati di cuore si estende a diversi anni dopo l'operazione. Barnard continua i suoi studi per tutti gli anni Settanta, ma la sua notorietà rimane legata essenzialmente a quel primo trapianto del 1967. Rimane a capo dell'unità cardiologica dell'ospedale Groote Schuur di Città del Capo fino al 1983, quando si ritirò dall'attività chirurgica. E' un’artrite reumatoide a costringerlo ad abbandonare il bisturi. Comincia allora a girare il mondo come conferenziere e a godersi la vita. Criticato da molti e invidiato da moltissimi, è morto a 79 anni di infarto mentre si trovava in vacanza a Cipro con la terza moglie, più giovane di 48 anni.
Link
Documenti
- Attività di donazione e trapianto in Italia
Attivita_donazione_e_trapianto_-_dati_preliminari_al_31_o...
- Il sistema organizzativo dei trapianti in Italia: il livello nazionale
Transplant procurement management - IV edizione (pdf, 530 Kb)
Il_sistema_organizzativo_dei_trapianti_in_Italia_il_livel...
- Il libro: "Il prelievo di organi a scopo di trapianto terapeutico. 50 anni di cronistoria del problema"
Il_prelievo_di_organi_a_scopo_di_trapianto_terapeutico._5...
Forum
Traffico di organi mercificazione umana?
Il traffico d'organi è il più turpe mercato che si può immaginare, ma è un mercato che segue anch'esso le regole del liberismo: si compra dove le materie prime costano poco, e si opera sapientemente affinché le condizioni di povertà mantengano quelle aree come serbatoi di materie prime a basso costo. Considera sia lecito vendere parti del proprio corpo? Che opinione ha del traffico di organi umani?
Scritto: da LuisB
17:55 Scritto in Attualità, Diritti Umani, Opinione, Salute pubblica, Solidarietà | Link permanente | Segnala | Tag: Europa, Balcani, Bosnia, India, Iran, Brasile, Organi
martedì, 05 dicembre 2006
Orologio biologico e la fertilità maschile
Chi l'ha sostenuto che il cosiddetto orologio biologico è una questione prettamente femminile? Le lancette dell'orologio biologico avanzano anche per gli uomini.
La riduzione della concentrazione di testosterone nel sangue, che superati i trent'anni diminuisce dell’un per cento all’anno, sarebbe infatti responsabile quanto quella di estrogeno e progesterone femminile del raddoppio della probabilità di non essere fertili.
Gli effetti?
Prima di tutto sulla fertilità, le coppie in cui l'uomo ha più di 35 anni hanno il 50 per cento in meno di probabilità di ottenere una gravidanza rispetto a quelle più giovani.
Inoltre, si osserva una stretta correlazione tra età paterna e anomalie del feto o incidenza di malattie come autismo, schizofrenia e sindrome di Down. Calo della fertilità e rischio di aborti spontanei non dipendono solo dall'età della donna.
Larry Lipshultz, presidente dell’American Urological Association's Council on Reproductive Health non ritiene che si possa affermare che esista un forte riduzione della fertilità maschile, se non dopo i 50 anni.
Sempre, secondo Lipshultz, quando un uomo supera i 50 anni, il numero degli spermatozoi diminuisce statisticamente, ma la riduzione non è clinicamente significativa. Solo un test potrebbe rilevare il declino nel numero degli spermatozoi, ma la probabilità di diventare padre non ha un calo apprezzabile. A differenza di quanto accade per le donne, con l’interruzione della produzione delle cellule uovo, gli uomini non interrompono la produzione dello sperma, dunque non si tratta dello stesso genere di orologio biologico.
Harry Fisch ha notato, ad esempio, con uno studio pubblicato su The Journal of Urology nel 2003, e condotto su 3.400 casi di sindrome di Down, che c’è un ruolo dell'età del padre sulla probabilità di svilupparla, se l’età di entrambi i genitori supera i 35 anni al concepimento, con un incremento quando la donna supera i 40 anni. Il 50% dei casi deriva dalla qualità dello sperma.
Da un altro studio, pubblicato nel 2001 Archives of General Psychiatry e condotto su 90.000 casi, emerge che il rischio di schizofrenia nei bambini è associabile all’età paterna. I bambini con padri oltre i 50 anni d’età al concepimento avevano quasi tre volte di più la probabilità di avere la schizofrenia, rispetto ai bambini nati da padri più giovani. Sono circa 20 le malattie che, sono state correlate all'età del padre.
Con l’invecchiamento, sostiene Fisch, lo sperma è più a rischio di avere problemi genetici ed è ridotta la capacità di fertilizzare l'ovulo femminile e, se si desidera avere figli, è meglio averli presto.
Inoltre, la diminuzione sotto la media del testosterone (ipogonadismo), abbinata ad altre modificazioni fisiologiche legate al tempo e a uno stile di vita poco sano, è associata a una maggiore incidenza di diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e depressione.
Passati i trent'anni, quindi, le donne non dovrebbero più essere viste come le sole responsabili dell’infertilità. Basti pensare che l’età paterna avanzata, tradizionalmente considerata meno rilevante rispetto a quella materna, influenza negativamente la qualità genetica dello sperma, la motilità degli spermatozoi e le disfunzioni erettili.
L’infertilità maschile in Italia
Per quanto riguarda in particolare l’infertilità maschile in Italia, un dato certo è che, nonostante che negli ultimi anni gli uomini abbiano preso maggior coscienza del loro ruolo primario nelle difficoltà legate al concepimento, la quasi totalità (90%) non fa prevenzione e non consulta l’andrologo preventivamente, dato oltremodo allarmante tenendo conto che la maggior parte dei casi di infertilità maschile hanno origine da patologie uro-genitali, che in diversi casi si possono prevenire o curare.
Un secondo dato preoccupante è che ben il 50% degli uomini italiani non si sottopone a visita andrologica nemmeno a seguito di una diagnosi di infertilità.
Fattori di rischio
Sono numerosi i fattori che possono influenzare negativamente, per tutto l’arco della vita di un uomo, la sua capacità riproduttiva, determinando situazioni di infertilità transitorie o definitive.
Principali fattori di rischio che possono portare ad infertilità maschile. Alcuni di questi fattori possono essere transitori e pertanto non incidere in maniera definitiva sulla capacità riproduttiva dell’uomo:
Febbre - Quando la febbre supera i 38,5 °C può alterare la spermatogenesi per un periodo fra i 2 e 6 mesi.
Terapie (es. antitumorali) - Alcuni tumori e il loro trattamento possono avere un effetto soppressivo sulla fertilità. L’arresto definitivo della spermatogenesi può essere causato dall’irradiazione in zona genitale o da farmaci antitumorali (es. agenti anchilanti).
Trattamenti chirurgici - Una depressione temporanea della spermatogenesi può verificarsi a seguito di un intervento chirurgico (sopratutto se effettuato in anestesia generale) e durare 3-6 mesi. Alcuni interventi sull’apparato genito-urinario possono determinare in alcuni casi una riduzione definitiva della fertilità.
Infezioni urinarie - Episodi ricorrenti e trattamenti inadeguati possono essere associati a danni testicolari e epididimari per reflusso ascendente con conseguente scarsa qualità del liquido seminale.
Malattie trasmesse sessualmente - Alcune malattie a trasmissione sessuale, quali la sifilide, la gonorrea, le infezioni da Chlamydia trachomatis, Lymphogranuloma venereum e il virus HPV, possono rappresentare fattori di rischio per la fertilità. Occorre indagare durante l’anamnesi del paziente il numero di episodi, il trattamento e i mesi trascorsi dall’ultimo episodio.
Epididimite - Anche un’infiammazione dell’epididimo rientra tra i fattori di rischio. L’epididimo è una formazione allungata posta lungo il margine posteriore del testicolo, i cui dotti allungati servono per il deposito, il transito e la maturazione degli spermatozoi. Si deve distinguere tra epididimo-orchite (dolore acuto, grave e generalizzato) e epididimite cronica (dolore subdolo, episodico, solo talora ben localizzato e ricorrente).
Orchite postparotitica - L’orchite è solitamente associata alla parotite (orecchioni), ma può comparire anche in caso di infezioni virali da coxsackie o herpes e più raramente forme batteriche. La parotite prima della pubertà, così come la parotite che non determina orchite, non interferiscono con la fertilità e non sono quindi considerati veri fattori di rischio.
Varicocele - La dilatazione venosa associata al varicocele si associa talora all’infertilità, ma non è ancora noto il rapporto causa/effetto delle due condizioni. Rispetto all’influenza sulla fertilità del varicocele, è necessaria un’anamnesi molto approfondita del paziente.
Criptorchidismo - La ritenzione testicolare monolaterale o bilaterale influenza in modo variabile la fertilità, a seconda del tipo di patologia, della sua durata nel tempo, del momento e del tipo degli interventi effettuati per correggerla. L’intervento precoce prima dei due anni è oggi ritenuto indispensabile.
Traumi e torsioni testicolari - Sono fattori di rischio in particolare i casi accompagnati da danno tissutale, come l’ematoma scrotale, emospermia, ematuria, atrofia testicolare conseguente al trauma. Per quanto riguarda i microtraumi, solitamente più comuni, non è nota la loro azione.
Tra i fattori che incidono sulla difficoltà di un uomo ad avere figli, oltre a quelli fisiologici, ci sono anche lo stress, i fattori ambientali (inquinamento) e gli stili di vita scorretti (abuso di alcool, fumo, uso di droghe, eccesso di caffè).
Alcuni di questi fattori si presentano più frequentemente in età specifiche.
Ad esempio:
Prima del concepimento: Uso di farmaci da parte della madre
Fino ai 10 anni: Criptorchidismo, chirurgia erniaria
Fino ai 20 anni: Torsioni del funicolo (insieme di vasi e legamenti che sostengono il testicolo nella borsa scrotale), traumi, orchite postparotitica, steroidi anabolizzanti
Fino ai 30 anni: Infezioni genitali, varicocele, orchiepididimite
Fino ai 50 anni: Uso di farmaci, patologie professionali, abusi di alcol e fumo
Dopo i 50 anni: Patologie prostatiche, infezioni urinarie
I rimedi?
L’ideale sarebbe condurre una vita tranquilla e sana praticando regolarmente attività fisica e mentale, ma purtroppo si tende a una medicalizzazione eccessiva e si ricorre alla terapia ormonale senza soppesarne gli effetti collaterali.
Negli Stati Uniti, solo nel 2005 sono stati prescritti 2,3 milioni di prodotti contenenti testosterone, il 210 per cento in più rispetto al 1999.
Per approfondimento
Sterilità è l'incapacità di concepire, gestire una gravidanza o partorire naturalmente un bambino sano. Ci sono molte ragioni per le quali una coppia potrebbe non riuscire a concepire, o a concepire senza assistenza medica.
L'International Council on Infertility Information Dissemination (INCIID, Consiglio Internazionale per la Diffusione di Informazioni sull'Infertilità) considera una coppia sterile se:- Non c'è stato concepimento dopo un anno di rapporti non protetti, o dopo sei mesi per donne oltre i 35 anni;
- C’è incapacità di portare a termine la gravidanza.
Una coppia sana di circa 25 anni con rapporti sessuali regolari ha una possibilità su quattro di riscontrare una gravidanza in qualsiasi mese dell'anno.
Esame seminale - o spermiogramma - è l'indagine di laboratorio principale a cui viene sottoposto un uomo in questa fase. Anche se, è bene ricordarlo, nel 50% dei casi di sterilità maschile la causa non è imputabile ad alterazioni del liquido seminale. Lo spermiogramma mette in evidenza la presenza di un problema del quale, tuttavia, occorre comunque identificare la causa.
L'esame seminale fornisce valori quantitativi e qualitativi del liquido (per esempio il numero e la vitalità degli spermatozoi ecc.): deve essere ripetuto a distanza di uno-due mesi, anche se il primo esame ha dato esito negativo e cioè se è normale. L'esame viene fatto ripetere perché il liquido seminale è sensibile a diversi fattori: (dall'uso di particolari farmaci, a scorrette abitudini di vita) che possono aver alterato i risultati.
Il liquido seminale necessario per questi esami deve essere prelevato in modo sterile. Lavarsi molto accuratamente prima della raccolta, sia le mani che i genitali. Il seme va raccolto in contenitori sterili (chiedere in farmacia di contenitori sterili per l'urinocultura) curando di tenerli aperti il meno possibile e di non toccare l'interno. Il campione va portato di laboratorio dove va, generalmente previo appuntamento, esaminato subito e poi nelle ore successive.
Scritto: da LuisB
























































