venerdì, 12 dicembre 2008
È online il nuovo sito di Alice for Children
Chi è Alice for Children
I programmi di Alice for Children sono organizzati da Twins International, un'organizzazione senza scopo di lucro che opera nella cooperazione internazionale allo sviluppo. La Onlus è governata da un consiglio direttivo, presieduto da Diego Masi.
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giovedì, 25 settembre 2008
Sette consigli per una vita più felice
Oggigiorno, molte persone continuano ad avere l’idea sbagliata su quello che significa la vera felicità. Essa non si ottiene attraverso l’autogratificazione, ma rimanendo fedeli ad uno scopo significativo. La felicità non può venire dall’esterno. Deve venire da dentro di noi. Le cose più belle in questo mondo non possono essere viste e nemmeno toccate: le cose più belle si “sentono con il cuore”.
Il carattere non si sviluppa in contesti quieti e facili: solo attraverso esperienze provanti ed attraverso la sofferenza la nostra anima si rafforza, la visione diventa più chiara, l’ambizione risulta ispirata e il successo si può raggiungere.
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giovedì, 28 agosto 2008
Nato nel mese di settembre?
Ciao,
quest'anno ho deciso di usare il mio 42 compleanno per fare qualcosa di buono per il mondo: la campagna di Settembre per portare acqua pulita e potabile alla popolazione etiopica.
Ho recentemente scoperto, infatti, che più di 1.1 miliardo di persone al mondo oggi non possiede la più fondamentale delle necessità: acqua pulita da bere.
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martedì, 13 maggio 2008
Infinite tragedie birmane
Il recente passaggio dieci giorni fa del tifone Nargis è doppiamente tragico per il popolo birmane. Soffrendo già delle condizioni di vita più precarie dell'Asia, dei anni di dittatura ed incurie economiche, è oggi colpito da un disastro naturale terrificante. Le dispute internazionali nella ricerca di una soluzione pacifica e dei cambiamenti democratici col regime birmano sono bene conosciute, ma la nostra prima emergenza è, deve esserlo, oggi umanitaria. Gli ultimi numeri avanzati ufficialmente dalle Nazioni Unite estimano in più di 100 000 morti. È già da temere che questo bilancio non diventi ancora più pesante: il ciclone ha colpito particolarmente il delta dell'Irrawaddy, una delle regioni tra le più popolate del paese.
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mercoledì, 14 novembre 2007
Uno svizzero su due guadagna meno di 3'450 euro al mese
Ancora ai nostri giorni nella paradisiaca, sofisticata e sicura Svizzera le disparità salariali rimangono elevate, infatti, ad esempio chi lavora in una banca guadagna in media più del doppio rispetto ai dipendenti del altrettanto internazionalmente riconosciuto settore alberghiero. Dal recente studio pubblicato dall'Ufficio federale di statistica elvetico emerge pure che vi è ancora ad oggi una grande differenza tra regioni nonché tra i sessi. Prendendo in considerazione il periodo trascorso tra il 2004 ed il 2006 in Svizzera il salario medio – il valore al di sotto del quale si trova il 50% delle buste paga e al di sopra l'altro 50% – è aumentato di 126 franchi per attestarsi a 5'674 franchi al mese (3'450 euro). Il 20% dei salariati peggio remunerati guadagnava meno di 4'286 franchi, mentre il 20% dei meglio retribuiti percepiva uno stipendio superiore a 8'029 franchi, stando ai risultati della rilevazione della struttura dei salari 2006 pubblicata dall'Ufficio federale di statistica (UST).
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martedì, 16 ottobre 2007
Il diritto all’alimentazione
Anche quest’anno, il 16 ottobre, oltre 150 Paesi, in tutto il mondo, celebreranno la giornata mondiale dell’alimentazione, ma la fame seguita a crescere nel pianeta. Il numero di persone che soffrono la fame ha continuato a crescere dopo il 1996, ed ha raggiunto attualmente cifre record. Oggi, nonostante le numerose dichiarazioni d’intenti sottoscritti negli anni scorsi dai governi di tutto il mondo, il numero dei malnutriti e dei sottonutriti nei paesi in via di sviluppo non accenna a diminuire. L’alimentazione è un fattore chiave nello sviluppo psico-fisico: troppo poco di tutto o troppo di tanto sono comunque condizioni dannose che impediscono a qualunque bambino, ricco o povero di sviluppare il suo potenziale.
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venerdì, 05 ottobre 2007
Quale futuro per il sistema sanitario USA?
Da sempre, ma in speciale negli ultimi dieci anni, le discussioni sul futuro del sistema sanitario statunitense ruotano spesso attorno a una domanda cruciale, ovvero se gli Stati Uniti d’America dovranno continuare a basare il sistema sanitario su un network privato di medici, ospedali e compagnie d’assicurazione oppure optare per il modello sociale a copertura universale, come succede ad oggi nello vicino Canada e in gran parte dell’Europa?.
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mercoledì, 26 settembre 2007
I 10 luoghi più inquinati del pianeta
Recentemente l’organizzazione ambientalista statunitense Blacksmith Institute, in cooperazione con Green Cross Svizzera, ha stilato l’elenco dei dieci luoghi più inquinati del mondo per il presente anno 2007. La maggior parte delle località inserite nella lista Dirty 30 si trova in Asia: Cina, India e Russia sono i Paesi più rappresentati.
I criteri alla base di questa selezione sono stati elaborati da un team di esperti internazionali che inglobano ricercatori della Johns Hopkins University, del Hunter College, della Harvard University, dell’IIT Delhi, della University of Idaho, del Mt. Sinai Hospital di New York e primari collaboratori di aziende internazionali per la tutela dell’ambiente. Per quanto riguarda la metodologia, quest’anno è stato dato maggior peso all’entità e alla tossicità della contaminazione e al numero delle persone esposte al rischio.
Nella lista quest'anno figurano Sumgait, in Azerbaijan; Linfen e Tianjin, in Cina; Sukinda e Vapi, in India; La Oroya, in Perù; Dzerzinsk e Norilsk, in Russia; Cernobyl in Ucraina e Kabwe, in Zambia. Sono in parte riconferme, in parte nuovi arrivi. Escono dai top ten, ma restano tra i primi trenta, Haina (Repubblica Dominicana), Ranipet (India), Mailuu Suu (Kirghizstan) e Rudnaya Pristan (Russia). Vi entra in cambio a pieno titolo il complesso industriale per la produzione del piombo di Tianjin, in Cina, considerato da solo responsabile della metà dell’inquinamento totale della regione.
Tra gli agenti tossici rilasciati in abbondanza nell'ambiente si trova in quantità massicce il micidiale piombo, una sostanza additata fra le più pericolose per lo sviluppo intellettuale dei bambini. Preso in considerazione per la prima volta anche il centro di Vapi, in India, un esempio di sfruttamento industriale «selvaggio»: in questa località sono presenti più di 50 fabbriche che contaminano il suolo e la falda freatica locale con pesticidi, PCB, cromo, mercurio, piombo e cadmio. La quantità di mercurio presente nella falda freatica di Vapi è 96 volte più alta di quella raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
C'è poi il centro minerario di Sukida, anch'esso presente in India, dove si concentrano oltre il 97% degli scarichi di cromo del Paese, rilasciati nelle riserve di acqua potabile da dodici miniere sfruttate senza il minimo controllo ambientale. Sumgait, in Azerbaijan, è un lascito dell’ex Unione Sovietica: un complesso industriale che inquina la regione con prodotti chimici industriali e metalli pesanti. Il risultato è un tasso di tumori tra la popolazione locale dal 22% al 51% più elevato della media del Paese. Particolare allarme desta l'alto numero di mutazioni genetiche registrato specialmente fra i neonati.
Nella Repubblica popolare cinese a detenere lo scettro della città più malsana è Linfen, nella provincia Shanxi, centro minerario importantissimo la cui attività estrattiva è legata al carbone. L'industria di Linfen, per dire, produce i due terzi del fabbisogno cinese di energia. Qui, l'emergenza è legata soprattutto all'inquinamento dell'aria che mette a rischio 200 mila persone, a causa della presenza di monossido di carbonio, arsenico, piombo e soprattutto delle terribili Pm-10, le particelle sottili che si insinuano ovunque.
Nella Federazione Russa a Dzerzinsk sono ben oltre 300 mila le persone potenzialmente a rischio, a causa della presenza di scarti chimici e tossici provenienti da una fabbrica che produceva armi nel periodo della guerra fredda. Dallo stabilimento uscivano anche gas nervino e altri gas letali i cui effetti tossici sono legati al triossido di arsenico, all'acido prussico, al fosgene, alla diossina e ad altri componenti chimici. Dzerzinsk - per i russi - è una città di morte e distruzione come dimostra anche l'aspettativa di vita degli abitanti: 42 anni per gli uomini e 47 per le donne.
In Sud America, nell’Perù più precisamente nella cittadina mineraria andina de La Oroya - dove ha anche sede un polo di industria pesante - che dagli anni Venti mette in pericolo la vita dei suoi abitanti, costantemente esposti a emissioni tossiche. Anche in questo caso si parla di altissimi livelli di piombo nel sangue, soprattutto dei bambini, il cui sviluppo mentale, spiegano i ricercatori, è compromesso. Secondo gli studi condotti dal Dipartimento generale della salute ambientale del Perù nel 1999, il 19 per cento dei più piccoli ha livelli di metallo pesante nel sangue che eccedono le soglie consentite.
Nel continente africano lo Zambia, e in particolare, la città di Zabwe, che dista circa 150 chilometri dalla capitale Lusaka, qui il problema è soprattutto provocato dal letale piombo. Che si infiltra ovunque, anche nel sangue dei abitanti più piccoli. Zabwe è una delle sei città ubicate nella zona del Copperbelt, un tempo fiorente area industriale dello Zambia proprio a causa dei giacimenti minerari. Fino al 1964 si è continuato a estrarre (centralizzato soprattutto sull’piombo) senza che il governo centrale – uno dei più corrotti all’mondo - prendesse alcuna misura di sicurezza. Oggi industrie e miniere non sono più attive, ma è rimasto l'inquinamento in maniera constante nello territorio. Il livello di contaminazione del suolo da piombo, zinco, cadmio e rame in un'area di oltre 20 chilometri quadrati è molto più alto rispetto alle soglie indicate dall'Organizzazione mondiale della sanità. Abitanti a rischio ad oggi superano e 250 mila individui.
Per approfondimento
Blacksmith Institutel’organizzazione opera in tutto il mondo per identificare e bonificare i luoghi più inquinati del pianeta, utilizzando una metodologia da loro definita “Pollited Place” che mira a concentrare gli sforzi sugli interventi più efficaci.
Sulle aree inquinate più estese l’organizzazione lavora assieme a partner locali, comprese le autorità governative ambientali, per identificare interventi su larga scala e per recuperare i fondi necessari dalle diverse agenzie internazionali. Dal 1999 ad oggi il Blacksmith Institute ha completato 22 progetti in 6 paesi e attualmente é impegnato in 42 progetti in 12 nazioni.
Il termine inquinamento si riferisce ad un'alterazione di una caratteristica ambientale causata, in particolare, da attività antropica. Il termine è quanto mai generico e comprende molti tipi di inquinamento, il suo uso inoltre non è legato al solo inquinamento ambientale.
Generalmente si parla di inquinamento quando l'alterazione ambientale compromette l'ecosistema danneggiando una o più forme di vita. Allo stesso modo si considerano atti di inquinamento quelli commessi dall'uomo ma non quelli naturali (emissioni gassose naturali, ceneri vulcaniche, aumento della salinità).
Quando si parla di sostanze inquinanti solitamente ci si riferisce a prodotti della lavorazione industriale (o dell'agricoltura industriale) tuttavia è bene ricordare che anche sostanze apparentemente innocue possono compromettere seriamente un ecosistema: per esempio del latte o del sale versati in uno stagno. Inoltre gli inquinanti possono essere sostanze presenti in natura e non frutto dell'azione umana. Infine ciò che è velenoso per una specie può essere vitale per un'altra: le prime forme di vita immisero nell'atmosfera grandi quantità di ossigeno come prodotto di scarto per esse velenoso. (Fonte; Wikipedia)
I dieci luoghi più inquinati del mondo 2007.pdf
Rapporto Blacksmith 2007 (lingua inglese) (Documento in formato PDF 1 MB)
Link
I dieci luoghi più inquinati del mondo 2007 (Mappa interactiva)
Album fotografico - I 10 luoghi più inquinati del pianeta
Scritto: da LuisB
13:16 Scritto in Attualità, Diritti Umani, Ecologia, Geopolitica, Opinione, Salute pubblica, Solidarietà | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: Inquinamento, Salute, Diritti umani, Polluzione, Ecologia, Ambiente, Vita
venerdì, 14 settembre 2007
Cioccolato 90% di retrogusto amaro
Il cacao ivoriano ha un 90 per cento di retrogusto amaro. La materia prima che alimenta gran parte del mercato mondiale del cioccolato è servita a finanziare il conflitto in Costa d’Avorio. A riempire le borse dei signori della guerra africani non sono più i diamanti e i legni pregiati, ma i semi di cacao. Le multinazionali che si occupano di trasformare i semi in tavolette, avrebbero, infatti, finanziato la guerra civile scoppiata in Costa d'Avorio fra il 2002 e il 2004. E che è continuata in sordina anche negli ultimi tre anni.
Circa 118 milioni di dollari ricavati dal commercio dei baccelli sono stati usati per comprare armi, sia dalle forze governative del presidente Laurent Gbagho sia dai ribelli. È un paradosso noto da tempo, per un paese, la ricchezza di risorce naturali può trasformare in una maledizione. È il caso della Costa d’Avorio, il primo produttore mondiale di cacao. Il paese del corno d'Africa è il primo produttore mondiale, con esportazioni record (oltre il 60%) dirette verso l'Unione Europea. Una vera miniera che vale il 40% dell'intero mercato globale: il Ghana, paese confinante e secondo produttore, si ferma alla metà.
Qui in queste terre d’Africa la guerra civile è cominciata nel settembre del 2002. Interrotto dopo il cessate il fuoco del 2003, il conflitto è ripreso, più violento di prima, nel novembre 2004. Dopo oltre due anni, un accordo di pace è stato firmato a marzo nella capitale del Burkina Faso, Ouagadougou, per metter fine alla divisione del paese in due zone: il nord controllato dai ribelli e il sud in mano alle forze governative. Fino ad allora la sicurezza nella zona cuscinetto era stata garantita dalla Francia. A marzo il presidente Gbagho ha nominato primo ministro Guillame Soro, capo dei ribelli delle Forze Nuove (FN).
Anche un prodotto apparentemente innocuo come il cioccolato può servire ad alimentare un conflitto sanguineo. Concentrandoci sulle dinamiche e non sulle cause della guerra, mostrando i legami tra lo sfruttamento del cacao e le violenze, legami resi possibili dalla corruzione.
Il finanziamento sarebbe avvenuto tramite una distribuzione di aiuti economici a pioggia, dollari dei quali avrebbero beneficiato entrambi i fronti in conflitto. Più di 118 milioni di dollari di profitto del commercio di cacao sono stati utilizzati per finanziare il recente conflitto. Il governo ne ha deviati oltre 58 milioni per l'acquisto di armi, e lo stesso hanno fatto i ribelli che hanno organizzato una tassazione parallela.
Se in altre zone dell’Africa è stato il commercio di diamanti a finanziare i conflitti, in Costa d’Avorio tutto ruotava intorno al cacao. Secondo le testimonianze raccolte nel campo i baccelli sono serviti da moneta di scambio per acquistare armi ed elicotteri da combattimento, invece che essere utilizzati per il sostegno della popolazione.
A servirsi dei proventi del cacao per scopi militari è stato il governo, infatti, avrebbe sottratto venti milioni di dollari dalle casse delle istituzioni che si occupano del commercio per rifornire le forze armate del presidente, accusate di gravi violazioni dei diritti umani.
Ma anche i miliziani delle Forze Nuove hanno tratto profitti dal cacao, riscuotendo dazi sul trasporto dei baccelli nelle loro zone. Conservando il controllo sui proventi del cacao coltivato nel nord, i ribelli hanno potuto apporsi a lungo alla riunificazione del paese. Dall’accordo di pace di marzo è cambiato poco, poiché molti capi-banda continuano a prelevare dazi ingenti, in particolare, si sono arricchiti ai danni della popolazione locale, che per il 70% lavora nel settore agricolo dove si coltiva il 10 per cento di tutto il cacao ivoriano.
Nel paese i controlli sul commercio del cacao sono inesistenti, i problemi, invece, non mancano, poiché le risorse sono gestite male, i conti delle aziende sono segreti e la corruzione è molto diffusa. L’indice va puntato sicuramente contro i vertici locali dell’industria del cacao e contro le società internazionali che producono cioccolato. Alcune di loro, quotate alla borsa ivoriana del caffè e del cacao, avrebbero contribuito a sottrarre fondi, nel caso si tratterebbe di una società ivoriana di proprietà del gruppo statunitense ADM, la Cocoa Sifca, e della Dafci, che appartiene alla francese Bolloré. L’industria del cioccolato preferisce non rivelare da dove arrivano i baccelli che usa e le aziende non comunicano quasi mai i loro dati contabili.
Sebbene sia vero che il cacao mondiale è prodotto in una fascia tropicale tra il 20° parallelo nord ed il 20° parallelo sud, mentre il cioccolato, il suo principale derivato, è consumato per la stragrande maggioranza da Europei ed Americani. Le società occidentali hanno ammesso che per esercitare le loro attività in Costa d’Avorio pagano al governo di Abidjan alcune imposte commerciali. Ma non si preoccupano dell’uso che viene fatto di queste tasse né rendono pubblico l’ammontare delle cifre versate.
Inoltre, é quasi inutile dire che produttori e raccoglitori ricevono il minimo profitto dalla vendita finale del prodotto da loro coltivato. Infatti, il prezzo della materia prima sfugge invece alle logiche economiche dei produttori e dei loro paesi d’origine visto che esso è fissato in un apposito mercato presso la Borsa di Londra. Questo perché alla Borsa non si acquista un bene reale bensì “futures” di cacao, dei veri e propri titoli di proprietà, da ritirare concretamente in un momento successivo, approfittando se possibile dell’aumento dei prezzi. Gli eventuali profitti di queste prassi economico-speculative non cambiano in alcun modo gli introiti dei produttori.
Conseguentemente il 20% delle fave mondiali transita dall’Olanda che è il principale paese produttore di semilavorati, polvere, burro e liquore di cacao poi usati per i dolciumi. Il mercato è dominato per l’80% da sole 6 multinazionali: Mars (Usa), Philip Morris (Usa, proprietaria di Kraft, Jacobs, Suchard, Cote d’Or e Milka), Herskey (Usa), Nestlé (Svizzera), Cadbury-Schweppes (Regno Unito) e dell’italiana Ferrero.
Da tenere in considerazione anche una lunga serie di atti di intimidazione nei confronti di chi indagava sul «sistema del cacao»: nel 2004 è scomparso il giornalista franco canadese Guy-Andre Kieffer e pochi mesi più tardi è stato sequestrato, e poi rilasciato, un giurista francese che stava effettuando controlli per conto dell'Unione europea.
Per approfondimento
Cacao è una pianta della famiglia delle Sterculiaceae, originaria dell'America meridionale. Esso è l'ingrediente base per ottenere una buona cioccolata. La coltivazione richiede elevate spese d'impianto e comincia a produrre dal quinto anno, mentre la fruttificazione dura per un trentina d'anni.
Ogni pianta fornisce 1-2 kg di semi secchi; la fruttificazione è continua, ma durante l'anno si hanno due periodi di massima produzione.
Il frutto della pianta (cabossa), si raccoglie un paio di volte all'anno, viene schiacciato e lo si fa riposare per circa una settimana, per poi estrarne la polpa ed i semi.
Cioccolato è un dolce derivato dai semi della pianta del cacao (theobroma cacao) diffuso e ampiamente consumato nel mondo intero. È preparato a partire dal burro di cacao (la parte grassa dei semi di cacao) con aggiunta di polvere di semi di cacao, zucchero e altri ingredienti facoltativi, quali il latte, le mandorle le nocciole o altri aromi.
Il cioccolato viene prodotto nelle forme più svariate; la più comune è la tavoletta, ma, sia industrialmente che artigianalmente, il cioccolato viene modellato in forme diverse, specie in occasione di ricorrenze o festività. Oltre a ciò, il cioccolato è anche un ingrediente di svariati dolciumi: gelati, torte, biscotti budini e altro.
La cioccolata è invece una bevanda liquida a base di polvere di semi di cacao. (fonte: Wikipedia).
La Repubblica di Costa d'Avorio (conosciuta dal 1985 come Repubblica di Côte d'Ivoire) è uno Stato dell'Africa Occidentale. Confina ad ovest con la Liberia e la Guinea, a nord con il Mali e il Burkina Faso, ad est con il Ghana e a sud con il Golfo di Guinea. La Costa d'Avorio è una repubblica presidenziale con capitale Yamoussoukro; la lingua ufficiale è il francese.
La popolazione odierna è composta da circa 60 gruppi etnici raggruppabili in 5 grandi ceppi: Akam, Gur, Kru, Mandé del Nord, Mandé del Sud. La Costa d’Avorio offre al turista numerose bellezze naturali come le zone montuose attorno alla regione del Man, l’affascinante territorio dei Semoufo, il parco nazionale di Conoe (il più vasto di tutta l’Africa occidentale) e i remoti villaggi dei pescatori.
Nonostante il suo sviluppo economico sia insidiato dall'agitazione politica dovuta alla dilagante corruzione, la Costa d'Avorio rimane uno degli stati più prosperi dell'Africa occidentale.
Scritto: da LuisB
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mercoledì, 27 giugno 2007
Il modello Tedesco del capitalismo per tutti
Mentre in Italia si discute della destinazione dello Tfr in Germania il Partito Socialdemocratico Tedesco, Spd, vuole fare partecipare i dipendenti ai profitti dell’impresa presso cui lavorano, attraverso un Fondo. I salari di operai e dipendenti non crescono ormai da anni, questo in Germania come in altre parti del mondo, mentre i redditi da capitale hanno subito una vera esplosione. Secondo l’ultimo rapporto Eurispes, nell’arco di tempo dal 2000 al 2005 c’è stata una crescita media del salario comunitario – nell’insieme dei paesi europei – del 18 per cento, mentre in Germania i lavoratori dell’industria e dei servizi hanno goduto di una crescita dei livelli retribuiti del 11,7 per cento. Una crescita minore si è verificata solo in Svezia. In Germania sono oltre sette milioni e lavoratori sottopagati.
Seguendo questa prospettiva "Capitalismo per tutti" è la risposta della Spd, che vuole approfittare delle possibilità offerte dalla alleanza attuale di governo con la Cdu-Csu (la cancelliere Angela Merkel governa sulla base di una "grande coalizione") per introdurre in Germania il principio della partecipazione dei dipendenti ai profitti d'impresa. Per raggiungere l’obiettivo la Spd ha proposto un piano dettagliato: un Fondo Germania, con 210 milioni di euro di contributi dello Stato, che su scala nazionale raccoglierà investimenti dei dipendenti per finanziare la loro partecipazione nel capitale della ditta dove lavorano.
In questo modo secondo gli esperti della Spd sarebbe protetto il capitale dei dipendenti in caso di fallimento della loro impresa, le spese di gestione saranno molto basse e sarà anche possibile portare con sé le quote del fondo quando si cambia lavoro. Il progetto, presentato oggi a Berlino dal segretario del gruppo parlamentare dell'Spd, Olaf Scholz, è stato accolto con scetticismo dalla Cdu.
Il partito della Merkel, sarebbe più favorevole a una diretta partecipazione dei dipendenti al capitale della loro impresa.
Per approfondimento
Il Partito Socialdemocratico Tedesco (Sozialdemokratische Partei Deutschlands = SPD) è uno dei due maggiori partiti tedeschi. L'SPD è il più antico partito politico della Germania ancora in esistenza e anche uno tra i più vecchi e più grandi del mondo, che celebra il suo 140° anniversario nel 2003. Con più di 550 000 membri l'SPD è il partito più grande (per numero di iscritti) in Germania. Radicato nel mondo sindacale e dei lavoratori, era precedentemente più esplicitamente socialista (nonché partito membro dell'Internazionale Socialista). Sotto la leadership di Gerhard Schröder (personaggio della "destra" del partito) tuttavia, l'SPD ha adottato più recentemente alcuni principi della migliore tradizione liberal-democratica. Il partito è molto presente tra i giovani e gli iscritti sono principalmente giovani di età inferiore a 35 anni. Il movimento giovanile dell'SPD è affiliato allo Jusos.
Scritto: da LuisB
14:48 Scritto in Attualità, Economia, Geopolitica, Politica, Solidarietà | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: Europa, Germania, Politica, Economia, SPD, Angela Merkel, Finanza


































































