venerdì, 05 ottobre 2007
Quale futuro per il sistema sanitario USA?
Da sempre, ma in speciale negli ultimi dieci anni, le discussioni sul futuro del sistema sanitario statunitense ruotano spesso attorno a una domanda cruciale, ovvero se gli Stati Uniti d’America dovranno continuare a basare il sistema sanitario su un network privato di medici, ospedali e compagnie d’assicurazione oppure optare per il modello sociale a copertura universale, come succede ad oggi nello vicino Canada e in gran parte dell’Europa?.
00:05 Scritto in Attualità, Diritti Umani, Economia, Opinione, Politica, Sanità, Solidarietà | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: Medicare, Medicaid, Sanità, USA, Assicurazione, Salute, Politica
venerdì, 28 settembre 2007
Botox & C.
Studiata per la cura dei disturbi funzionali della muscolatura degli occhi, la tossina del botulino ha visto crescere il proprio campo d’applicazione e oggi, con il nome di Botox, riduce anche le rughe d’espressione.
I metodi basati sul laser e introdotti fra il 1997 e 1998, nonché l’uso del Botox a scopo estetico, approvato nel 2002, mostrano che le nuove tecniche influenzano il numero degli interventi. Il settore viene fortemente sostenuto dalle evoluzioni tecnologiche; i progressi tecnici hanno come obiettivo una maggiore efficacia e rischi minori. Ad esempio, la ditta Cynosure Inc. sviluppa e produce apparecchiature laser per trattamenti medici ed estetici tra cui l’eliminazione delle cicatrici, delle vene varicose nelle gambe, dei peli superflui, dei nei e della couperose. La Coherent Inc., una società specializzata nella produzione di laser, investe più del dieci per cento dei ricavi annui nella ricerca e nello sviluppo per mantenere la sua posizione di leader. Con i recenti sviluppi di tecniche e prodotti innovativi la chirurgia plastica entra in settori sinora riservati ad altre specializzazioni mediche. La chirurgia correttiva oculare (cataratta, chirurgia refrattiva), la chirurgia del mento e le protesi rientrano sempre più nei settori della chirurgia plastica.
Tra gli interventi poco invasivi si annovera l’uso della tossina botulinica, che costituisce la base del prodotto antirughe «BotoxCosmetic» della Allergan. Si tratta di una proteina prodotta da un batterio con un effetto paralizzante; l’assunzione di generi alimentari contaminati dal botulino può essere addirittura letale. Iniettato in piccole dosi, nell’impiego medico blocca la contrazione muscolare.
Nel 2004 i trattamenti a base di Botox hanno rappresentato il 40 per cento degli interventi poco invasivi praticati negli Stati Uniti. Secondo la Allergan, la maggior parte del fatturato del Botox riguarda indicazioni neuromuscolari e non cosmetiche. Il Botox è stato autorizzato per la prima volta nel 1989 per la cura di due disturbi funzionali della muscolatura degli occhi, il blefarospasmo e lo strabismo.
Nel 2000 è stato ammesso per la cura della distonia cervicale, un disturbo neurologico del movimento, che provoca gravi contrazioni della muscolatura del collo e delle spalle. Nel 2002 la statunitense Food and Drug Administration ha approvato l’utilizzo del «Botox Cosmetic» per ridurre le rughe d’espressione con un’efficacia che si protrae fino a 120 giorni.
Scritto: da LuisB
sabato, 18 novembre 2006
La più seria malattia infettiva nel mondo
In questi giorni esperti di tutto il mondo sono riuniti a Glasgow, Scozia, nel congresso internazionale sulla terapia dell'infezione da HIV, il più importante appuntamento scientifico sull'Aids in Europa organizzato dalla International Aids Society e da istituti europei prestigiosi come l'University College di Londra e l'Istituto Karolinska di Stoccolma.
5 giugno 1981
A pagina 2 del Report settimanale dei Center for Disease Control and Prevention (CDC) di Atlanta, USA, uno dei più importanti organismi sanitari americani, si comunica che tra il mese di ottobre del 1980 e il maggio del 1981 a 5 giovani omosessuali, in 3 ospedali diversi di Los Angeles, sono state diagnosticate una particolare forma di polmonite, la pneumocystis carinii, una precedente infezione da citomegalovirus e un’infezione da candida. Per due di loro non c’era stato nulla da fare.
Nessuno ancora immagina che quei cinque uomini - il più giovane ha 24 anni, il più anziano 36 - diventeranno le prime vittime accertate di una nuova malattia, destinata a mietere milioni di vittime in tutto il mondo nell’ultimo scorcio del secolo e a sconvolgere la storia e l’economia del continente africano: l’Aids, la sindrome da immunodeficienza acquisita.
Da quel instante inizia quella che molti definiscano la malattia senza fine e senza barriere, da allora l'AIDS ha ucciso oltre 25 milioni di persone, diventando una delle epidemie più distruttive che la storia ricordi.
Per quanto in tempi recenti l'accesso alle terapie e ai farmaci antiretrovirali sia migliorato in molte regioni del mondo, l'epidemia di AIDS ha mietuto circa 3,1 milioni di vittime nel corso del 2005 (le stime si situano tra 2,9 e 3,3 milioni), oltre la metà delle quali (570.000) erano bambini.
Dieci anni dopo l'introduzione dei farmaci che hanno cambiato il volto dell'Aids, aumentando la sopravvivenza delle persone colpite dal virus HIV, un altro cambiamento è alle porte e promette di rendere la cura dell'Aids più facile da gestire, con minori effetti collaterali, più efficace e sempre più ritagliata sulle caratteristiche dei pazienti.
Dal 1996 ad oggi si calcola che soltanto negli Stati Uniti sono stati guadagnati tre milioni di anni-vita. Si cominciano a vedere, anche i primi benefici delle cure introdotte a partire dal 2002 in alcuni Paesi in via di sviluppo, come l'Uganda, dove sopravvive il 90% di coloro che prendono i farmaci.
Nel mondo occidentale le terapie sono anche diventate più facili da gestire: basti pensare che dalle 28 pillole al giorno necessarie per curarsi nel 1996, oggi se ne prendono da 1 a un massimo di 6. E si può scegliere fra 22 farmaci antiretrovirali, appartenenti a tre grandi famiglie: 10 sono inibitori della transcrittasi inversa (distinti a loro volta in 7 nucleosidici e 3 non nucleosidici), 10 inibitori della proteasi, 1 inibitore dell'ingresso. Con altri 3 nuovi farmaci prossimi alla commercializzazione il numero dei farmaci disponibili salirà a 25. La scommessa, allora, non è tanto andare in cerca di nuove molecole più sicure ed efficaci, quanto riuscire a utilizzare quelle disponibili nel modo migliore, in una nuova prospettiva.
Nel frattempo il virus HIV evoluì e sviluppa innumerevoli mutazione ma particolarmente "cattiva" del virus HIV, la più pericolosa finora identificata nei pazienti con resistenza ai farmaci, è stata scoperta grazie allo studio italiano condotto presso l'Istituto Spallanzani di Roma, nel quale sono stati considerati i dati relativi a circa 800 pazienti nell'arco di 7 anni.
La nuova mutazione, chiamata V118I, è stata descritta nel congresso internazionale sulla terapia delle infezioni da HIV in corso a Glasgow. Il nuovo dato conferma che, nei pazienti con un virus resistente ai farmaci, la comparsa di un alto numero di mutazioni è direttamente correlata sia al più rapido passaggio verso l'Aids conclamato, sia ad una maggiore probabilità di mortalità a breve, hanno detto i ricercatori, coordinati da Mauro Zaccarelli.
Del gruppo fanno parte Andrea Antinori, il virologo Carlo Federico Perno e inoltre Giuseppina Liuzzi, Valerio Tozzi, Silvia Mosti e Paolo Narciso. La mutazione V118I è stata individuata in 114 pazienti su 792, sulla base delle informazioni contenute nella banca dati dell'istituto Spallanzani e sui dati relativi a pazienti che hanno fallito la terapia e fatto almeno un test sulla resistenza. "I dati - hanno osservato i ricercatori - sono ancora preliminari e hanno bisogno di ulteriori conferme, ma la presenza di questa mutazione sembrerebbe indicare che il virus si è rafforzato molto ed è diventato più aggressivo". In pratica, la presenza di questa sola mutazione potrebbe essere un marcatore della gravità della malattia. L'Aids e' destinato a rimanere la più seria malattia infettiva nel mondo almeno per i prossimi dieci anni.
Per approfondimento
HIV, appartiene a una classe di virus definiti “retrovirus” che presentano geni composti da molecole di acido ribonucleico (RNA). I geni degli esseri umani e della maggior parte degli organismi sono formati da una molecola affine, l’acido desossiribonucleico (DNA).
Come tutti i virus, l’HIV può riprodursi solo all’interno delle cellule, gestendo i meccanismi cellulari di riproduzione. Tuttavia, solo l’HIV e altri retrovirus, una volta all’interno della cellula, utilizzano un enzima chiamato trascrittasi inversa per poter convertire il proprio RNA in DNA, che viene poi incorporato nei geni della cellula ospite.
L’HIV fa parte di un sottogruppo di retrovirus conosciuti come lentivirus. In realtà oggi si sa che anche se dal momento dell’infezione alla malattia conclamata possono passare degli anni, il virus HIV non rallenta mai la sua riproduzione all’interno dell’organismo infettato.
L’HIV si riproduce rapidamente; ogni giorno possono essere prodotti molti miliardi di nuove particelle virali. Inoltre la trascrittasi inversa dell’HIV commette vari errori quando produce copie di DNA da RNA dell’HIV. Per questo motivo, in un individuo si sviluppano molte varianti di HIV, alcune delle quali sfuggono alla distruzione da parte di anticorpi o cellule T killer. Inoltre l’HIV può ricombinarsi con se stesso per produrre un’ampia gamma di ceppi diversi. Sono questi i meccanismi che determinano la comparsa di resistenza ai farmaci.
AIDS, cioè la malattia conclamata, si verifica nelle fasi avanzate dell’infezione da HIV. Sulla base delle classificazione formulate dai Center for Disease Control and Prevention (CDC) di Atlanta si ha una diagnosi di AIDS quando la persona con HIV ha meno di 200 CD4 per millimetro cubico di sangue. Una persona adulta in buono stato di salute ha generalmente 1000 e oltre CD4 mm3 . Inoltre, sempre secondo la classificazione dei CDC esistono 26 condizioni cliniche che definiscono la diagnosi di AIDS. Si tratta di infezioni opportunistiche che sono tali proprio perché l’organismo non è in grado di difendersi dalla loro aggressione e il cui esito può essere fatale.
Da ampi studi epidemiologici condotti nei paesi occidentali risulta che il tempo medio tra l’infezione da HIV e lo sviluppo di sintomi AIDS-correlati è di circa 10-12 anni. Tuttavia i ricercatori hanno osservato numerose variazioni nella progressione della malattia. Circa il 10% degli individui infettati dall’HIV inclusi negli studi sono progrediti in AIDS entro i primi 2-3 anni dopo l’infezione, mentre fino al 5% delle persone presentano conte stabili delle cellule T CD4+ e nessun sintomo anche dopo 12 anni o più dall’insorgenza dell’infezione (Long Term Non-Progressor).
Il tasso di progressione e la gravità della malattia possono essere influenzati da vari fattori: età o differenze genetiche, livello di virulenza di un singolo ceppo virale e infezione concomitante con altri microbi.
Un altro indicatore importante è la carica virale, che è in grado di predire la progressione della malattia. E’ infatti un dato acquisito che la carica virale, ovvero la quantità di virus che è presente nel sangue, è direttamente legata alla progressione della malattia. Persone con elevata carica virale presentano quindi una progressione più rapida di quelli nei quali tale carica è bassa o addirittura non rilevabile.
Link
Per ogni visita al sito Light2Unite.com, Bristol-Myers Squibb donerà 1 US$ alla ricerca contro l' HIV/AIDS. (inglese)
FAQ del Ministero della Salute (italiano)
2006 Report on the global AIDS epidemic (in lingua inglese, francese, russo, spagnolo)
Scritto: da LuisB
17:39 Scritto in Attualità, Ricerca, Salute pubblica, Sanità | Link permanente | Segnala | Tag: salute publica, Ricerca, HIV, AIDS, Medicina
sabato, 06 maggio 2006
Italia ad occhi aperti
Attualmente in Italia dodici milioni di persone soffrono di disturbi del sonno, ma solo il 16 per cento si cura. Il 56 per cento non segue alcun trattamento, il 40,5 rifiuta le cure e il 7,3 ricorre ai fai da te.
Sono i dati che emergono dal Progetto Morfeo, uno studio dell’Associazione italiana di medicina del sono, presentato a marzo. Dormire troppo poco può avere gravi ripercussioni sul sistema ormonale, immunitario e neurovegetativo.
Un sonno molto breve o interrotto ripetutamente, infatti, non permette di ripristinare i valori normali dei neurotrasmettitori e degli ormoni e di ristabilire i livelli della pressione arteriosa.
L’insonnia, rivela lo studio, aumenta di tre volte il rischio di infarto e di quattro il rischio che una depressione già curata si manifeste di nuovo.
Scritto: da LuisB
13:00 Scritto in Attualità, Salute pubblica, Sanità, Scienza | Link permanente | Segnala | Tag: Italian Blogs
venerdì, 28 aprile 2006
Assicurazione sanitaria nello Massachusetts
È la notizia del giorno ripresa da tutti i media a stampa ed elettronici. Si tratta di questo: il parlamento dello stato del Massachussetts ha approvato una norma che impone che tutti i residenti debbano avere una copertura sanitaria, così come è obbligatorio avere l’assicurazione contro terzi per l’auto.
In una nazione come gli Stati Uniti nella quale oltre 45 milioni di persone sono prive di qualsiasi assicurazione sanitaria, la legge emanata dallo stato del Massachussetts si presenta come un esempio per tutti gli altri 49 stati assillati dallo stesso problema riguardante i cittadini privi di assicurazione sanitaria.
Quelli, infatti, che non hanno alcuna copertura sanitaria affollano le emergency room, i pronto soccorso aggravando le spese degli ospedali che in stragrande maggioranza sono privati ed aumentando i contributi a carico degli altri cittadini e delle assicurazioni sanitarie private che ne coprono le necessità.
Questa legge obbligherà gli imprenditori che abbiano più di undici dipendenti a versare circa 400 dollari per ogni collaboratore per assicurargli una assicurazione sanitaria e costringerà pubblici e privati a collaborare per garantire i fondi relativi.
Scritto: da LuisB
11:52 Scritto in Attualità, Economia, Fisco, Sanità, Solidarietà | Link permanente | Segnala | Tag: Italian Blogs
mercoledì, 05 ottobre 2005
Il sistema sanitario cinese tra statale e privato
Nella patria del gran condottiere Mao per decenni l’assistenza medica era gratuita per tutta la popolazione e a usufruirne a pieno erano piu’ che altro le classi meno abbienti e povere, le stesse che negli ultimi anni iniziano a sentire sulla loro pelle gli effetti della modernizzazione di massa del sistema sanitario.
Con l’arrivo nell’ultimo decennio del cosidetto “comunismo capitalistico” il sistema sanitario cinese si è fortemente indebolito. Analizzando lo smantellamento delle comuni agricole e l’abolizione delle cooperative mediche basate sui “medici scalzi”, insieme alla decentralizzazione del controllo sanitario e all’autonomia finanziaria degli ospedali, si osserva che queste manovre hanno mandato in rovina il modello socialista e di conseguenza provocato radicali cambiamenti nel livello di vita qualitativo di buona parte della popolazione del celeste impero.
Se prima l’accesso alle cure mediche era gratuito, ora con la privatizzazione è diventato proibitivo e scadente, nella qualità dei servizi come nelle tipologie dei stessi, per non parlare dei lunghi tempi di attesa per semplici esami, soprattutto nelle regioni rurali più disagiate.
Dati statistici del 1999 rivelano che il 49 per cento della popolazione urbana ha un’assicurazione sanitaria; nella aree rurali invece si trova coperto solo il 7 per cento della popolazione e nei centri più poveri solamente il 3 per cento. Inoltre il numero di medici specializzati e di ospedali è insufficiente nelle aree rurali, dove un terzo dei farmaci in circolazione è contraffatto.
Per far fronte al problema il governo cinese ha finanziato delle assicurazioni mediche per i cittadini, ma gli sforzi non sembrano dare grandi risultati.
È evidente che una privatizzazione radicale del sistema sanitario è rischiosa sia per i cittadini sia per il stesso governo. Pechino dovrebbe puntare a una mediazione tra pubblico e privato cercando di colmare il divario tra città e campagna.
Scritto: da Luis Batista, 5 Ottobre 2005
15:35 Scritto in Sanità | Link permanente | Segnala | Tag: economia
venerdì, 05 agosto 2005
Ricerca sanitaria e credibilità degli studi clinici: quanto c’è da fidarsi?
Credete a tutto quello che vi dicono il vostro medico, o il luminare di turno, solo perchè sono in grado di citare o mostrarvi una ricerca ufficiale?
Se vi fidate un minimo della rivista medica Journal of American Medical Association, il monito è che fareste meglio a riflettere ed a rivedere qualsiasi tipo di informazione prima di farvi ricoverare o curare con medicine di qualsiasi tipo.
Potrà anche non piacervi, ma ricominciare ad usare la vostra testa, assumendovi la responsabilità personale delle scelte sulla vostra salute, potrebbe essere la miglior cura in assoluto. Approfondite le informazioni che vi interessano e cominciate a studiare voi stessi, anziché fidarvi ciecamente di quello che vi dicono gli specialisti e gli esperti. Utilizzateli come fonte addizionale di informazioni, ma mantenete il controllo su chi decide quale sia la verità e cosa sia meglio fare.
In breve, approfondite al massimo prima di dare credito ai fatti supposti, presentati da coloro che possiedono una laurea in medicina e/o enormi interessi economici sui pazienti, anche grazie all'accesso diretto da parte dei canali informativi tradizionali.
Secondo un'importante ricerca recentemente pubblicata dalla rivista Journal of American Medical Association, infatti, su 49 tra i più citati studi clinici
- 7 (16%) sono stati contraddetti da studi seguenti
- 7 (16%) hanno trovato effetti più forti di quelli presenti negli studi condotti in seguito 20 (44%) erano copiati
- 11 (24%) rimanevano ampiamente incontestati
Difficile da credere? L'indagine ha esaminato tutti gli studi clinici pubblicati nelle tre principali riviste mediche tra il 1990 ed il 2003, selezionando solo quelli citati più di mille volte nella letteratura analizzata.
Ancora sorpresi? Continuate a leggere. In generale, "circa un terzo di tutti i principali studi clinici degli ultimi quindici anni hanno dimostrato imprecisione e superficialità."
Il medico che ha condotto questa indagine, John P.A. Ioannidis, ha preso in esame le ricerche nelle seguenti autorevoli riviste: New England Journal of Medicine, Jama e Lancet, i cui studi clinici settimanali aiutano a soddisfare l'appetito di un pubblico crescente nei confronti delle notizie mediche.
"Gli esperti dicono che questa indagine è un promemoria per i medici ed i pazienti sul fatto che non si dovrebbe confidare troppo in un singolo studio e bisognerebbe, inoltre, capire che i trattamenti spesso diventano obsoleti con i progressi della medicina."
Ma la citazione migliore viene da un articolo della CNN "Research: Third of Study Results don't hold up", in cui il Dr. Ioannidis sostiene che "gli scienziati e gli editori dovrebbero evitare di attirare l' attenzione nei confronti di una sola indagine clinica, magari quella più promettente o con i risultati più sorprendenti, ma dovrebbero sempre rendere le persone consapevoli dei limiti della scienza."
"Tutti dobbiamo cominciare a pensare in modo più critico". Non potrei essere più d'accordo.
Fonte:
Contradicted and Initially Stronger Effects in Higly Cited Clinical Research di John P.A. Ioannidis, Medico
JAMA, 2005; 294: 218-228.
Per saperne di più sugli argomenti spinosi e non discussi pubblicamente relativamente alla salute, sulle ricerche mediche false, sulla controinformazione e sullo sviluppo delle leggi internazionali che influenzano l'accesso delle persone ai rimedi per la salute, consultate questi siti:
- Health Supreme (in Inglese)
- Share The Wealth (in Inglese)
- Consensus (in Italiano!)
LuisB 07.2005
15:07 Scritto in Sanità | Link permanente | Commenti (0) | Segnala


































































