venerdì, 03 novembre 2006

Due università per la scienza del web

medium_mit-logo_small.gifDue atenei, il Massachusetts Institute of Technology negli Usa e l’università di Southampton in Gran Bretagna, hanno annunciato l’avvio in collaborazione di un nuovo programma accademico: “Scienza del web”. L’iniziativa sarà un vero e proprio forum che consentirà agli scienziati di collaborare “al primo sforzo di ricerca scientifico multidisciplinare dedicato esclusivamente al web”.

Fra gli ideatori c’è Tim Berners-Lee, il “padre” del web.

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medium_yahoo_htm_asc001.jpgYahoo e università Pisa insieme nella ricerca

Yahoo e l’università di Pisa hanno sviluppato un progetto nuove tecnologie in grado rendere più efficaci le ricerche sui motori di nuova generazione. E’ la prima iniziativa finanziata da Yahoo! Research livello accademico in Europa sarà svolta in contatto con il suo centro di ricerca di Barcellona con alcune sedi Usa.

La durata della collaborazione è triennale e servirà per finanziare gli studi nel campo dell’algoritmica.

Link: Yahoo! e Università di Pisa collaborano per sviluppare nuove tecnologie per la ricerca web

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medium_PR104481.jpgSiti nel mondo superano i 100 milioni

A fine ottobre i siti nel mondo hanno superato la soglia dei 100 milioni (101.435.253), aumento rispetto ai 97,9 milioni di un mese prima. E’ quanto emerge dall’ultimo studio Netcraft. Il boom è stato possibile anche grazie ai servizi gratuiti di blog offerti da Google e Microsoft.

In testa alla classifica dei paesi sono gli Usa con circa 55 milioni di siti.

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Scritto: da LuisB

martedì, 31 ottobre 2006

Il nanouniverso delle nanotecnologie

medium_smallbearing_ne1_animation.gifIl 29 dicembre 1959 il celebre fisico Richard Feynman tenne un discorso, intitolato "Thre’s Plenty of room at the bottom", al Californian Institute of Technology, nell’ambito del convegno annuale dell’American Phisical Society. "Voglio parlare della manipolazione e del controllo delle cose su piccola scala - spiegava alla platea Feynman, che nel ’65 avrebbe vinto il premio Nobel- spesso si parla di motori elettrici grandi quanto un’unghia, ma questo è nulla… per quanto ne so i principi della fisica non impediscono di manipolare le cose atomo per atomo. Non è un tentativo di violare alcuna legge; è qualcosa che in principio può essere fatto, ma in pratica non è successo perché siamo troppo grandi". In seguito Feynman spiegò, numeri alla mano, come fosse possibile trascrivere i 24 volumi dell’Enciclopedia Britannica sulla punta di uno spillo.

medium_kawalab2.jpgDunque, manipolare gli atomi per costruire oggetti infinitamente piccoli, questa intuizione fa di Feynman il precursore delle nanotecnologie. A coniare questo termine fu molti anni dopo, nel 1975, Eric Drexler, il quale definì così la "sua" scienza: "una tecnologia a livello molecolare che ci potrà permettere di porre ogni atomo dove vogliamo che esso stia. Chiamiamo questa capacità nanotecnologia, perché funziona sulla scala del nanometro, 1 milionesimo di metro".

Per non perderci troppo nei tecnicismi possiamo dire che la nanotecnologia è la tecnica che consente di costruire oggetti, dispositivi, materiali che hanno le dimensioni del miliardesimo di metro. Le nanostrutture offrono molteplici vantaggi (in primis il risparmio di spazio e la possibilità di controllare le proprietà dei materiali senza alterarne la composizione chimica), permettendo al tempo stesso di migliorare la potenza e la capacità di memoria dei dispositivi informatizzati. Gli strumenti di questa tecnologia consistono in macchine microscopiche in grado di agire su singoli atomi.

Queste intuizioni furono accolte con grande entusiasmo dall’opinione pubblica, in quanto aprivano la strada a prodotti che trascendevano la capacità immaginativa, per confluire nella fantascienza.

Nel frattempo in ambito scientifico cominciarono a moltiplicarsi gli studi sulle nanotecnologie, con un progressivo ampliamento del campo d’indagine, dalla medicina alla meccanica, dall’informatica all’ambiente. Oggi parte di quegli studi si stanno concretizzando in realtà: l’era delle nanotecnologie è entrata nella sua fase attuativa.

Le nanotecnologie nella medicina

medium_scott03_sm.jpgIl DNA può essere replicato con la PCR, ma si può sfruttare anche un'altra proprietà intrinseca: quando la doppia elica della sua molecola viene aperta, tende a richiudersi non appena trova una catena complementare. Questo fenomeno è detto ibridazione e viene sfruttato con l'ausilio delle cosiddette sonde genetiche, frammenti di DNA appositamente preparati per andare a chiudersi su un preciso frammento.

E' un po' come avere un'esca alla quale può abboccare solo quel particolare pesce. Quindi disponendo di un campione in cui si presume la presenza del DNA o dell'RNA di un certo batterio o virus e mettendolo a contatto con le sonde, la cattura è certa e una volta che è avvenuta l'ibridazione si ha la produzione di un colore come nel caso dell'ELISA. E' però dall'incontro con l'elettronica e la miniaturizzazione più spinta (nanotecnologia) che questa metodica ha avuto un impulso risolutivo. Si tratta della nascita dei nanochip, veri e propri circuiti integrati elettronici sulla cui superficie sono distribuiti fino a 100 microscopici punti di test. Grazie alla proprietà elettriche delle molecole organiche, le sonde genetiche possono essere distribuite su questi "nanolaboratori" per mezzo di piccole correnti generate e controllate da un computer, dopodiché nel nanochip può essere immesso il campione da analizzare. Se nel campione è presente il materiale genetico di un virus o di un batterio si dirigerà inevitabilmente verso il punto di test in cui è presente la sonda genetica giusta (è un'attrazione fatale).

medium_zoom5.jpgI vantaggi di questa metodica sono moltissimi. Per esempio, si possono non soltanto individuare quali germi sono presenti, ma anche se sono di tipo resistente a questo o quell'antibiotico. Allo stesso modo si può determinare se un virus è o meno sensibile agli antivirali. Il pioniere di questa metodica, la statunitense Nanogen, ha già condotto esperienze sugli Stafilococchi meticillino-resistenti, un ceppo di batteri che più causa preoccupazioni in fatto di infezioni ospedaliere. Inoltre, potendo controllare contemporaneamente un così elevato numero di ipotesi, il lavoro di individuare il "nemico" diventa questione di ore. Tempo prezioso, se è in gioco la vita.

Campi di applicazione delle nanotecnologie

medium_pic8.JPGCampi di applicazione delle nanotecnologie sono pressoché illimitati e praticamente tutti i settori produttivi più importanti ne possono essere influenzati in maniera drammatica.

Le ricerche in corso hanno uno spettro molto ampio e riguardano:

-         Lo sviluppo e l’applicazione di materiali nuovi o migliorati (per i trasporti, tecnologie dell’informazione, le telecomunicazioni);

-         Prodotti chimici nuovi o migliorati (per es. nuovi catalizzatori);

-         Lo sviluppo di nuovi farmaci e di nuovi sistemi/dispositivi di cura;

-         Applicazioni per l’ambiente (stoccaggio e produzione) e l’energia;

-         La messa a punto di nuovi prodotti cosmetici e per l’industria alimentare;

-         Lo sviluppo di prodotti per il settore della difesa e quello aerospaziale.

Alcuni prodotti derivanti dalle nanotecnologie sono già disponibili sul mercato quali, ad esempio, nanopolveri con proprietà anti UV per creme solari e polveri nanostrutturate per coatings o vernici ma anche “hard disks” con superfici nanostrutturate per registrazione dati ad altissima densità. Altri prodotti sono attesi in tempi piuttosto ravvicinati come certi dispositivi fotonici per telecomunicazioni, superfici autopulenti, sistemi diagnostici basati sul principio “lab-on-chip”, nanocompositi. Infine, con un orizzonte temporale un po’ più lungo, ma comunque entro i prossimi 6-7 anni, sono attesi sistemi avanzati per la somministrazione di farmaci, protesi mediche più resistenti e con migliorata biocompatibilità, polimeri conduttori, migliori sistemi di produzione e stoccaggio dell’energia.

Il mercato globale delle nanotecnologie

medium_NAN031B.JPGLe nanotecnologie rientrano negli obiettivi di sviluppo di tutti i maggiori Paesi industrializzati. Le spese per l’attività di R&S in questo campo hanno superato nel 2005 i 9 miliardi di $ suddivisi in parti sostanzialmente uguali tra pubblici e privati. Per rendere più efficace il loro impegno, molti Paesi hanno attivato programmi specifici pluriennali per lo sviluppo delle nanotecnologie.

Una delle iniziative più importanti è la National Nanotechnology Iniziative (NNI), avviata nel 2001 negli USA con ingenti fondi federali. Il budget 2006 di 1,3 miliardi di $ ed analoga cifra è prevista per il 2007.

Iniziative simili sono attive in Paesi come Cina (dal 2001, quinquennale), Corea del Sud (decennale, dal 2001), Taiwan (su 6 anni, dal 2005 ), Israele dal 2001, in Irlanda. In altri Paesi quali Giappone, Germania, Francia, UK, Olanda sono state create agenzie nazionali ad hoc, spesso con la partecipazione di privati, con le necessarie risorse tecniche ed economiche. Si valuta il mercato mondiale attuale dei prodotti realizzati con le nanotecnologie a 32 miliardi di dollari, che dovrebbero diventare 1000 miliardi nel 2015. Le imprese attive nel settore sono già 1.600 nel mondo; i prodotti sul mercato sono già più di 200 nei settori dei cosmetici, degli articoli sportivi, dell’abbigliamento, dell’elettronica, dei rivestimenti superficiali, dell’edilizia.

Il mercato italiano delle nanotecnologie

medium_hands.JPGIn Italia le nanotecnologie sono una delle priorità dell’ultimo PNR, ma non sono indicati obiettivi precisi né dedicati fondi ad hoc. Il “Secondo Censimento italiano delle nanotecnologie”, realizzato da AIRI/Nanotec IT, ha evidenziato che l’impegno in questo campo è piuttosto intenso: vi sono infatti molti gruppi di ricerca impegnati nelle nanotecnologie, in parte di dimensioni ridotte, negli istituti universitari e negli Enti di ricerca, l’attività dei quali pero’ risulta talvolta frammentaria e non inserita in un disegno organico nazionale. Accanto a questi vi è anche una rilevante attività in campo industriale che coinvolge sia grandi che piccole e medie imprese, di cui alcune all’avanguardia nel loro settore.

La strumentazione medicale ed il settore farmaceutico subiranno un impatto importantissimo. Infatti, l’integrazione di tecnologie micromeccaniche, microelettroniche, dei materiali nanostrutturati e delle biotecnologie, consente di realizzare sistemi complessi – micromotori, microsensori, micropompe, veicolatori di farmaci, microottiche, ecc. - e di offrire funzionalità del tutto nuove alle esigenze mediche e terapeutiche. Si aprono quindi grandi opportunità se si sapranno trasformare le competenze scientifiche in nuovi prodotti e servizi che rispondano a precisi bisogni medici. La sfida ad oggi vede l’Italia non svantaggiata in termini di conoscenze mediche e nanotecnologiche, ma è necessario assicurare il lavoro interdisciplinare – e coinvolgere da subito imprenditori, investitori, esperti di mercato ed istituzioni di supporto.

Per approfondimento

medium_onion.jpgNanotecnologia, campo della scienza che si propone di manipolare singoli atomi e molecole per creare componenti elettronici e chip migliaia di volte più piccoli di quelli attuali. Il termine fu coniato da K. Eric Drexler nel 1986, anche se l'inzio delle ricerche in questo ambito si può far risalire agli studi di Richard P. Feynman nel 1959.

Due sono le strade seguite per operare a livello nanometrico. Una fa riferimento all’approccio cosiddetto “top down”, che significa ridurre con metodi fisici le dimensioni delle strutture più piccole verso livelli nano. La nanoelettronica e la nanoingegneria sono le aree di elezione per questo approccio nel quale possono essere sfruttate tecniche, quali per esempio la litografia a raggio elettronico, proprie della microelettronica e che proprio per questo tale approccio è sicuramente la strada di più immediato utilizzo per entrare nel mondo “nano”.

L’altra strada è invece quella cosiddetta “bottom up” che sta ad indicare l’approccio nel quale, partendo da piccoli componenti, normalmente molecole, si cerca di controllarne/indirizzarne l’assemblaggio utilizzandoli come “building blocks” per realizzare nanostrutture, sia di tipo inorganico che organico/biologico.

medium_270px-DNA_Overview.JPGDNA, L'acido desossiribonucleico o deossiribonucleico (DNA) è, dal punto di vista della biochimica, una macromolecola. È presente in tutti gli organismi viventi. È una molecola molto importante perché trasporta l' informazione genetica necessaria alla trasmissione dei caratteri ereditari. Ogni proteina presente negli organismi viventi deriva da un processo di sintesi che trae origine dall'informazione immagazzinata nel DNA. Di solito il DNA è a doppio filamento: è formato da due catene orientate in verso opposto, unite da legami idrogeno tra le basi azotate.

Ogni sequenza è determinata dall'altra, in quanto la regola di appaiamento A-T, G-C è imposta dalla dimensione delle basi e dal numero e dalla disposizione dei legami idrogeno che esse possono formare. Si dice anche che i due filamenti sono complementari. I due filamenti sono avvolti l'uno attorno all'altro in una doppia elica, struttura che corrisponde ad un minimo di energia. Quelle di DNA sono molecole molto lunghe: un cromosoma umano medio contiene un doppio filamento di DNA lungo 8 centimetri! Le cellule devono quindi utilizzare meccanismi molto sofisticati per riuscire a comprimere tutto il loro DNA nell'esiguo spazio del volume nucleare.

Link

La National Nanotechnology Initiative della Nsf, che regola l'impegno del governo americano nel settore, sta svolgendo una serie di approfondite ricerche sui possibili vantaggi per l'ambiente che deriverebbero dalla nanotecnologia. (In lingua inglese)

Istituto Nazionale per la Fisica della Materia (INFM) - The National Institute for the Physics of Matter (INFM) carries out fundamental and applied research on the physical properties of atomic, molecular and condensed matter systems. INFM operates through a wide Network of Research Units, Laboratories and R&D Centres, and involves over 3500 scientists. (In lingua inglese)

Istituto per lo Studio dei Materiali Nanostrutturati (ISMN) - L’Istituto ISMN nasce nel 2002 dall'unione di 5 ex-Organi dell’Ente con esperienza nell’area della dei Materiali Innovativi, con particolare riferimento allo sviluppo di semiconduttori per i settori dell’optoelettronica e della fotonica; ai sistemi catalitici orientati all'abbattimento dell’impatto ambientale di alcuni processi di interesse industriale; alle metodologie di funzionalizzazione delle superfici e di manipolazione della materia; allo sviluppo di molecole organiche adatte alla realizzazione di biosensori e/o dispositivi di tipo bioelettronico. (In lingua italiana)

Nanoforum.org - European Nanotechnology Gateway. (In lingua inglese)

Video

Le nanotecnologie in medicina: in arrivo una rivoluzione (Fonte: EuroNews)

Scritto: da LuisB

giovedì, 27 luglio 2006

Frode scientifica in Cina

medium_china.shangai.21045.luisb.jpgÈ ora che il governo cinese si preoccupi in prima persona di smascherare e punire le frodi scientifiche, anziché lasciare che a farlo siano i media di comunicazione. L’appello è stato lasciato con una lettera aperta da 120 scienziati cinesi, in gran parte operanti negli Stati Uniti, e ha sollevato clamore perché ha messo il dito in una piaga dolente, anche per chi lavorando in patria, esitava a denunciarla con schiettezza. Perché la scienza cinese faccia un vero salto di qualità, secondo la lettera, non basta che continui a godere di finanziamenti sempre più generosi.

Nel ultimo decennio gli investimenti governativi in ricerca e sviluppo sono triplicati toccando i 9,8 miliardi di euro nel 2006, ma i sistemi per assegnare i fondi non si sono evoluti di pari passo, i burocrati possono ignorare o rigettare i pareri degli esperti scientifici e oggi, per chi ambisca a un finanziamento, le frequentazioni politiche o la semplice fama sono ben più importanti dell’impatto delle pubblicazioni. Anche l’integrità dei ricercatori risente del clima. Le denunce di frodi fioccano nell’anonimato dei blog e i casi accertati sono sempre più frequenti, ma non esistono sistemi formali d’indagine.

Qualcosa inizia a muoversi, per esempio la Fondazione Nazionale per le Scienze Naturali ha introdotto un sistema di peer-review di stampo occidentale, ma le agenzie più ricche sono ancora restie a passare dalle dichiarazioni ai fatti. La caratteristica distintiva della scienza cinese di oggi e di domani può essere colta pienamente attraverso il suo stretto rapporto con le peculiari problematiche del paese, che, nella storia mondiale, sono senza precedenti per dimensione e urgenza. Non è affatto scontato che possano essere adeguatamente gestite.

medium_cina_currency_11530928.jpgNel frattempo, la Cina sta sopportando degli sforzi intollerabili: sta attraversando una trasformazione non solo economica, ma anche demografica, culturale, sociale, a una velocità folle. La scienza fa parte di questa trasformazione, divisa fra scienza di base e scienza applicata, standard internazionali e priorità domestiche, fra modernità e tradizione, fra una ricerca libera, alimentata dalla curiosità e una realtà politica difficile. La grande questione per la Cina, dunque, è come far attecchire e coltivare la disciplina della scienza, l’etica.

Glossario

medium_dsa08001.jpgLa ricerca scientifica è un processo attivo, diligente e sistematico di indagine allo scopo di scoprire, interpretare e revisionare fatti, eventi, comportamenti o teorie, o allo scopo di applicare tali fatti, leggi o teorie. Il termine "ricerca" viene usato anche per indicare la raccolta di informazioni su un determinato soggetto.

Peer-review - Il termine peer-review è una parola inglese che letteralmente significa "revisione da parte dei pari" ed è il metodo con il quale i grandi enti di ricerca pubblici e privati di tutto il mondo valutano i progetti di ricerca. E' anche lo stesso metodo che le grandi riviste scientifiche utilizzano per decidere la pubblicazione dei risultati di una scoperta.

L'idea è molto semplice: nessuno meglio di un collega che lavora nello stesso campo può esprimere un giudizio sulla qualità del lavoro proposto. Quindi, i progetti vengono giudicati da ricercatori indipendenti appartenenti però alla stessa area di ricerca.

La ragione principale della revisione paritaria è che è molto difficile per un autore individuale, o per un gruppo di ricerca, poter individuare tutti gli errori o i difetti di uno studio complesso. Questo non perché le inesattezze siano aghi nel pagliaio, ma perché in un prodotto intellettuale nuovo e talvolta eclettico, un'opportunità di miglioramento può essere visibile soltanto a persone con conoscenze molto specifiche.

Di conseguenza mostrare il proprio lavoro ad altri aumenta la probabilità che le debolezze vengano identificate e, grazie a consigli e incoraggiamenti, corrette. L'anonimato e l'indipendenza dei revisori hanno lo scopo di incoraggiare critiche aperte e scoraggiare la parzialità nelle decisioni sul finanziamento e la pubblicazione.

Blog - Nel gergo di Internet, un blog è un diario in rete. Il termine blog è la contrazione di web log, ovvero "traccia su rete". Il fenomeno ha iniziato a prendere piede nel 1997 in America; nel 2001 è divenuto di moda anche in Italia, con la nascita dei primi servizi gratuiti dedicati alla gestione di blog.

Per approfondimento

 

Sito della Accademia Cinese delle Scienze (inglese/cinese)

 

Scritto: da LuisB

martedì, 09 maggio 2006

Il Resumè negli Stati Uniti

medium_usa_ny_statue_of_liberty.918.luisb.2002.jpgNegli Stati Uniti è molto raro che uno individuo trovi un buon posto di lavoro grazie a presentazioni di personaggi più o meno influenti. Quello che fa testo nella ricerca di un lavoro è il ‘resume’, ovvero il nostro curriculum vitae. Capita spesso di leggere, anche su Internet, i curricula di laureati italiani che cercano posizioni di lavoro negli Stati Uniti, ma sucede anche in Canada, e mi cascano le braccia perché questi documenti sono fatti in maniera dello tutto sbagliata.

 

Negli Stati Uniti ci sono centinaia di manuali, pensati e scritti per soddisfare tutte le categgorie di lavoro, che insegnano come si scrive un curriculum, che nei primi dieci secondi di lettura deve conquistare l’attenzione del selezionatore di personale. Si raccomanda vivamente di evitare autoampollosità, stare sul concreto, sottolineare anche eventuali servizi di volontariato che in America sono molto apprezzati. E per settori professionali qualificati è meglio rivolgersi ai cacciatori di teste (head hunters) che negli USA sono specializzati in ricerca di nicchia.

Risorse: Come scrivere e presentare un perfetto resumè, secondo la Purdue University. Link allo sito della Purdue University Online Writing Lab (english)

Scritto: da LuisB

venerdì, 05 maggio 2006

L’istruzione alla francaise

medium_france_paris.arc_de_triomphe.8332.luisb.2006.jpg

Le due crisi che hanno attraversato la Francia negli ultimi mesi – per la precisione, la rivolta nelle periferie e il movimento contro il Contratto di primo impiego – hanno visto uno dei fuori all’occhiello della République, la pubblica istruzione, al centro delle polemiche.

 

I ragazzi delle periferie incendiavano le proprie scuole, accusate di avere generato illusioni anziché integrazione, e gli studenti in sciopero occupavano licei e facoltà, a cui rimproveravano di essere diventati “fabbriche di disoccupati”.

 

Secondo recenti studi pubblicati dallo sociologo Jacques Marseille, circa il 20 per cento dei giovani i età scolare si trova in situazione di fallimento scolastico ( cioè esce dalla scuola senza diploma o con una scarsa padronanza delle nozioni fondamentali), mentre ogni anno 60mila ragazzi,dopo avere trascorso 12 anni a scuola, vale a dire che non sono in grado di mettere per iscritto il loro pensiero, precludendosi anche i mestieri manuali dove è richiesto un minimo di padronanza della lingua orale e scritta.

 

La soluzione, per il sociologo J. Marseille, sta tra l’altro nella chiusura delle scuole meno favorite, nell’aumento dei fondi alle università, nell’aggiornamento e nell’introduzione di un sistema di premi agli insegnanti.

Scritto: da LuisB

venerdì, 31 marzo 2006

Il salvataggio di Erasmus

Erasmo da Rotterdam, il grande filosofo, teologo e umanista del rinascimento che passò la vita a insegnare in varie università europee, tra cui Parigi, Cambridge e Basilea – non necessità di presentazioni. Il programma di scambio che porta il suo nome, l’Erasmus, è il più grande al mondo, premete agli studenti di 31 paesi europei di trascorrere all’estero un periodo di studio che va dai tre mesi a un anno.

 

Senza costi di frequenza, grazie a borse di studio concesse da Bruxelles e con le sole spese di vitto e alloggio da sostenere, il programma è stato un grande successo, dal 1987 ha allargato gli orizzonti a oltre un milione di studenti. L’appartamento spagnolo, il simpatico film interpretato da Audrey Tautou, mostra quale periodo divertente e gratificante può essere per gli studenti. Ma purtroppo i giovani universitari britannici sono scettici, solo il 5 per cento approfitta di un programma che in Gran Bretagna è sottoutilizzato e sottovalutato.

 

Ora l’Erasmus è in pericolo, a causa dell’accordo sul bilancio dell’Unione europea concluso alla fine della presidenza britannica. I tagli alla spesa per l’istruzione permanente nel periodo 2007-13 congeleranno il denaro disponibile per le borse di studio individuali.

 

L’Erasmus è vitale per l’incoraggiare la mobilità professionale e l’apertura intellettuale e per promuove l’innovazione di cui le statiche economiche del nostro continente hanno un gran bisogno. E sarebbe bello ricordare che per i britannici andare all’estero è un modo per vedere attraverso la nebbia della Manica.

 

Scritto: da LuisB

mercoledì, 02 novembre 2005

Istruzione: diritti e barriere in Bosnia Erzegovina

medium_bosnia_erzegovina_mostar_bridge_2118565_luisb_2004_copy.3.jpg Il quadro socio-economico
La Bosnia Erzegovina paese uscito dalla martoriata ex Iugoslavia e coinvolta nel conflitto militare multi-etnico dei Balcani è uno stato indipendente dal 5 Aprile 1992. La Costituzione attualmente in vigore è quella inclusa nell'accordo di Dayton del 14 Dicembre 1995. Il paese è suddiviso amministrativamente in tre unità territoriali:
- Federazione della Bosnia e Erzegovina, suddivisa in dieci cantoni, occupa circa il 51% del territorio
- Repubblica Serba (Srpska), suddivisa in regioni, occupa circa il 48% del territorio
- Distretto di Brcko, zona franca con legislazione separata, occupa circa l’1% del territorio. 
Secondo recenti stime la Bosnia Erzegovina conta su una popolazione di 4,07 milioni d’abitanti (circa lo stesso numero di abitanti dell'Emilia-Romagna) di cui 526.000 nella capitale Sarajevo. La percentuale di disoccupazione viene stimata intorno al 40%, circa un quinto dei Bosniaci vive al di sotto della soglia di povertà.
L’agricoltura è la risorsa economica più importante del paese; genera il 19% del PIL ed occupa il 3,6% della popolazione attiva.

Il più grande rischio per il recupero economico della Bosnia Erzegovina resta ancor oggi il sorgere di conflitti politici che possano indurre i Governi stranieri a ritirare i finanziamenti per la ricostruzione. L’avvio, all’indomani del nuovo conflitto balcanico del 1999, di un veloce processo di "europeizzazione", potrebbe però portare al definitivo superamento d’ogni pericolo di nazionalismo e di ogni ostacolo per la rapida ricostruzione della pace e dell’economia di tutti i Paesi dell’area.

Alfabetizzazione al femminile
Ma in questo contesto socio economico sorge una delle situazioni che negli anni a venire potrà portare la piccola repubblica balcanica a trovarsi con uno squilibrio sociale di grandi proporzioni: la mancata alfabetizzazione di una gran parte della propria popolazione femminile.

In Bosnia Erzegovina oltre il 23,5 per cento delle ragazze di età superiore ai 15 anni non porta a termine la scuola elementare, ciò e’ rilevato da un’indagine recente curata dal Comitato Helsinki bosniaco e pubblicata in occasione dell’inizio dell’anno scolastico corrente.

Nell’indagine si rileva che gli studenti di sesso maschile e femminile usufruiscono formalmente di pari diritti all’educazione, ma nei fatti della realtà quotidiana le donne sono svantaggiate a causa prevalentemente di motivi economici e della discriminazione sessuale.

La situazione si fa più tangibile soprattutto tra i genitori residenti nelle aree rurali, dove èconsuetudine non mandare a scuola le figlie in età scolastica, poiché non ritengono conveniente finanziare i loro studi.
Tra loro le più esposte al rischio di non poter usufruire del diritto all’istruzione sono le bambine e le ragazze di etnia rom, quelle che fanno parte di nuclei familiari in situazione di profughi e quelle che vivono in piccoli villaggi. Il risultato finale generato dalla situazione fin qui illustrata è che tra le donne della Bosnia Erzegovina il tasso d’analfabetismo attuale è del 9 per cento, mentre negli uomini e dell’1 per cento.

Una delle cause primordiali di questa attuale situazione è quella della mancanza di una legge nazionale che regoli l’istruzione obbligatoria. Tra le varie conseguenze negative di questo vuoto normativo c’è l’impossibilità di raccogliere dati statistici affidabili continuativi sulla frequenza scolastica, in speciale modo nella istruzione di base, e quindi di intervenire tempestivamente dove c’è bisogno con soluzioni mirate e efficienti.

Il fenomeno Brain drain
In un paese dove la crisi economica spinge la gioventù a cercare soluzioni di vita professionale alternative all’estero, il risultato immediatamente visibile e sentito può essere descritto come il  più grande “esodo di cervelli” degli ultimi tempi: una quota elevata di giovani, la migliore generazione di cervelli che la Bosnia abbia mai avuto, se n’ è andata ormai dal paese. A contribuire in maniera primaria a questa situazione è anche senza dubbio il primitivismo delle élite politiche che scoraggia il ritorno dei giovani nei paesi d’origine.

Recentemente e’ stato pubblicato nella rivista "Slobodna Bosna", un studio della professoressa Janja Bec, insegnante di sociologia presso alcune prestigiose università europee, ed autrice del libro recentemente pubblicato “Arcipelago Atlantica”. La Bec presenta i risultati della sua ricerca ed espone i motivi che hanno provocato l’esodo di tante persone giovani dai paesi dell’ex Jugoslavia, soprattutto dalla Bosnia-Erzegovina, nel periodo della guerra. La conclusione della Bec è che questo può essere considerato il più grande “esodo dei cervelli” (brain drain) in Europa dalla fine della Seconda guerra mondiale.

Il libro “Arhipel Alantida”, scritto della prof. Bec, è il primo studio autorevole che indaga sui molteplici motivi che hanno spinto migliaia di giovani a lasciare i paesi dell’ex Jugoslavia. Le ricerche hanno avuto inizio, sotto il patronato dell’Open Society Institute di New York. Il target principale dei suoi studi erano i giovani che dal 1991, scappando dalla guerra, hanno cominciato ad abbandonare i propri paesi.

La maggior parte delle persone cha hanno partecipato alla ricerca è nata negli anni 1973-74. Si tratta prevalentemente di donne. Nel questionario che la professoressa Bec ha inviato loro via posta c’erano domande che si riferivano alla loro provenienza geografica, al luogo di nascita, alle modalità di abbandono dei loro domicili, alle condizioni di vita in cui vivono ora, alle difficoltà che incontrano, a quello che trovano piacevole, alle paure che hanno, alle speranze, ai ricordi, ai luoghi dove si sentono a casa, a quando e se ci torneranno.

A parte gli importanti dati statistici, questo studio sociologico fa luce su una generazione che ha passato l’infanzia in uno stato di benessere, per poi maturare in una situazione di catastrofe assoluta provocata dalla guerra. In base alle sue ricerche la professoressa Janja Bec conclude che questi giovani oggi vivono divisi tra due mondi.
Secondo questi dati la maggioranza di questi giovani che hanno abbandonato l’ex Jugoslavia apparteneva in passato ai ceti medi sociali della società civile. Parlando delle esperienze più importanti acquisite nel paese in cui si sono trasferiti e dove hanno studiato, gli intervistati mettono in genere in risalto l’approfondita conoscenza di una nuova lingua, il fatto di aver acquisito un’indipendenza sia economica sia sociale, la tolleranza socio etnico culturale e la capacità di combattere per la propria esistenza.

Nei paesi dove in questo momento vivono, questi giovani ammirano in primo luogo il rispetto per il lavoro e per le conoscenze professionali, ma trovano fastidioso il fatto che ogni cosa  sia misurata prevalentemente in base al suo valore monetario.

Quando gli è stato chiesto: “Dove é la tua casa?”, quasi il 40% risponde: “Sia qua che là!”. La maggior parte rimanda al futuro la decisione di un possibile ritorno definitivo nel rispettivo paese d’origine. La prima volta che sono tornati in visita nel paese di provenienza, è pesata loro l’apatia, l’assenza di prospettive e il nazionalismo riscontratovi.

La situazione bellica che ha visto come scenario i territori della Bosnia ha creato il fenomeno  del ”brain drain” di guerra tra i gruppi giovanili. Lo si può definire come un abbandono dei paesi poveri da parte delle giovani generazioni, piene di potenziale culturale, di élite e di forza vitale.

Dal punto di vista storico contemporaneo, si può affermare che questa sia la generazione migliore, per il livello di istruzione raggiunto, per la sua sensibilità socio-emotiva, per l’apertura mentale, la anti-xenofobia, il rapporto di apertura su argomenti di matrice sessuale, gli atteggiamenti che riguardano i rapporti uomo-donna, i bambini e la famiglia. Perché è nata nel periodo della maggiore prosperità materiale di questi luoghi, nel periodo dello sviluppo e di una grande apertura mentale ed intellettuale del paese. Attualmente i paesi dell’ex Jugoslavia risentono molto negativamente dell’esodo delle giovani persone istruite.

Perché priva un popolo della sua parte più vitale, riducendo la sua capacità di resistenza. Per questo motivo, secondo il mio parere, il “brain drain” fa parte dei danni del dopo  conflitto bellico, in molti casi potrebbe anche venire compreso come parte del genocio culturale di questi popoli. Anzi, “dell’éliticidio”, avvenuto in tutti questi territori. Il “brain drain” fa parte di quest’ “éliticidio” che dovrebbe essere incluso in qualche nuova definizione del genocidio dei nostri tempi. In modo pianificato, organizzato, sistematico una grande parte dell’élite sociale, soprattutto quella bosniaca musulmana, è stata fisicamente eliminata.

Secondo l’opinione dei giovani della Bosnia Erzegovina la loro attuale élite predominante è primitiva, egoista, e la considerano sono una brutta copia delle élite straniere, senza un particolare senso del bene comune. Il ritorno di queste giovani persone cambierebbe sicuramente le cose. Sarebbero come dei ponti in grado di unire i pregi del loro mondo di origine con quello che hanno trovato fuori.

Ma per ora, il 40% degli esaminati ha risposto di “no” alla domanda se si sentono spinti a tornare a casa considerate le idee, le visioni e i metodi dell’attuale élite politica ed economica dei loro paesi d’origine. Tuttavia, nonostante la situazione presente, la più grande speranza di questi giovani rimane la possibilità di tornare un giorno, partecipando in modo attivo ai processi di ricostruzione, nell'ambito dei quali qualcuno riuscirà a far notare e a sfruttare in modo giusto le competenze acquisite.

Scritto: da Luis Batista

lunedì, 10 ottobre 2005

Il sistema universitario impresariale indiano

medium_india_rajasthan_pushkar_festivale_31233435_luisb.3.jpgNell’ultimo decennio il sistema didattico di base e universitario in India e’ cresciuto sia in termini di quantita’ che di qualita’,  portando sul mercato del lavoro dei professionisti ampiamente preparati e con una cultura aziendale internazionale.

Ciò ha consentito alla repubblica indiana di vedere alcuni dei suoi più importanti atenei universitari classificati ai primi posti sia per la qualità dei loro studi che per la selezione e cura dei loro studenti. Grazie a quest’impegno di valorizzare l’insegnamento e la cultura, la stessa economia ne sta traendo benefici poichè ormai l’India e’ arrivata al punto di esportare mano d’ opera altamente qualificata nei più strategici settori dell’ economia globale.

Si parla dell’India come una delle future potenze mondiali per la sua capacità di produzione e di generare profitti in settori economici come l’informatica, ingegneria molecolare e atomica ma anche in settori come quello delle nanotecnologie e della ricerca medica e biologica.  Chi ha studiato all’Indian institut of management di Calcutta ha ricevuto nel 2005 offerte di lavoro che gli garantiscano stipendi più alti del 15 per cento rispetto a un anno fa.

A giudicare da questo dato, le scuole aziendali indiane fanno un lavoro eccellente. Ma forse la qualità di questi istituti dipende anche da altri fattori, come la capacità di stimolare l’innovazione e di migliorare continuamente i propri metodi di insegnamento. Lo dimostra uno studio realizzato da Outlook in collaborazione con la società di ricerche di mercato Cfor, dal quale emerge che le scuole di nuova generazione sono più dinamiche degli istituti affermati.

Le nuove scuole aziendali, per esempio, hanno una dirigenza con una “chiara strategia di crescita”, incentivano gli insegnanti, aggiornano i corsi di studio in base alle esigenze del mondo aziendale, impongono severi criteri per la selezione degli studenti, ai quali “i soldi e le raccomandazioni non bastano per garantirsi l’ammissione”.
Inoltre, il lavoro degli studenti è controllato continuamente attraverso una serie di test. La Amity school of Delhi, in particolare, assegna ad ogni studente un tutor che ha il compito di assisterlo nelle scelte riguardanti il percorso di studi e la futura carriera professionale.

Per non parlare delle rinomate scuole ed istituti tecnologici di Bangalore che con i loro centri di ricerca universitaria competono ormai con gli atenei nord-americani, giapponesi, cinesi ed europei.
Scritto: da Luis Batista